

Il boss Marco Di Lauro sarà davanti al giudice per due volte in due giorni tra domani e mercoledì mattina. L’ex superlatitante della camorra napoletana, arrestato sabato scorso dopo 14 anni di fuga in una casa a Chiaiano, quartiere della periferia Nord di Napoli, sarà sottoposto a due differenti interrogatori. Il primo davanti al gip Pietro Carola dove gli viene contestata un’ordinanza di custodia cautelare per il reato di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Si tratta di una inchiesta che ad aprile del 2015 portò in carcere trenta persone, quando lui era già latitante da 11 anni. La seconda misura cautelare, della quale risponderà mercoledì mattina davanti al giudice Marco Carbone, fu emessa nel 2011 ed è sempre per traffico di sostanze stupefacenti, ma con condotta precedente rispetto a quella di contestata quattro anni dopo. Difeso dall’avvocato Gennaro Pecoraro, è attualmente detenuto nel carcere di Secondigliano in regime di Alta sorveglianza e non è escluso che nelle prossime ore, dopo le relazioni della Dda di Napoli e della Dna, possa essere confinato al carcere duro come il fratello Cosimo e il padre Paolo soprannominato ‘Ciruzzo ‘o milionario”. Marco Di Lauro deve invece certamente scontare 11 anni e 2 mesi per associazione di stampo mafioso, per una condanna passata in giudicato, ed è indagato a piede libero per l’omicidio di Attilio Romanò, ucciso per uno scambio di persona nella prima faida scoppiata a Scampia e Secondigliano dopo la scissione degli Amato-Pagano dal clan Di Lauro. Di Lauro fu condannato in primo e in secondo grado alla pena dell’ergastolo, ma nel giugno del 2015 ottenne dalla Cassazione l’annullamento della sentenza di secondo grado con gli atti inviati nuovamente in Corte d’Appello, dove il processo si è arenato.
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