La crisi politica a lieto fine, almeno per i mercati, e ora la Bce che torna ad aprire i rubinetti. Dopo le tensioni dello scorso anno, soprattutto per le conflittualità del governo gialloverde con la Commissione Ue di Juncker, lo spread ha cominciato a scendere nelle ultime settimane, completando un percorso iniziato lo scorso 20 novembre, quando Bruxelles evitò di bocciare la manovra italiana. Oggi il differenziale tra Btp e Bund tedesco a 10 anni chiude sotto 140 punti base, a 138 punti, con il Btp italiano che scende di 10 punti base allo 0,86%, dopo aver toccato un minimo storico dello 0,75% sul mercato secondario. Lo spread, in particolare, scende ai minimi da maggio 2018, attestandosi quasi 200 punti sotto il picco di oltre 330 punti dello scorso autunno.Lo strappo al ribasso dello spread arriva per il colpo a sorpresa del presidente della Bce, Mario Draghi. Vincenzo Longo, market strategist di Ig Italia, sottolinea che se il taglio del tasso sui depositi da -0,40% a -0,50% e i maxi-prestiti Tltro3 alle banche, misure adottate oggi dalla Bce, “erano in parte già ampiamente scontate dal mercato”, così non era per gli acquisti di titoli di Stato, che analisti ed economisti si attendevano, eventualmente, più avanti. “La vera novità – precisa Longo – riguarda la ripartenza del quantitative easing da 20 miliardi di euro al mese a partire dal primo novembre. Era l’unica misura su cui non vi era un pieno consenso del mercato e, a quanto pare, anche all’interno della Bce, anche se è stata raggiunta un’ampia maggioranza, ha poi precisato Draghi”.L’Italia, Paese ad alto debito, è naturalmente il primo a beneficiare di una minore pressione sui conti pubblici con gli acquisti sui Btp. “A giovarne – spiega ancora Longo sul Qe – è l’Italia, che approfitta più di tutti dell’atteggiamento ultra accomodante della Bce e, a testimonianza di ciò, lo spread è sceso intraday fino ai nuovi minimi da maggio 2018, a 136 punti base. Da qui anche il balzo delle banche italiane, che rendono Piazza Affari maglia rosa in Europa, seguita da altri paesi periferici”. Le mosse di Draghi, insomma, sono la ciliegina sulla torta per lo spread, che era sceso sotto il tetto di 200 punti a fine agosto, nel bel mezzo delle consultazioni del Quirinale, quando era ormai chiaro che si sarebbe andati verso una soluzione della crisi di governo che mettesse insieme Pd e M5S.

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