Si è ripetuto il prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro. Quella del sabato che precede la prima domenica di maggio è la prima delle tre date in cui è atteso il miracolo di San Gennaro, insieme al 19 settembre, giorno del Santo Patrono, e il 16 dicembre. All’uscita dal Duomo e durante la processione che ha portato il busto e l’ampolla nella basilica di Santa Chiara, il sangue all’interno dell’ampolla appariva già sciolto ed è stato riconosciuto tale anche dai fedeli. “Ho il dovere, come cittadino responsabile e come Pastore di questa terra, di lanciare un grido d’allarme, per contrastare la cultura della violenza e richiamare alla propria responsabilità tutti e ciascuno di noi, perché la società non è una entità astratta ma è fatta da tutte le persone, dalle categorie sociali, dagli enti, dalle associazioni, dalle istituzioni”. Dice il Cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita della città di Napoli, durante l’omelia per le celebrazioni di San Gennaro, nella basilica di Santa Chiara. “Tutti siamo chiamati in causa”, afferma il cardinale Sepe, “a cominciare dalla Chiesa. Credenti e non debbono sentirsi impegnati in ragione del proprio ruolo e della propria responsabilità”. “Tutti dobbiamo fare la nostra parte”, dice ancora il presule, “e dare risposte agli ammalati, ai poveri, ai senza dimora, ai lavoratori rimasti disoccupati, alle donne, all’infanzia sofferente, alle famiglie. E soprattutto nei riguardi dei giovani, che non vanno dimenticati, non vanno trascurati, non vanno abbandonati al loro destino, non vanno traditi”. Auspicando una sinergia tra Chiesa, Istituzioni, Scuola e forze economiche, Sepe conclude dicendo: “A San Gennaro, però, non possiamo chiedere senza dare. Come figli devoti, gli assicuriamo la nostra fedeltà, la nostra sincera devozione, le nostre preghiere, ma anche il nostro impegno a cambiare in noi stessi per cambiare la società, per far prevalere il bene comune, per avere una società più giusta e migliore”.
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