Lei ha mai visto insieme Michele Matrone con Pasquale Aliberti? “Con pasquale no, però con il fratello Nello sì, li ho incontrati presso il bar Napppo ed erano molto amici”: Massimo Fattoruso, il pentito che sta raccontato i retroscena della vita politica e criminale della città, il cui consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazione camorristica, racconta agli inquirenti i rapporti dei fratelli Aliberti con esponenti della criminalità organizzata. In questo caso con il figlio di Franchino ‘a belva, boss indiscusso di Scafati.
Tra i capitoli riaperti dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia anche quello delle pompe funebri e sugli interessi economici di Franchino Matrone ‘ a belva e del clan Aquino-Annunziata, nel corso dell’interrogatorio del 5 ottobre scorso, il neo collaboratore di giustizia parla delle attività criminali e dei rapporti con i politici di Scafati. L’argomento è delicato e riguarda le imprese di onoranze funebri che sono state ricondotte ad esponenti della criminalità organizzata. Il pentito apre alcuni retroscena, forse inediti, su un’impresa che – secondo quanto emerso anche dalle indagini – è stata favorita anche dall’amministrazione dell’ex sindaco Pasquale Aliberti. “Ci sta la quota nelle onoranze funebri l’eternità – dice Fattoruso a proposito delle ditte legate al boss Matrone – prima era Infinito. Quella nasce come Infinito a Boscoreale a via Marchesa ed è di proprietà di Carmine Aquino”. Fattoruso, esponente del clan Aquino-Annunziata, spiega l’organigramma della cosca che ha i suoi interessi criminali tra Boscoreale e Scafati. Secondo il pentito, la ditta di onoranze funebri è formalmente di Carmine Aquino, ‘o shalan, pluripregiudicato, condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’avvocato Michele Ciarlo, esponente di spicco della cosca, omonimo di un altro Carmine Aquino, suo cugino che pure ha avuto un ruolo nell’impresa di pompe funebri poi interdetta dalla Prefettura di Salerno. “L’infinito di Boscoreale, il vero proprietario è Carmine Aquino, ‘o shalan, i soldi li ha cacciati lui, e la gestione la dà a Giuseppe Aquino e a Carmine Aquino i suoi cugini”. Fattoruso spiega come nasce la ditta: “All’epoca che nasce la società Giuseppe Aquino faceva il tappezziere, mentre Carmine Aquino aveva un negozio di detersivi in una traversa di via Della Resistenza. L’infinito viene aperto nel 2003”. Fattoruso racconta che prima dell’apertura della ditta di pompe funebri gli altri imprenditori del settore erano costretti a pagare il pizzo agli Aquino-Annunziata per ogni funerale fatto a Boscoreale. E spiega anche come e chi decise di varcare i confini del paese vesuviano e sbarcare a Scafati. “Io e Carmine Aquino, ‘o shalan, decidemmo di aprire un’agenzia di onoranze funebri a Scafati. La dovevamo fare insieme inizialmente aveva uno quota. A Scafati c’era solo Cesarano e ci sarebbe stato sicuramente molto lavoro e all’epoca infatti ci fu il contrasto con Giulio Cesarano che mi offrì 3 stipendi mensili se noi non aprivamo. Giulio Cesarano l’unico pensiero che mandava all’epoca lo mandava a Umberto Mazzola (Bartolomeo Terrestre, pluriergastolano, ndr) per cercare di evitare”. Secondo Fattoruso prima di loro ci aveva provato anche Franchino Matrone ad aprire un’attività del genere ma il progetto si era arenato per intoppi burocratici. Quando, invece, gli Aquino-Annunziata scesero in campo ci fu qualcuno che li indirizzò. Al progetto iniziale, del quale doveva fare parte lo stesso Fattoruso, si unisce Francesco Matrone, con il figlio Michele e la moglie che prendono una parte delle quote. “Cambia il nome dell’Infinito passa a Eternità quando c’è stato il subentro di Matrone” racconta Fottoruso. “Quando è nata la società ci ha dato una mano proprio Aliberti (Pasquale, ndr) – racconta – lui era consigliere comunale per Forza Italia. Siccome all’epoca c’era un contratto fatto tra il comune di Scafati e Cesarano, una sorta di monopolio, a Scafati non poteva operare più nessuno”. La nuova impresa di pompe funebri riuscì a superare l’ostacolo burocratico e ad aprire un’agenzia a Scafati: “Io mi rivolgo a Pasquale Aliberti per sapere precisa tutta questa situazione, come stava e come si poteva aggirare – dice Fattoruso – Aliberti va dalla Sorrentino e si va a prendere tutta la documentazione, il regolamento comunale, tutta la normativa e i documenti che ci volevano per aprire e mi disse ‘puoi aprire ma non potresti fare il trasporto, però il Comune l’unica cosa che ti può fare è una multa, se vengono i vigili in quel momento'”. Secondo quanto racconta Fattoruso, Aliberti lo consiglia su come fare dopo l’apertura dell’agenzia e gli raccomanda di fare un ricorso al Tar: “Mi dice fai ricorso al Tar e ti fa aprire e mi indica un caso analogo a Capaccio. Successivamente dopo 5, 6 giorni ci rincontriamo con Aliberti e mi dà anche la sentenza di questa agenzia disse ‘guarda c’è già un precedente'”. Il collaboratore, ricostruisce la genesi dell’apertura dell’agenzia di pompe funebri legata sia al clan Aquino-Annunziata sia a Matrone e spiega i passaggi successivi che poi non è riuscito a seguire perchè fu arrestato. A seguire l’iter burocratico per conto degli Aquino-Annunziata fu il loro commercialista di fiducia, un professionista di Ottaviano.
Il pentito Fattoruso: “Ecco i rapporti pericolosi dei fratelli Aliberti e la storia delle pompe funebri”
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