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Fiorentina, l’Americano vuol restare con Chiesa

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Dall’intenzione di confermare Federico Chiesa alla lotta contro il Financial fair play, dal sogno di ”competere un giorno con la Juve” alle lacrime di commozione per l’accoglienza di oltre 6000 tifosi. Nel giorno della presentazione ufficiale al Franchi Rocco Commisso e’ un fiume in piena, seppur attentissimo a non sbilanciarsi sulle decisioni da prendere riguardo l’allenatore, lo staff dirigenziale, il mercato. Anche nell’affollatissima sala stampa dello stadio ha preferito rilasciare battute un po’ in italiano e molto inglese prima del bagno di folla in campo con tanto di benedizione finale del cappellano della Fiorentina, don Massimiliano Gabbricci. ”Di solito non sono cosi’ veloce a chiudere affari, stavolta e’ bastato pochissimo tempo se pensate che Berlusconi ci ha messo due anni per vendere la societa’ – ha spiegato il magnate italo-americano che in mattinata ha visitato l’impianto e il centro sportivo ‘Astori’ – Ai dipendenti della societa’ ho detto che dobbiamo andare veloci. Senza calcio non sarei arrivato dove sono. Avevo provato a prendere la Fiorentina nel 2016 ma non ebbi risposta, lo stesso l’anno dopo. Provai anche col Milan ma non ho mai visto l’allora presidente Yonghong Li, ha speso piu’ soldi lui in un anno che ogni uomo sulla terra”. Comunque sia alla fine e’ riuscito ad entrare nel calcio italiano dopo aver salvato dal fallimento i New York Cosmos: ”Mi avevano cercato diversi club del Sud ma io volevo una squadra importante di una citta’ importante. Abbiamo risorse per fare bene ma non faccio promesse che non posso mantenere. Credo di aver acquistato con un prezzo equo, non temo i rischi”. Il tempo stringe e il lavoro da fare e’ tanto ma Commisso ha fatto trapelare poco o nulla: ”Devo ancora parlare con Montella, e’ in vacanza in India, e anche con Corvino, entrambi sono ancora sotto contratto. Mi vanto di non aver mai licenziato nessuno”. Sulle indiscrezioni che vorrebbero il manager Luca Scolari tra i candidati al ruolo di dg o ceo del club e la suggestione dell’arrivo di Buffon ha dribblato con battute e sorrisi: ”Capisco la pressione ma il mondo non e’ stato fatto in un giorno, per certe situazioni occorre tempo”. Gia’ chiare nel frattempo le intenzioni su Chiesa: ”Non voglio che sia il mio…Baggio che alla fine andra’ alla Juve. Mi hanno assicurato che non c’e’ alcun accordo sulla sua cessione, ora lasciamolo giocare con la Nazionale”. E mentre i tifosi gia’ numerosi in tribuna gli chiedevano l’Europa lui ha detto. ”Il sogno per Firenze e la Fiorentina? Ho 69 anni, voglio vincere, riuscire a competere un giorno con la Juve, ma intanto dovremo tornare ai livelli di Napoli, Inter, Lazio, Roma. Non diro’ mai che vinceremo subito, per me e’ importante e’ per la prima volta una squadra italiana sia stata rilevata da un immigrato. Un tempo simpatizzavo per la Juve, ora sono fiorentino e orgoglioso di esserlo. Non sono un petroliere, faro’ investimenti intelligenti sperando che tolgano anche a noi certi paletti del Fair Play Finanziario: senza giocatori non si fanno introiti e viceversa. Lottero’ per questo”. Poi il bagno di folla, oltre 6000 tifosi in tribuna ad acclamarlo mentre il sindaco Nardella faceva gli onori di casa e Antognoni gli donava una maglia viola col suo nome. ”Mi viene da piangere e la mia eta’ non posso permettermelo. E’ un’emozione piu’ forte di quando l’Italia ha vinto il Mondiale nel 2016. Vi voglio bene. Ora pero’ ho bisogno di dormire”.

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L’esordio è già alle spalle, con la mezz’ora giocata in Coppa Italia contro il Como e la responsabilità di uno dei rigori finali, nonostante l’eliminazione. «Sono contento per l’esordio ma ovviamente triste per il risultato, perché volevo passare il turno insieme alla squadra. Ma ora è il momento di lavorare e guardare avanti», ha detto, mostrando subito mentalità e senso del collettivo. Per lui non era nemmeno la prima volta al Maradona: «Martedì è stata la mia seconda volta qui, avevo già giocato in questo stadio con lo Sporting in Champions. Ma giocare per il Napoli è una sensazione incredibile, sentire la passione del tifo partenopeo».

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