E’ stato individuato e denunciato per i reati di uccisione di animale e furto venatorio il responsabile di aver ammazzato un lupo ritrovato ‘crocifisso’ il 28 aprile 2017 al confine tra le campagne di Monterotondo Marittimo e Suvereto (Grosseto). Nelle prime ore del mattino di quel giorno fu rinvenuta la carcassa macabramente scuoiata di un lupo, attaccata ad un segnale stradale, con un cartello che riportava la scritta vergata a mano “No agli abbattimenti – Sì alla prevenzione”. La Procura della Repubblica di Grosseto ha notificato, nei giorni scorsi ma la notizia si è appresa oggi, l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di un uomo residente a Riotorto (Livorno) al termine delle lunghe, laboriose e sofisticate indagini svolte dal gruppo dei carabinieri forestali di Grosseto per individuare il presunto responsabile dell’uccisione del lupo “crocifisso”. La raccapricciante scena che si presentò quel giorno della primavera di un anno fa agli attoniti abitanti delle campagne grossetane costituì solo l’ultimo episodio di una lunga serie di fatti analoghi accaduti in Maremma, iniziati nel 2013.
Negli anni 2013-2014, infatti, erano state rinvenute, nell’entroterra della provincia di Grosseto, complessivamente tredici carcasse animali ritenute appartenere a “canidi”, e poi rivelatisi, in undici casi, essere invece esemplari di “lupo” geneticamente puro. Anche nei tre anni successivi, 2015-2017, sono state rinvenute due carcasse di lupo, tra cui quella ritrovata ‘crocifissa’. Tra tutti questi quindici episodi, a scuotere maggiormente la sensibilità della popolazione furono tre in particolare: quello avvenuto la mattina del 13 febbraio 2014 a Scansano, quando, nei pressi del rondò vicino al campo sportivo, fu ritrovata la testa mozzata di un lupo; quello del 27 luglio 2014 con l’uccisione di un lupo nel comune di Semproniano, trovato abbandonato poi nella piazza principale in occasione di una festa del paese; e infine quello del 28 aprile 2017 al crocevia di Monterotondo. A seguito di quest’ultimo episodio, il gruppo dei carabinieri forestali di Grosseto, su delega della Procura della Repubblica di Grosseto, e giovandosi delle indicazioni dei vertici del Cufaa (Comando Carabinieri per la Tutela Biodiversità e Parchi), avviò immediatamente un’azione investigativa ad ampio spettro, coinvolgendo tutti i reparti specializzati, il nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Grosseto con i reparti territoriali, la sezione operativa antibracconaggio di Roma e il Reparto Investigazioni Scientifiche (Ris) dei carabinieri di Roma.
Le analisi sulla carcassa, immediatamente posta sotto sequestro, eseguite dal Centro Nazionale di Referenza per la Medicina veterinaria Forense dell’Istituto Zooprofilattico del Lazio e della Toscana, hanno consentito di accertare che si trattava di un esemplare di lupo, strangolato con un laccio all’altezza del collo. L’animale morì per asfissia da soffocamento e venne poi scuoialo con un coltello a lama corta. Dalle analisi scientifiche sono poi emerse tracce di Dna e impronte digitali, utili a tracciare un profilo genetico del responsabile e ad effettuarne un eventuale comparazione. Dopo oltre un anno dall’avio delle investigazioni, nell’estate scorsa gli inquirenti sono giunti finalmente alla svolta delle indagini, quando è stato individuato un giovane, residente nelle campagne di Riotorto (Livorno), il cui Dna è risultato compatibile con quello repertato sulla scena del crimine dell’animale ucciso. Successivi accertamenti hanno poi permesso di attribuire all’indagato anche le impronte digitali lasciate sul cartello. Dalla perquisizione aziendale, infine, e da successive ispezioni sui pascoli utilizzati all’epoca dei fatti dal presunto responsabile sono emersi ulteriori elementi di prova: tra questi l’individuazione di una cabina della rete gas metano, da cui risultava mancare il relativo tipico cartello indicatore di “attenzione pericolo”, mentre, nello spazio dove originariamente si trovava il cartello, si sono rinvenuti, ancora presenti, dei lembi residui. Questi residui sequestrati e posti all’esame del Ris, sono risultati coincidenti con il cartello trovato appeso contestualmente alla carcassa del lupo. Le indagini, condotte sotto le direttive e il coordinamento della Procura della Repubblica di Grosseto, si sono concluse con la contestazione all’indagato dei reati di uccisione di animale e di furto venatorio. Quest’ultimo reato prevede l’ipotesi di colui che svolge attività venatoria di frodo, senza avere la necessaria licenza di caccia. “È la prima volta in Italia che ad un caso di uccisione di lupo – spiega il procuratore capo Raffaella Capasso – viene applicata la complessa tecnica investigativa che si usa per gli omicidi: una serie di analisi ed accertamenti condotti con le più sofisticate metodologie scientifiche. Il fenomeno del bracconaggio e dell’uccisione di animali particolarmente protetti sta assumendo, nel Paese e particolarmente nel nostro territorio, livelli preoccupanti, tanto da rendere la provincia di Grosseto oggetto di studio per la comunità scientifica, con una serie di progetti finanziati dall’Unione Europea. La risposta delle unità forestali dell’Arma dei Carabinieri è stata decisa e determinata, al fine di riportare la legalità in questo settore strategico per le politiche nazionali di conservazione della biodiversità”.
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