Camorra, il pentito: ‘Anticipammo un agguato perché dopo c’era il Napoli in tv’

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La squadra del cuore, ovvero il Napoli prima di tutto. E il tifoso è tifoso e anche se camorrista pensa prima alla partita di calcio. Il singolare episodio della gambizzazione di un pusher che aveva “sgarrato” e punito in fretta e furia perché “dopo c’era la partita del Napoli in tv” è stato raccontato dal pentito Salvatore Marfè, esponente del clan Mauro del Rione Sanità ai magistrati della Dda di Napoli. Marfè, ex esponente dal clan Ferraiuolo di Forcella è uno dei due ultimi pentiti (l’altro è Rosario De Stefano del clan Lo Russo) che hanno contribuito con le loro dichiarazioni a smantellare il potente clan Vastarella del rione Sanità. Parte dei suoi racconti sono contenuti nella circa 400 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Francesca Ferri che il mese scorso ha portato in carcere il boss Patrizio Vastarella e gran parte del suo clan, in un’ inchiesta che vede 20 indagati. Ha raccontato Marfè: 

“…Alla Sanità ci sono stati diversi cambiamenti di fronte, diverse alleanze a cui hanno fatto seguito schieramenti contrapposti, ci sono cioè stati molti voltafaccia che cercherò di spiegare . I gruppi di cui parlo sono i Mauro, Esposito, Sequino, Savarese , Staterini – Vastarella. A questi gruppi si deve sempre aggiungere Miano cioè i Lo Russo che hanno sempre avuto voce in capitolo sulla Sanità e come spiegherò sono stati con noi alleati nel periodo in cui noi Mauro siamo stati alleati con Esposito Pierino ed il figlio Antonio che sono referenti dei Lo Russo alla Sanità unitamente a Lelle’…Non ho commesso in prima persona omicidi, ho partecipato solo a dei tentati omicidi… omissis… e poi nel periodo in cui stavo con i Mauro nel 2013 ai danni di un ragazzo che venne sparato in una gamba fuori al biliardo dietro a San Gennaro dei Poveri . In questa ultima occasione con me c’erano Emanuele Staterini e Antonio Vastarella il figlio di Patrizio, e Ciro Magallo . Ho poi preso parte ad una serie di sparatorie che hanno contrassegnato gli scontri armati , azioni dimostrative, di forza, nel periodo in cui siamo diventati contrapposti ai Sequino. Si deve cioè comprendere che uscito Pierino Esposito dopo due settimane fu fatto lui responsabile , il figlio Antonio era ai domiciliari a Marano, nel mese di agosto del 2013 si ruppero i rapporti tra i Sequino e Pierino nel senso che i Sequino ed i Savarese fecero l’alleanza con i Sibillo , mentre Pierino venne da noi ai Miracoli , ci spiegò la situazione ci disse che aveva litigato con Silvio Pellecchia dei Sequino e con Emanuele Sibillo . Ciro Mauro quindi si schierò con Pierino Esposito contro i Sequino ed i Savarese che si erano alleati con i Sibillo e quindi con i Forcelliani . Era assurdo che avessero stretto alleanza con Forcella, il quartiere è dei quartierani”. Dopo aver parlato dello scenario criminale del rione Sanità, Salvatore Marfè ha spiegato nei dettagli la gambizzazione di un pusher e dell’episodio della partita del Napoli in tv: “…mentre stavamo….allora fu prima… Fu prima che andammo a sparare a quel ragazzo dietro al San Gennaro. Questo vendeva l’erba. L’imbasciata l’aveva portata Antonio Vastarella e Emanuele Staterini e dato che, secondo me, Antonio è un tipo un poco eccentrico, quando ha qualcuno sott’occhio…comunque voleva togliersi una soddisfazione, perché si dice che questo era andato dai Sequino a portare la (…incomprensibile…) perché questo gli aveva fatto chiudere la piazza di spaccio. Comunque ci organizzammo di sera, loro volevano andare alle dieci alle undici, ed io dissi – “Ma quali dieci o undici! Ci sta la partita del Napoli!”. Erano le otto meno un quarto di sera, ed io dissi “Andiamocene ora”.
Con una 9×21 e con un’altra pistola…”. Il pm a quel punto gli chiede se era un sabato e o una domenica e se era una partita di campionato. E Marfè precisa: “no, no, era in settimana, secondo me era una partita di Europa League. Io dovevo andare a vedere la partita e dissi “ Andiamo là, facciamo una cosa presto presto”.
Comunque partimmo, andammo alle Fontanelle, prendemmo un SH nero , rubato, e un People, scendemmo le Fontanelle , entrammo per dove si va al San Gennaro, invece di andare verso il biliardo facemmo il giro per quel vicoletto di dietro, scendemmo per il San Gennaro…scendemmo per il San Gennaro, ci fermammo fuori al biliardo e di fronte c’erano sette-otto ragazzi, tra i quali c’era questo qua. Scese Antonio Vastarella dal motorino, gli andò vicino e gli sparò un colpo nella gamba. Ciro Magalli …vabbè che stava là faceva …non sparò comunque, si faceva notare con la pistola , faceva confusione…e ce ne andammo un’altra volta sopra ….Eravamo quattro di noi. Emanuele Staterini-Vastarella… coi caschi e quei cosi dietro…io guidavo il motorino, il People, con Ciro Magalli dietro, che poi doveva guidare lui ma che per forza fece guidare me, perché io non sono bravo a portare il motorino. e c’era Antonio Vastarella e Emanuele Staterini. Emanuele Staterini portava l’SH Honda, nero, rubato… nero, 300, rubato, il quale a me fu dato …questo motorino lo andai a prendere io a Miano. mi fu dato da Salvatore Silvestri, da Gigiotto. Gli avevano promesso a Pierino che gli davano un motorino perché non aveva niente…non teneva un motorino rubato per accompagnare. Comunque siamo arrivati fuori al biliardo, ci siamo fermati, Antonio è sceso dal motorino , è andato di fronte e ha visto il ragazzo , gli ha sparato la botta, ci siamo rimessi sopra al motorino, ce ne siamo risaliti di fronte dove abita (…incomprensibile…) dove abita o’ Filosc, va! Abbiamo fatto tutta la zona di Materdei e abbiamo rimasto i motorini …giù ci sono le Fontanelle e sopra ci sono i ferri che scendono le scale delle Fontanelle . Le pistole se le venne a prendere Michael detto il Nero e questa pistola… Michael. Questo è di colore scuro, è uno che è stato adottato dai Vastarella-Staterini…”. E infine la spiegazione del perchè della gambizzazione: “…gli abbiamo sparato perché vendeva l’erba dietro al San Gennaro e questi si era rivolto ai Sequino e, se non mi sbaglio, lo Scuro aveva sentito che questo si era rivolto ai Sequino e ce l’aveva detto ad Antonio. Antonio che era un tipo un po’ focoso… Vastarella. Tutto quello che aveva sullo stomaco del passato, che aveva subìto, o di qualche cosa, subito voleva togliersi le pietre dalle scarpe. Comunque quella sera organizzammo questa cosa e…. decidemmo perché… vendeva l’erba. non la doveva vendere perché noi là avevamo chiuso tutte le piazze. perché noi avevamo chiuso le piazze, se voleva vendere l’erba doveva portare i soldi a noi o doveva passare per noi. perché noi avevamo chiuso le piazze, se voleva vendere l’erba doveva portare i soldi a noi o doveva passare per noi”.

 Rosaria Federico



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