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Confiscati beni per 1,5 milioni di euro agli eredi di Riina

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Confiscati beni di Totò Riina per un milione e mezzo di euro. I militari del Ros e della Compagnia Carabinieri di Corleone hanno dato esecuzione a un decreto di confisca emesso dal Tribunale di Palermo a carico dell’ex capo di Cosa Nostra, deceduto nel 2017, e degli eredi. Il valore dei beni confiscati ammonta a un milione e mezzo di euro. Il Tribunale ha inoltre confermato che gli investimenti eseguiti nel tempo sono avvenuti in uno stato di “profonda sperequazione, il cui saldo finale progressivo ammonta a 448 mila euro”.

I beni a carico dei quali è stata disposta la confisca, già sottoposti a sequestro nel luglio 2017, sono: 17 rapporti bancari; una quota di 5.700 euro pari al 95% del capitale sociale,della Clawstek srl, operante nel settore delle riparazioni meccaniche; quota di 500 pari al 100% del capitale sociale, relativa alla partecipazione nella Rigenertek srl, operante nel settore del commercio per corrispondenza di autoricambi; quota di 5.000 eruo pari al 100% del capitale sociale, relativa alla partecipazione nella AC Service srl nel settore del commercio all’ingrosso ed al dettaglio di autovetture e relativi cambi ed accessori; un’abitazione a Mazara del Vallo.Nel corso del procedimento di prevenzione era stata inoltre applicata, ai sensi dell’articolo 34 del Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 159, l’amministrazione giudiziaria per la durata di mesi sei (successivamente prorogati di ulteriori mesi sei) dell’Azienda Agricola Santuario Maria SS. del Rosario di Tagliavia.

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Nelle circa trecento pagine di motivazioni viene ricostruita una realtà nella quale la Curva Sud del Milan agiva come un’organizzazione autonoma, fondata su intimidazioni e violenze, senza condividere la gestione degli affari con altri gruppi. Un controllo ferreo che garantiva incassi costanti provenienti dal bagarinaggio dei biglietti, dal merchandising e dalla gestione dei parcheggi attorno allo stadio. Dall’altra parte, la Curva Nord dell’Inter viene descritta come un contesto funzionale agli affari illeciti, protetto da un rapporto di tipo mafioso con il clan Bellocco, con l’aggravante dell’associazione mafiosa pienamente riconosciuta. In questo quadro si inserisce anche il patto di non belligeranza tra le due tifoserie, pensato per evitare conflitti e massimizzare i profitti.

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