Dall’11 luglio, anche Paestum ha la sua icona contemporanea. Ma mentre a Pompei e Agrigento sono le opere neoclassiche di Mitoraj a mettere in dialogo l’archeologia e il contemporaneo, a Paestum è il linguaggio arcaico di Mimmo Paladino a mergersi con le architetture doriche di sesto e quinto secolo a.C. È, infatti, il primo dei famosi cavalli realizzati dall’artista, il “padre della mandria” come l’ha chiamato scherzosamente Paladino, a tornare in un luogo per il quale era originariamente concepito, ma da dove è stato portato via da tempo.
Nei templi di Paestum arriva il “Cavallo di sabbia” di Mimmo Paladino
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