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Cronaca Giudiziaria

L’assassino di Mariarca chiede un altro sconto di pena: ‘Troppi 20 anni’

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“Ma quale appello, direttamente la pena di morte, ci vorrebbe”. A parlare è , sorella , la donna uccisa dall’ex marito, il 23 luglio 2017, a Musile di Piave, in provincia di Venezia. La donna commenta il ricorso in appello alla condanna a venti anni presentato dall’avvocato Giorgio Petramelara, legale dell’ex marito di Mariarca, il pizzaiolo di Torre del Greco, (anche Mariraca era di origini coralline), condannato lo scorso 4 ottobre dal Tribunale di Venezia per l’omicidio della 38enne. Ad Assunta sono stati affidati i figli di Mariarca e Antonio. L’avvocato di parte civile Alberto Berardi, che assiste i familiari della vittima con Studio 3A é fiducioso per l’appello: “Era prevedibile che il legale di Ascione impugnasse la sentenza di primo grado e d’altra parte e’ un diritto dell’imputato: ne prendo atto – commenta il legale – Premesso questo, confido assolutamente che la pena venga confermata integralmente e con fondate regioni”. Per l’avvocato di Ascione sono troppi 20 anni di carcere: Puntiamo sulle attenuanti generiche e continuiamo a sostenere che fu un raptus. Il giudice già non ha riconosciuto la premeditazione e i futili motivi”, ha spiegato l’avvocato Pietramelara. Domenica sera su Rai 3 la storia di sarà raccontata dalla trasmissione ‘Amore criminale’, condotta da Veronica Pivetti.

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Avellino e Provincia

Clan Graziano, chiesto oltre mezzo secolo di pena per 5 imputati

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Clan Graziano, chiesto oltre mezzo secolo di pena per 5 imputati

Avellino. Oltre mezzo secolo la pena chiesta per i cinque imputati legati al clan Graziano di Quindici. I pm antimafia, Simona Rossi e Luigi Landolfi, hanno richiesto 14 anni per Fiore Graziano e Antonio Mazzocchi, 12 anni per Salvatore Graziano, 10 anni di reclusione per Domenico Desiderio e 9 per Ludovico Domenico Rega. L’operazione nell’agosto del 2019, quando i carabinieri del nucleo investigativo di Avellino, guidati dal capitano Quintino Russo, arrestarono i 5 imputati accusati di una serie di estorsioni e attentati intimidatori, porto e detenzione di arma, associazione a delinquere.

Tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Nell’ordinanza c’era ampio spazio dedicato alla scarcerazione di Salvatore Cava, figlio del boss morto Biagio, finito subito nel mirino dei Graziano insieme alla madre Rosalba Fusco. Con un fucile di precisione, i killer dei Graziano si allenavano utilizzando un manichino. Lo ritrovarono nelle infinite campagne di Quindici, i carabinieri Cacciatori Puglia del Gargano ai quali avevano chiesto aiuto i colleghi di Avellino. Bianco, dalle sembianze femminili, residuo di una boutique visto che presentava anche un cinturino sul punto vita. Il fantoccio risultava stato colpito all’altezza del cuore, da due proiettili sparati con un fucile di precisione. Secondo la procura, il manichino sarebbe la conferma che gli esponenti del clan Graziano si addestravano al tiro di precisione.

 

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Benevento e Provincia

Traffico di droga in tutta la Campania: torna in libertà il presunto narcos Giovanni Testa

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napoli corte di apello

La V Sezione della Corte di Appello di Napoli, accogliendo l’istanza dell’Avv. Vittorio Fucci, ha rimesso in libertà Giovanni Testa, di Montesarchio, di 50 anni, revocandogli la misura cautelare dell’obbligo di dimora.

Come si ricorderà, il Testa fu tratto in arresto nel novembre del 2018, su ordinanza di custodia cautelare del GIP del Tribunale di Napoli Nord, successivamente sottoposto prima alla misura degli arresti domiciliari e poi a quella dell’obbligo di dimora in Montesarchio,  perché ritenuto presuntivamente responsabile dello spaccio aggravato di diversi chili di sostanze stupefacente, in concorso con diverse altre persone, in relazione ad un traffico, di decine di chili di sostanza stupefacente, che riguardava tutte le provincie della Campania e rispetto al quale il Testa avrebbe avuto un ruolo di spicco.

Le indagini erano supportate da intercettazioni ambientali e telefoniche, da appostamenti della polizia giudiziaria e dalle sommarie informazioni di diversi testimoni. La Corte d’Appello ha ritenuto, però, di rimettere completamente in libertà il sannita Giovanni Testa.

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