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Cronaca

Tensione nel carcere di Aversa: ispettore penitenziario aggredito e mandato in ospedale da un detenuto

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Momenti di tensione nel carcere di Aversa, dove un detenuto italiano, particolarmente violento e già recidivo, ha aggredito e ferito un ispettore di Polizia Penitenziaria il quale ha riportato lesioni e contusioni per le quali è stato necessario il trasporto in ospedale. Il poliziotto penitenziario è stato colpito con violenza al volto. “A lui va il nostro plauso, la nostra solidarietà e la nostra vicinanza. Solo la pronta reazione e la grande professionalità dei poliziotti penitenziari intervenuti hanno impedito che la situazione degenerasse oltremodo. Ancora una volta- spiegano in una nota congiunta i sindacati della polizia penitenziaria- grazie alla competenza ed il coraggio degli uomini in divisa, si è riusciti a scongiurare che l’aggressione potesse mettere a repentaglio l’ordine e la sicurezza dell’istituto. Ci si chiede come mai un detenuto così aggressivo e già recidivo non sia stato oggetto di provvedimenti tesi a comprimerne la pericolosità. E’ ora di dire basta! Non possiamo più accettare che si verifichino ancora questi eventi ai danni dei rappresentanti dello Stato, la cui unica colpa è quella di espletare con professionalità e spirito di sacrificio i loro compiti istituzionali. E’ giunto il momento di contrastare con decisione questi intollerabili atti di violenza in danno dei poliziotti penitenziari con pene e sanzioni esemplari, anche sotto il profilo disciplinare, al fine di prevenire e stroncare sul nascere questi preoccupanti fenomeni che negli ultimi tempi si stanno ripetendo con allarmante frequenza.
Pensiamo, ad esempio ad un maggiore ricorso alla sanzione dell’esclusione dalle attività in comune, prevista dall’ordinamento penitenziario. Pensiamo ad una rivisitazione del regime di custodia aperta che si sta rivelando sempre più fallimentare. Pensiamo al trasferimento di quei soggetti particolarmente violenti in strutture più idonee a comprimerne la pericolosità. Pensiamo alla corretta applicazione del regime di sorveglianza particolare previsto dall’ordinamento penitenziario. La carente attuazione di questi deterrenti, ovviamente, viene interpretata, soprattutto dai detenuti particolarmente violenti e remissivi alle regole, come un ammorbidimento del regime penitenziario infondendo in essi la convinzione di rimanere impuniti.
Ci auspichiamo che il detenuto in argomento sia destinatario di una sanzione esemplare che funga da monito nei confronti di altri detenuti, scongiurando il possibile ripetersi di episodi del genere, e che siano presi idonei provvedimenti tesi a comprimere la tempra aggressiva e violenta di taluni detenuti poco inclini al rispetto delle regole.
Sicuramente, le efferatezze di questi eventi critici rappresentano un campanello d’allarme che influiscono inevitabilmente sullo stato psicologico del personale, consapevole di essere potenziale bersaglio di rivalse detentive, apparendo gli stessi poliziotti penitenziari sempre più privi dei necessari strumenti di salvaguardia della propria incolumità fisica.
Riteniamo impellente la necessità di una riflessione congiunta tra la Parte Pubblica e le organizzazioni sindacali al fine di individuare idonee soluzioni tese ad alleviare le difficili condizioni di lavoro dei poliziotti penitenziari. In Campania si aprono nuovi padiglioni detentivi e si moltiplicano le attività trattamentali senza la necessaria integrazione di personale di Polizia Penitenziaria, con il risultato che i carichi di lavoro aumentano sempre di più e sì è costretti a ricorrere sempre più frequentemente al lavoro straordinario che, molto spesso non viene pagato per mancanza di fondi!
Questi frequenti episodi di aggressione minano la serenità dei poliziotti, costretti a lavorare sistematicamente sotto organico e con carichi di lavoro sempre più insostenibili e stressanti aggravati dalla tensione causata dal cospicuo sovraffollamento che ha trasformato i penitenziari campani in un carnaio che mette a dura prova l’igiene e la salubrità degli ambienti di lavoro con il concreto rischio di diffusioni di epidemie, riducendo al minimo i livelli di sicurezza.
La Campania continua ad essere il teatro di eventi critici che mettono a repentaglio l’ordine e la sicurezza degli istituti: solo pochi giorni fa presso il carcere di Ariano Irpino era stata attuata una pericolosa rivolta da parte di un centinaio di detenuti, con il sequestro di due colleghi. Non possiamo più tollerare che, per garantire l’equilibrio negli istituti penitenziari, venga calpestata la dignità dei nostri encomiabili colleghi dai quali ormai vengono pretesi sempre più doveri ed ai quali vengono garantiti sempre meno diritti. Noi garantiamo la sicurezza dei cittadini e dello Stato, ma la nostra sicurezza chi ce la garantisce?!
Chiediamo interventi concreti da parte dei vertici dell’Amministrazione Penitenziaria. Nonostante il grido d’allarme lanciato con la manifestazione di protesta del 12 giugno, gli episodi di aggressione ai danni dei poliziotti penitenziari continuano a ripetersi con una frequenza allarmante, segno tangibile di un persistente e pericoloso immobilismo che ristagna ormai da troppo tempo nei penitenziari campani, impantanandosi in una palude di indifferenza i cui maleodoranti miasmi stanno esondando oltre limiti non più tollerabili! Ora basta! Vogliamo tutele, esigiamo garanzie!”. Il documento è firmato dai segretari di  Osapp (V. Palmieri), Uil P. A. PP (D. De Benedictis), Sinappe (P. Gallo), Fns Cisl (E. Strino), Uspp (C. Auricchio ), Cnpp (A. Napoletano) e Cgil Fp (I. Cafaro).

 

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Cronaca

Imprenditore di Castellammare accusato di usura: sequestro beni per 400mila euro

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Usura nei confronti di un commercialista della penisola sorrentina: sequestro beni nei confronti di un imprenditore di Castellammare.

Nella mattinata odierna, militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno provveduto ad eseguire un decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, per un valore di quasi 400 mila euro, nei confronti di S.C., residente in Castellammare i Stabia  e gestore di un distributore di carburanti operante in Santa Maria la Carità ritenuto responsabile dei reati di usura ed estorsione ai danni di un commercialista della penisola sorrentina. La complessa ed articolata indagine svolta dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Massa Lubrense, sotto il coordinamento di questa Procura, prendendo le mosse da anomale operazioni finanziarie affiorate nell’ambito di un’attività di verifica fiscale eseguita dal predetto Reparto nei confronti di un professionista sottoposto ad usura, ha portato all’esecuzione, lo scorso 23 aprile, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e contestuale decreto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., per un valore di circa 320 mila euro, nei confronti del medesimo soggetto.

In particolare, sulla base degli elementi acquisiti nel corso delle citate attività ispettive e sulla scorta dei riscontri eseguiti nell’ambito delle attività di indagine, veniva ricostruito un univoco e chiaro quadro indiziario dal quale emergeva l’intero rapporto usurario, che aveva avuto scaturigine nel lontano 2013 e che era perdurato fino ai primi mesi del 2020. In particolare, la vittima veniva costretta – anche attraverso percosse e minacce estorsive a danno della propria incolumità – alla restituzione di circa 320 mila euro, a fronte della richiesta di un prestito iniziale di 65 mila euro, con l’applicazione, quindi, di gravosi tassi usurari calcolati in ben oltre il 60% della sorta capitale sull’intero periodo. Nel corso delle ulteriori attività delegate da questa Procura, la Guardia di Finanza svolgeva mirate indagini patrimoniali in ordine al tenore di vita, alle disponibilità finanziarie ed al patrimonio riconducibile al nucleo familiare di S.C., allo scopo di individuame le fonti di reddito.

Gli esiti di tali accertamenti investigativi consentivano di evidenziare sufficienti indizi in ordine alla provenienza illecita del patrimonio accumulato dall’imprenditore, desumibile, oltre che dal profilo criminale, anche dalla rilevante sproporzione emersa tra la ricchezza accumulata, il tenore di vita condotto e l’entità dei redditi dichiarati. Le attività di indagine dimostravano, inoltre, che la moglie dell’imprenditore, sebbene formalmente separata legalmente dal marito, risultava ancora di fatto parte integrante del nucleo familiare originario, in virtù della totale condivisione con l’indagato degli interessi economici, tanto da risultare esclusiva intestataria di gran parte dei rapporti bancari a loro riconducibili.

Questa Procura, alla luce della rilevante sproporzione emersa tra le disponibilità finanziarie accumulare negli anni dalla famiglia dell’imprenditore S.C. ed i redditi dichiarati al fisco, proponeva al competente Tribunale di Napoli l’applicazione di una misura di prevenzione a carattere patrimoniale nei confronti dello stesso. Il Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, condividendo la richiesta di questa Procura, ordinava, ai sensi degli artt. 20 e ss. del D.Lgs. 159/2011, il sequestro dei saldi attivi giacenti sui conti correnti intestati a S.C. (già oggetto di sequestro preventivo) nonché alla consorte dello stesso, per un importo pari a circa 400 mila euro.

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