La Dea punta dritta all’Olimpo. Di aggettivi per l’Atalanta delle meraviglie, ormai, non se ne trovano più. Sono stati spesi tutti. Nell’era Gasperini gli orobici hanno scalato le gerarchie, diventando habitué dei piani alti e sbarcando in Europa. Ma mai come in questa stagione il sogno di mettere un trofeo in bacheca potrebbe diventare realtà. Se in campionato i nerazzurri di Bergamo si giocheranno un posto in Europa (se sarà League o la Champions, distante tre punti, si vedrà) provare a riscattare l’eliminazione subita ai rigori contro il Copenaghen nei playoff di fine agosto, il capolavoro potrebbero firmarlo in Coppa Italia. Il successo, netto, contro la Juventus è il biglietto da visita con cui Gomez e soci lanciano un avvertimento alle rivali. Restando costantemente in modalità low profile, ben incarnata dal presidente Percassi che continua a parlare di “obiettivo salvezza, poi vediamo”. Epperò i bookie, stregati dal 3-0 di Bergamo, promuovono i bergamaschi, elevandoli a favoriti, insieme al Milan, per la finalissima del 15 maggio a Roma. Per capire: la quota sui nerazzurri è crollata fino a 3 volte la scommessa. A 3,00 si gioca anche il successo rossonero, mentre vale 5,00 quello dell’Inter, in campo stasera contro la Lazio, data a 7,00. Tra le due, a 6,00, si piazza la Fiorentina, reduce dal clamoroso 7-1 rifilato alla Roma e prossima avversaria dell’Atalanta in semifinale.Certo, nel calderone che ha cucinato la magica serata di Coppa uno degli ingredienti principali è stata la stanchezza mentale degli uomini di Allegri, incappati in una di quelle serate storte che raramente concedono nel corso dell’anno. Ma i meriti della Dea, che non battevano la Signora dal 2004 (anche allora in Coppa Italia) sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Solidità e aggressività, qualità e fame: e, certo, quel pizzico di fortuna – vedi i due gol regalati dai difensori juventini – che però bacia aiuta gli audaci. E audace la banda Gasperini lo è, perché il progetto del tecnico piemontese impone di giocarsela sempre a viso aperto. E possibilmente bene. “Contro una squadra che non aveva mai perso in Italia siamo riusciti a giocare come meglio non potevamo fare, non solo sul piano dell’intensità e della corsa, ma anche sul piano della qualità. Non è che corriamo e basta…”, la doverosa precisazione post-Juve di Gasperini. “Difendersi e basta sarebbe stato un suicidio. Per metterli in difficoltà devi giocare con qualità e segnare, perché loro almeno un gol a partita lo fanno. E devi prenderti dei rischi”.Tutto facile sulla carta, certo. Ma per applicare la ricetta, servono giocatori forti “e indubbiamente nell’Atalanta ce ne sono molti di importanti”, ha spiegato il tecnico di Grugliasco. Difficile dargli torto: se la forza resta la squadra, alcuni singoli viaggiano a livelli da big.
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