“Sento le sue dichiarazioni, è inutile che mi chiami”. Così ha risposto il presidente della Tangenziale di Napoli Paolo Cirino Pomicino, prima di chiudere la telefonata, al consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli che lo aveva contattato durante la puntata di mercoledì de “La Radiazza” per chiedergli delucidazioni sulle tempistiche dell’intervento sul viadotto Capodichino e sulla posizione dell’azienda circa l’apertura dei caselli, proposta dal ministro dei Trasporti De Micheli. “Stucchevole che il presidente della Tangenziale rifiuti di interfacciarsi con un consigliere regionale – affermano Borrelli e il conduttore de “La Radiazza” Gianni Simioli –. Le diverse posizioni non possono essere motivo dell’interlocuzione di un’interlocuzione con un chi riveste un ruolo istituzionale. La telefonata a Pomicino non era certo una chiamata di piacere ma era volta a conoscere la posizione dell’azienda su problematiche che stanno creando seri disagi alla cittadinanza napoletana. Ci saremmo aspettati un atteggiamento ben diverso. Rifiutare il confronto con chi esprime una critica è un pessimo segnale”. “Quanto alle dichiarazioni del ministro De Micheli – proseguono Borrelli e Simioli – siamo d’accordo che sia il caso di riaprire i caselli fino a quando permarrà il restringimento di carreggiata lungo il viadotto Capodichino. Siamo invece in forte disaccordo con l’ipotesi, avanzata dallo stesso ministro, di aumenti compensativi volti a permettere a Tangenziale di Napoli di recuperare il lucro cessante. In pratica si tratterebbe di una strategia win-win che permetterebbe alla società di non perdere neanche un euro a causa di un problema che, ricordiamo, è stato generato dalle negligenze nei controlli da parte della stessa azienda. L’unica verità è che occorre eliminare il pedaggio, almeno per chi percorre solo il percorso urbano, limitandolo a chi accede all’asse dalle autostrade o dalla Domitiana. Ricordiamo tra l’altro che gli enormi proventi provenienti dalle tasche dei napoletani vengono intascati come utili o investiti altrove, visto che la Tangenziale di Napoli spende meno del 5 percento dei guadagni nella manutenzione della struttura”.

Renato Pagano
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