Arzano. Gomorra Arzano, consiglio comunale monotematico con i circoli e sale scommesse della camorra aperti in tutta la città. Città sorvegliata “speciale”. Una camorra forte ed una politica che in questo fase delicata cerca di arrangiarsi un po’ come può. Il sindaco Fiorella Esposito, almeno dalle voci di dentro del palazzo, avrebbe deciso quasi in solitaria di promuovere un consiglio comunale monotematico per domani sera all’aperto in piazza Cimmino, come segno di solidarietà ai giornalisti minacciati in questi mesi e per dare un segnale ( per quello che si può) più alle istituzioni che alla camorra. Senza cadere in facili dietrologie e allontanare anche ogni possibile illazione o collegamento, appare evidente che se non s’inizia a chiudere con il passato e a fare per quello che si può anche autocritica interna, le cose stenteranno a cambiare. Il consiglio comunale convocato non toglie e non mette nulla se prima non vi saranno passaggi fermi e significativi che dopo lo stato, il comune fa la sua parte. Alloggi comunali occupati dalla camorra e mai espropriati, dipendenti comunali arrestati e non licenziati, consiglieri comunali in rapporti con la camorra, pseudo circoli ricreativi sorti come funghi, centri scommesse, grosse speculazioni edilizie, mancanza di controli sul fenomeno dell’abusivismo. Lo scenario di piazza Cimmino è suggestivo, ma meno qualche temporanei oratori che quanto appreso da alcuni esponenti del consiglio, leggeranno passaggi di alcuni martiri di mafia. E in molti dopo il consiglio si aspettano che dal comune partano finalmente i controlli sulle attività (anche in piazza Cimmino) non in regola. Delusi alcuni esponenti della società civile che avrebbero preferito che più che stilare un documento generico contro la camorra da condividere con PD, Movimento 5 Stelle, Nuove Generazioni, Moderati e Arzano Insieme, si sarebbe denunciato di come la camorra abbia condizionato direttamente e indirettamente in questi anni interi apparati. Condizionamento evidenziato qualche anno fa da un investigatore dell’Arma durante un’attenta e seguita deposizione contro il clan della 167 capeggiato dal latitante Giuseppe Monfregolo, la mala locale avrebbe messo in piedi una sorta di ghestapo che controllerebbe tutto e tutti. Per fare questo però, ed a noi ci sorge il dubbio che diventa certezza: c’è bisogno di avere collegamenti diretti con la politica con la borghesia professional-imprenditoriale che in questo momento storico, almeno dalle prime sensazioni, appare sempre più incentrata alla delegittimazione dello Stato e di chiunque si frapponga tra gli affari e il tentativo di poter riciclare ingenti capitali. Per fare questo, come sempre accade, si ricorre ai cosiddetti rimpiazzi che fingono da “sostituto” politico. Insomma, la camorra c’è ma non si vede.
Giuseppe Spaziani
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