Il valore della variabile da inserire nell’algoritmo che consentiva ai candidati di ottenere le risposte giuste ai questionari, diventava il numero di binario di un treno, mentre le mazzette pagate erano invece cestini di fragole, ciascuno del valore di 4500 euro. Usavano un linguaggio convenzionale, criptato, le 15 persone coinvolte nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli che ha fatto luce sui Concorsi truccati (prima e seconda immissione VFP4 del 2016). Le due circostanze emergono dalle intercettazioni dei finanzieri di Napoli. Il sistema consentiva, dietro lauto compenso, anche 20mila euro, l’ingresso di candidati ‘compiacenti’ nelle fila delle forze armate e di polizia. Oltre un centinaio sono quelli indagati. Gli investigatori hanno scoperto, nei mesi scorsi, che a farne parte era, tra gli altri, anche l’ex generale dell’Esercito Luigi Masiello, ora agli arresti domiciliari, insieme con i suoi complici. Il gruppo era composto anche da procacciatori di clienti, titolari di scuole di formazione e loro stretti collaboratori, a cui ieri e’ stato notificato un avviso di conclusione indagini e per i quali si profila il rinvio a giudizio. L’attività investigativa dei finanzieri diventava piu’ intensa quando si avvicinava la data delle prove, perché, di conseguenza, si intensificavano anche i colloqui tra i componenti l’associazione a delinquere. Tutto ruotava intorno a un algoritmo, ottenuto pagando l’ideatore, grazie al quale era possibile ottenere le risposte giuste. Ma, per funzionare, l’algoritmo aveva bisogno di una variabile che veniva comunicata ai candidati solo all’ultimo momento. Ogni gruppo di candidati aveva un referente, che veniva definito “capobastone”, al quale veniva passata l’informazione finale utilizzando un linguaggio convenzionale: “Il binario e’ sempre lo stesso”, per esempio, per confermare che il numero della variabile era rimasto inalterato dall’ultima comunicazione. Oppure “l’appuntamento e’ alle tre”, per comunicare, invece, che il valore della variabile era, appunto, tre. Sono oltre un centinaio i candidati che si sono avvalsi dei “servigi” della banda. Molti, diverse decine, sono riusciti a entrare nelle forze armate o nelle forze di polizia. Alcuni, invece, non ce l’hanno fatta in quanto – verosimilmente non per caso – la variabile venne modificata all’ultimo momento. Per quanto riguarda le risposte di matematica e di logica, invece, ai candidati veniva fornito l’elenco delle risposte cartaceo. Anche quando era il momento di spartirsi i soldi veniva utilizzato un linguaggio convenzionale, nel quale ogni cestino di fragole menzionato “valeva” 4500 euro. Le fiamme gialle intercettano una conversazione tra due indagati, attualmente entrambi agli arresti domiciliari: “A me un poco di fragole me le porti a me?” chiede uno dei due indagati al compare. “Certo portiamo…allora tu fai i conti con quelle altre fragole…”, risponde l’altro, “…sono quattro cestini e mezzo per uno, quelli quelli con lui, poi ci stanno i cestini nostri”. Il primo a parlare aveva preparato, secondo gli inquirenti, e consegnato all’altro, le buste contenenti le somme raccolte. I finanzieri, in ordine ai conteggi del denaro raccolto, hanno trovato, sul cellulare di uno degli indagati (ora agli arresti domiciliari, ndr), anche una fotografia, inviata su una chat WhatsApp, raffigurante una ventina di mazzette di banconote da 50 euro simili a quelle che la Guardia di Finanza ha sequestrato all’ex generale Masiello. Trovata e sequestrata, tra l’altro, anche una agenda marrone nella quale sono stati annotati i nominativi dei partecipanti al concorso, i nomi degli intermediari e le cifre, le somme pagate dagli allievi.
Concorsi truccati nelle forze dell’ordine: le mazzette erano ‘cestini di fragole’ da 4500 euro ognuno
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