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Camorra, il pentito:’Volevamo uccidere i Rinaldi dal balcone di D’Amico ‘o pirata’

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Napoli. Avevano deciso di uccidere i Rinaldi con dei fucili di precisione attraverso i balconi o le finestre dei palazzi di fronte alla “47” del Rione Villa dove abita il boss Ciro Rinaldi detto mauè in carcere dal mese di febbraio. Lo ha rivelato agli investigatori il pentito di famiglia dei Mazzarella,  nipote di Vincenzo, Gennaro e Ciro.

Le sue dichiarazioni sono contenute nel decreto di fermo e poi nell’ordinanza cautelare che da 4 giorni tieni in carcere Umberto D’Amico o’ lione, Umberto Luongo e altri 5 gregari responsabili dell’omicidio dello”zainetto” del 4 aprile scorso in cui al rione Villa fu ucciso Luigi Mignano, cognato del boss Rinaldi. Parlando in modo particolare di Salvatore D’Amico o’ pirata, il pentito ha raccontato alla Dda di Napoli: “Sono andato personalmente a prenderlo all’aeroporto di Capodichino a giugno quando è stato scarcerato. Insieme alla moglie e a Gennaro lmprota. Gli abbiamo fatto da scorta. Nel mese scarso che siamo stati liberi insieme, mi disse che era pronto ad attaccare i Rinaldi e io concordavo anche perché avevo subito un agguato mentre ero insieme a mia figlia, a maggio, da Di Pede Giovanni e Maddaluno Vincenzo. A livello economico lui sta benissimo grazie ai traffici illeciti commessi con i fratelli. Franco Mazzarella lo sostiene economicamente se ce n’è bisogno. … poiché le abitazioni di D’Amico Salvatore, Reale Carmine e la palazzina dei Rinaldi sono vicine, abbiamo provato con un fucile di precisione ad ammazzare uno di loro che si affacciava ma purtroppo la cartuccia per il fucile di precisione non è potente, volevamo attrezzarci con un’altra arma, che portasse qualche cartuccia più grande. lo, Gennaro Importa, Salvatore D’Amico e Salomone avevamo provato ad entrare da dietro ma da lì potevano vederci.. io avevo una 92 S, D’Amico una UZI, Salomone e lmprota non erano armati ma guidavano gli scooter. Abbiamo usato due TMAX grigi intestati a prestanome, siamo andati a giugno 2015. Siamo andati due volte…di Salomone ce ne sono due. Uno è stato arrestato prima che io uscissi dal carcere per un’estorsione se non erro…le armi stanno sopra al lastrico del palazzo di D’Amico Salvatore. Sono messe in borse…siamo andati io e Salvatore d’Amico a casa di Silenzio Vincenzo, che abita nel Rione dei profughi, per ammazzarlo o farci dare 100mila euro. La moglie ci disse che era latitante…Omissis… in quel periodo io e Salvatore D’Amico abbiamo cacciato la famiglia Tammaro da San Giovanni a Teduccio. La famiglia Tammaro si occupa di grossi quantitativi di sigarette e dava mensilmente a Rinaldi Ciro uno stipendio. Noi abbiamo detto ai Tammaro che non dovevano dare più i soldi ai Rinaldi ma a noi che eravamo liberi dei Mazzarella. Abbiamo parlato con Giovanni o Stuort. Lui disse che preferiva andarsene da San Giovanni con i suoi figli e cosi ha fatto… omissis… Nel periodo in cui siamo stati liberi io e Salvatore D’Amico ho ricevuto la mia quota di 12.000,00 euro per le estorsioni periodiche. Da solo invece appena uscito dal carcere ho chiesto e avuto da Caputo tramite il suo commercialista…omissis…, la somma di 25 mila euro”.

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