Napoli e Provincia

Whirlpool, Ferrario: ‘Riconvertirò Napoli, è una sfida possibile’

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Redazione Cronaca

“Non do garanzie a priori, non sarebbe serio. Faccio impresa da tanti anni, ho gestito partenze, ripartenze, successi. Ma anche chiusure. Quello che dico è che si tratta di una sfida che ha tutte le condizioni per riuscire. Anche nel Sud”. Giovanni Battista Ferrario, ex manager di Italcementi e Pirelli, esce allo scoperto e in un’intervista a Repubblica spiega il progetto di riconversione della fabbrica Whirlpool di Napoli, considerato dalla multinazionale americana come unica chance per la sopravvivenza dello stabilimento. La riconversione ipotizzata è la produzione di container refrigerati e il progetto fa capo alla Prs di Lugano, una società con un piccolo capitale sociale e con azionisti che lo stesso Ferrario, che si definisce “imprenditore di riferimento”, non vuole svelare: “Siamo ancora in una fase di elaborazione degli assetti e, soprattutto, sono in corso interlocuzioni con un possibile partner industriale, che potrebbero sfociare in un accordo o solo tecnologico o anche a livello di equity”. Secondo Ferrario le carte vincenti del piano di Prs sono: “un mercato in crescita, una squadra manageriale esperta e la copertura finanziaria”. Si tratta di un mercato, quello dei container refrigerati, con oltre 5 milioni di pezzi a livello mondiale e uno sviluppo stimato al ritmo dell’8% nei prossimi quattr oanni. “Noi su questo mercato giochiamo la carta di un prodotto brevettato e pluripremiato, che potrà fare la differenza: un container che può conservare le derrate alimentari fino a un massimo di trenta giorni e, soprattutto, che può viaggiare su treno, oltre che su camion e nave. Una caratteristica decisiva, ad esempio, nella prospettiva della Via della Seta”. E’ previsto da parte di Prs un investimento “di circa 24 milioni, di cui la maggior parte in macchinari e una buona fetta in ricerca e sviluppo”. Alla domanda se verrà garantita la piena occupazione e i livelli salariali attuali, Ferrario risponde: “È una questione di tempi, dopo la start up e la formazione, nel giro di un anno assorbiremo una quota significativa di lavoratori e poi, entro il secondo anno, ci avvicineremo alla saturazione del personale odierno. Ovviamente dipende dall’andamento dei mercati”.

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