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E’ caccia alla ‘postina’ del pacco bomba che ha ferito gravemente il giovane avvocato

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E’ caccia al postino  o alla postina ” bombarola” che ieri mattina ha consegnato il pacco esplosivo all’avvocato Giampiero Delli Bovi ferendolo gravemente e facendogli perdere l’uso di entrambe le mani. I carabinieri guidati dal capitano Erich Fasolino che stanno conducendo le indagini sotto il coordinamento della Procura di Salerno hanno preso visione di alcuni filmati di telecamere private poste lungo la zona  di via Fratelli Rosselli 155, nel centro della frazione Macchia dove abita la famiglia Delli Bovi. Molte persone hanno fornito testimonianze ai carabinieri. Chi ha recapitato il pacco bomba sapeva che la casa del giovane avvocato e quelle adiacenti sono sprovviste di telecamere. Ma ci sarebbe qualcuno che avrebbe filmato inconsapevolmente l’arrivo nella zona di una persona sconosciuta. Si tratta di una donna anziana. e Nel frattempo si stanno studiando tutti i frame utili dai filmati recuperati. I carabinieri hanno anche preso il pc e lo smartphone del giovane avvocato. Tutte le piste possibili, da quella politica, a quella professionale a quella privata, sono al vaglio degli investigatori. Di certo chi ha fatto recapitare la bomba voleva uccidere Delli Bovi. Ed è questo che sconcerta ancora  più gli investigatori ma soprattutto familiari, amici e conoscenti. Il giovane avvocato è ben voluto da tutti. Ieri mattina sarebbe dovuto andare al tribunale di Salerno per una causa civile. Era sceso nel cortile per spostare la sua auto quando ha visto il pacco. Si è avvicinato al cancello, lo ha preso, e rientrando nel portone lo ha aperto. È stato allora che c’è stata l’esplosione che lo ha colpito in pieno. Le sue condizioni sono migliorate già nella serata di ieri. Delli Bovi è ricoverato nell’ospedale di Salerno, dove alle 19 di ieri, dopo la riduzione della sedazione, è stato scollegato dal respiratore meccanico, estubato e posto in respiro autonomo. Al momento, si legge nel bollettino medico diffuso questa mattina dall’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, il paziente presenta “parametri stabili e, sebbene sottoposto a somministrazione di analgesici per il controllo del dolore, è facilmente risvegliabile e collaborante. Appena possibile – si legge ancora – si procederà a sottoporre il paziente a trattamento iperbarico nel tentativo di migliorare l’ossigenazione dei tessuti traumatizzati”. Nella serata di ieri Delli Bovi ha ricevuto in ospedale la visita del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che in riferimento all’episodio ha parlato di “un atto di barbarie e di violenza inaudita”.

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Secondo una prima ricostruzione, Tina sarebbe stata uccisa per asfissia al culmine di una lite. A spingere l’uomo a compiere il gesto, riferisce il padre della vittima, sarebbe stata la decisione della donna di allontanarlo da casa: “Faceva i comodi suoi e non lavorava” ha detto l’anziano genitore. Una relazione lunga, ormai segnata da tensioni crescenti, che si è conclusa in tragedia. Dopo l’omicidio, Persico si era allontanato, venendo rintracciato in serata dai militari non lontano dal luogo del delitto. Inizialmente non aveva risposto alle domande del pm, salvo poi crollare davanti al gip, ammettendo di aver ucciso Tina. Già in un biglietto lasciato ai genitori aveva scritto poche parole che suonano come una confessione: “Ho fatto una cavolata”.

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