Sono stati circa 1,9 milioni i contenuti estremisti collegati a Isis o Al-Qaeda che Facebook sostiene di aver rimosso (o, per una loro frazione, di averli affiancati da un avviso) nei primi tre mesi del 2018. Si tratta di circa il doppio rispetto al trimestre precedente. Di questi quasi 2 milioni di contenuti, la “vasta maggioranza” e’ stata eliminata mentre una piccola porzione avrebbe ricevuto una etichetta, un bollino di avvertimento, ma non sarebbe stata sospesa perche’ si trattava di materiale condiviso a scopo informativo o per contrastare proprio l’estremismo. Lo ha annunciato il social network in un post sul suo blog aziendale. Il 99 per cento dei contenuti rimossi – prosegue il post – non e’ stato individuato attraverso segnalazioni esterne ma coi meccanismi interni del social, ovvero con la sua tecnologia e il suo personale. Facebook avrebbe usato software automatizzati per riconoscere materiale estremista, soprattutto immagini. Il tempo medio per rimuovere contenuti estremisti nuovi e’ stato inferiore a un minuto. Infine per la prima volta la piattaforma social chiarisce la sua definizione di terrorismo: “Qualsiasi organizzazione non governativa che e’ coinvolta in atti premeditati di violenza contro persone o la proprieta’ per intimidire civili, governi o organizzazioni internazionali al fine di raggiungere un obiettivo politico, religioso o ideologico”. Si tratterebbe di una definizione agnostica rispetto all’ideologia o al fine politico, il punto e’ l’uso della violenza, spiega Facebook; e non include i governi.
Roma. Il Friuli-Venezia Giulia è la Regione più sociale d'Italia per quanto riguarda la promozione del turismo, seguita dalla Provincia autonoma di Trento e dall'Abruzzo. È il podio del 'Social Index Turismo' svelato dall'Osservatorio Digitale Srl, centro di ricerca sulle dinamiche digitali in ambito pubblico e territoriale, che oggi ha pubblicato i risultati della nuova…
Nuove ombre si addensano sul mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana sparita nel nulla il 22 giugno del 1983. Un uomo di 53 anni, blogger di Frosinone ma originario di Napoli, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma con l’accusa di favoreggiamento. La vicenda si lega a due post pubblicati dal 53enne sulla sua pagina Facebook “Vogliamo la verità su Emanuela Orlandi”.
Nel testo dei post, l’uomo riferisce di aver ricevuto alcuni messaggi da una presunta testimone oculare, che avrebbe raccontato di essere stata la segretaria di un ginecologo romano. La donna avrebbe riferito di aver visto Emanuela, accompagnata da un adulto, sottoporsi a una visita medica che confermava l’inizio di una gravidanza. Secondo la testimone, il fatto sarebbe accaduto proprio nel giugno del 1983.
Nola si prepara a un evento esplosivo di solidarietà femminile, dove il Teatro Umberto ospiterà la settima edizione del Premio Sorellanza, un affare nazionale che promette scintille e benefici per l’AGOP – Associazione Genitori Oncologia Pediatrica. Sabato 10 maggio, a partire dalle 18, questa celebrazione audacemente focalizzata sulle donne vedrà sul palco Giampiero Guarracino e…
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