Napoli. Fine pena mai per l’ex boss ‘fantasma’ Marco di Lauro: è questa la richiesta del Procuratore generale della Corte di Appello di Napoli, Carmine Esposito per l’omicidio dell’innocente Attilio Romanò. L’omicidio si consumò il 24 gennaio 2005 nel negozio di telefonini dove lavorava, nella zona di Capodimonte, a Napoli, per un errore di persona. Marco Di Lauro, figlio del fondatore dell’omonimo clan Paolo di Lauro, è accusato di essere il mandante di quel raid nel quale, in realtà, sarebbe dovuto morire il nipote del boss degli “scissionisti”, Rosario Pariante,  titolare dell’esercizio commerciale. Marco Di Lauro era stato condannato all’ergastolo in primo grado e in appello,  poi assolto con rinvio dalla Cassazione. per l’omicidio Romanò è stato condannato in via definitiva all’ergastolo Mario Buono, detto topolino, mentre ha deciso di pentirsi Vincenzo Lombardi, l’altro killer. Ora il processo all’ex ‘fantasma’, latitante per 12 anni, che dovrà stabilire se fu lui a dare l’ordine di uccidere per dare un segnale di vita della cosca di “Miez all’arco” a Secondigliano, dopo l’arresto del fratello maggiore Cosimo che aveva innescato la sanguinosa faida e la scissione. La sentenza è attesa per domani.

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