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Detenuto scappa dal Pronto soccorso durante il ricovero

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Un tunisino di 33 anni detenuto nel carcere di Sanremo e’ riuscito a evadere mentre si trovava nel pronto soccorso dell’ospedale della citta’ ligure. Lo ha denunciato il coordinatore regionale della Uil Pa Polizia Penitenziaria, Fabio Pagani. “E’ continua la nostra denuncia a tutti i livelli delle gravi condizioni gestionali in cui versa il carcere di Sanremo”, ha affermato in una nota. In particolare i sindacati lamentano “l’incremento esponenziale della popolazione detenuta, 270 detenuti con un incremento di 40 dopo il crollo del ponte Morandi” e “problematiche gestionali e strutturali ataviche”.

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Detenuto suicida nel carcere di Genova

di Redazione 21 Ottobre 2019 - 10:50

Si è impiccato un detenuto italiano, in attesa di giudizio per maltrattamenti, entrato a Marassi solo poche ore prima. Lo rende noto il Sappe della Liguria, sindacato di polizia penitenziaria, segnalando che quello di stanotte è il secondo suicidio nel carcere di Genova dall’inizio dell’anno. Il personale di servizio è intervenuto, praticando le operazioni di massaggio cardiaco. Il detenuto è stato trasferito in ospedale ma non è sopravvissuto. “Non conosciamo le ragioni che hanno indotto all’insano gesto, ma, di fatto, esiste un disinteresse alle condizioni di vita della popolazione detenuta a Marassi che è discutibile, sin dai dati numerici con 730 detenuti il 57% sono stranieri, che devono che devono convivere in spazi per 525 posti”, sostiene il segretario del Sappe, Michele Lorenzo. “Il 33% di detenuti è tossicodipendente, il che implica problemi di varia natura, dalle crisi di astinenza alla richiesta di appositi farmaci e assistenza medica e paramedica”. Il sindacato ricorda che nel primo semestre dell’anno nel carcere di Genova ci sono stati “quasi 100 atti di autolesionismo, già un suicidio (da sommare a quello della scorsa notte, ndr), 73 colluttazioni e 40 ferimenti, un decesso per cause naturali e continue aggressioni che subisce la Polizia Penitenziaria all’interno degli istituti della Liguria e a Marassi in modo particolare”. Lorenzo ricorda che “la direzione di Marassi si e’ resa parte attiva con l’assessore regionale alla Sanità di un protocollo sul ‘rischio suicidario’, ma ancora nulla si sa, a distanza di quasi un anno dalla sua introduzione, sulle modalità attuative di tale protocollo”.


REDAZIONE

Detenuto tenta il suicido nel carcere di Genova, è grave. La protesta dei sindacati degli agenti penitenziari

di Redazione 8 Febbraio 2019 - 14:43

Ha tentato di uccidersi nella sua cella del carcere Marassi di Genova. L’uomo, un nordafricano di 22 anni, H.I.m è in condizioni disperate in Ospedale. Ma il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE denuncia: “la telecamera che aveva in cella era rotta da tempo e, nonostante le segnalazioni degli Agenti, non è mai stata riparata”. Michele Lorenzo, segretario nazionale per la Liguria del SAPPE, commenta: “Questo di Marassi è l’ennesimo grave evento critico che avviene in un carcere della Liguria. Il detenuto era nel Reparto di sostegno integrato, ma la telecamera di controllo nella sua cella era rotta e nessuno l’ha mai fatta riparare. Assurdo, se si pensa che proprio oggi nel carcere di Marassi si è tenuto un convegno sulla prevenzione delle condotte suicidarie e dei gesti autolesionistici dei detenuti. Si parla e si parla, ma poi non si ripara da tempo una telecamera utilissima a monitorare il detenuto in cella: in sostanza, la pratica si scontra con teoria…”.
Donato Capece, segretario generale del SAPPE, evidenzia che “il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l’Italia è certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici. Ma il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. Per queste ragioni un programma di prevenzione del suicidio e l’organizzazione di un servizio d’intervento efficace sono misure utili non solo per i detenuti ma anche per l’intero istituto dove questi vengono implementati. E’ proprio in questo contesto che viene affrontato il problema della prevenzione del suicidio nel nostro Paese. Ma ciò non impedisce, purtroppo, che vi siano ristretti che scelgano liberamente di togliersi la vita durante la detenzione”. Ed aggiunge: “Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 21mila tentati suicidi ed impedito che quasi 160mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”.
Il leader del SAPPE è lapidario nella denuncia: “Un detenuto che si toglie la vita in carcere è un fallimento per lo Stato. Vittime innocenti di un disagio individuale a cui non si riesce a fare fronte nonostante gli sforzi e l’impegno degli operatori, in primis le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che il carcere lo vivono nelle sezioni detentive”.
Capece denuncia, fine, il clima che si vive nelle carceri del Paese: “La situazione all’interno penitenziaria si è notevolmente aggravata rispetto al 2017. I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti tra le sbarre delle carceri italiane nell’intero anno 2018 sono inquietanti: 10.423 atti di autolesionismo (rispetto a quelli dell’anno 2017, già numerosi: 9.510), 1.198 tentati suicidi sventato in tempo dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria (nel 2017 furono 1.135), 7.784 colluttazioni (che erano state 7.446 l’anno prima). Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 ferimenti, e dei tentati omicidi in carcere, che nel 2018 sono stati 5 e nel 2017 furono 2. La cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria. Ed è grave che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria guidato da Francesco Basentini non sia in grado di mettere in campo efficaci strategie di contrasto a questa spirale di sangue e violenza”.


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Detenuto aggredisce prima il medico e poi manda un poliziotto in ospedale

di La Redazione 21 Ottobre 2018 - 11:47

“Ennesimo episodio di violenza all’interno del carcere genovese di Marassi. Un detenuto è andato in escandescenza prima creando disordine all’interno dell’infermeria scagliando una sedia nei confronti del personale medico e successivamente colpendo a calci il poliziotto che cercava di portarlo alla calma. In conclusione il detenuto è riuscito nel suo intento di farsi ricoverare presso il cittadino ospedale mentre il poliziotto è stato condotto al pronto soccorso per accertamenti”. Lo denuncia il Sappe.Questo ennesimo episodio diviolenza – commenta il SAPPe della Liguria – è un ulteriore elemento che giustifica il nostro sit in di protesta già organizzato per il Nove Novembre davanti all’istituto di Marassi. E’ inconcepibile osservare inermi a questi episodi che coinvolgono la Polizia Penitenziaria diventata un bersaglio per le lamentele o richieste della popolazione detenuta.Abbiamo già detto tanto- continua Lorenzo del SAPPe ligure – sull’andamento delle carceri liguri protagoniste di 2 evasioni, 4 suicidi, all’incirca una trentina di aggressioni al personale. Dati che sono in possesso della nostra Amministrazione ma che ancora nessuna decisione si sta adottando e nel frattempo crescono gli episodi negativi ai quali la Polizia Penitenziaria è lasciata da sola, senza indicazioni o validi strumenti per contrastare la negatività del sistema carcere che in Liguria parrebbe maggiormente amplificato.Ci meraviglia- conclude – il silenzio del Ministro Bonafede: avremmo gradito una sua posizione politica su quanto accade oggi nelle carceri liguri visto che il Provveditorato regionale non pare valutare con sufficiente attenzione quanto accade nel suo distretto rigettando le nostre proteste e proposte. Donato Capace, segretario generale del SAPPE, che sarà presente a Genova davanti al carcere di Marassi il prossimo 9 novembre in occasione delle manifestazioni nazionali indette dal Sindacato proprio sul tema delle aggressioni agli Agenti, sollecita le istituzioni penitenziarie nazionali a intervenire: “Questa ennesima aggressione, che segue la rivolta di Sanremo e la pericolosissima rissa tra detenuti nel Teatro interno al carcere di Marassi, deve fare seriamente riflettere su quali e quanti problemi di sicurezza vi sono nelle carceri liguri. La Polizia Penitenziaria sta pagando uno scotto pesante in termini di violenza e aggressioni fisiche e questo non si può più accettare e tollerare. Quasi ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari liguri, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. Non fanno statistica ma sono altrettanto reali le aggressioni verbali di quei detenuti che inveiscono, offendono e poi scagliano contro i poliziotti penitenziari le proprie feci, l’urina o la candeggina… Questo non si può più tollerare!”.


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