“La rivoluzione dell’onestà” (Ed. La Semicroma Label) è il nuovo album del cantautore romano Davide Mottola che, come spiega Mottola stesso “Non è la rivoluzione a mano armata. È la rivoluzione a cuore armato. È la necessità delle anime belle, dei battiti in movimento, dei cuori che lavorano, sudano e producono, attimo dopo attimo, di esprimere il tragitto quotidiano, gli affanni onesti, le paure che bussano ai loro sguardi, i traguardi… così semplici nella loro natura, così difficili da toccare”.
dieci le tracce dell’album: storie di amori e di ferite emotive, percorsi autobiografici e riflessioni su problematiche sociali quali il bullismo e la dipendenza da alcool. A fare da apripista, il sound pop e dall’eco gitano de “In questa strada”: peccati che profumano di sangria, tormenti interiori che sciolgono le suole delle scarpe, la forza di continuare, passo dopo passo, e di provare a rinascere aggrappandosi a se stessi.
Ha un’anima rock “Manicomio”. Con la sua voce graffiante e al contempo avvolgente Davide canta la storia di chi  prova a smarcarsi dal caos  quotidiano e dal subbuglio delle incertezze, di chi è alla ricerca del proprio, meritato, spazio libero.
La title track “La rivoluzione dell’onestà”, vede la straordinaria partecipazione di Guido Tognettie dei Baraonna. È l’invito a non lasciarsi abbattere dalle ruggini dei soprusi e a non perdere di vista la bellezza del proprio universo interiore. C’è la struggente seduzione e l’alchimia della bossa nova in “Questo mondo senza te”.
“Cuore di Mare” è un  toccante omaggio all’ineguagliabile grandezza e sensibilità artistica di Massimo Troisi. “Nella notte più importante che c’è” è dedicata, invece, ai momenti capaci di cambiarti la vita. “Fragile”, il cui testo è a firma di Guido Tognetti, è l’istantanea di un crimine, la drammatica storia di un bullo  carnefice e al contempo vittima della violenza che tiene in ostaggio la sua vita.
“In alto” poi, è un inno alla libertà di esprimere pienamente se stessi e a spiccare il volo sulle li delle proprie ambizioni. “Ubriaco” è il racconto in musica dei sentimenti di autodistruzione che stanno alla base della dipendenza da alcool. L’atmosfera trasognante di “E quante stelle ancora da rubare” apre il sipario dell’esistenza  alla gioia di amare.

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