Caso Raggi, Di Maio ‘assolto’ dal consiglio di disciplina della Campania per le ingiurie ai giornalisti

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Napoli. Il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei giornalisti della Campania ha deliberato l’archiviazione del procedimento nei confronti di Luigi Di Maio in quanto “la sua condotta è riconducibile non al giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti, ma al suo ruolo di parlamentare”. Una tesi sostenuta dall’avvocato Lojacono che ha rappresentato il capo di M5s. Di Maio, convocato una settimana fa, non si era presentato perche’ impegnato all’estero, ma aveva depositato una memoria. Il caso era nato da dichiarazioni del capo politico del Movimento 5 stelle subito dopo l’assoluzione dall’accusa di abuso d’ufficio del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Il vicepremier e ministro del Lavoro aveva espresso giudizi estremamente critici sul lavoro dei cronisti che si erano occupati della vicenda. Le dichiarazioni e le ingiurie del vicepremier avevano provocato la ferma reazione dell’ordine Nazionale dei giornalisti e della Federazione nazionale della Stampa con manifestazioni a Napoli e in tutta Italia. Il consiglio di disciplina ha valutato le pesanti ingiurie di Di Maio scindendo la figura del politico dal giornalista e dunque si è sbarazzato della ‘patata bollente’ archiviando il caso.
La decisione farà senz’altro discutere. “Il peggio in questa vicenda – affermò Di Maio – lo hanno dato la stragrande maggioranza di quelli che si autodefiniscono ancora giornalisti, ma che sono solo degli infimi sciacalli, corrotti intellettualmente e moralmente”. Da qui il deferimento al Consiglio di disciplina per Di Maio, iscritto come pubblicista all’Ordine della Campania. Nelle scorse settimane era stato convocato dal Consiglio lo stesso Di Maio che, impegnato all’estero, aveva inviato una memoria tramite il suo legale. “Le parole usate da Di Maio – affermò l’avvocato Maurizio Lojacono – non erano rivolte a tutta la categoria dei giornalisti ma a coloro che fanno un uso politico della cassa di risonanza offerta dalla stampa. Comunque si esprimeva nel suo ruolo di uomo politico, non di giornalista”.


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