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Castellammare, pizzo agli imprenditori: presi il ras Nino ‘capastort’ e il suo complice

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Sono stati arrestati in flagranza dai carabinieri mentre pretendevano di riscuotere il pizzo. A Sant’Antonio Abate sono finiti in manette due uomini ritenuti vicini al clan D’Alessandro: si tratta di Nino Spagnuolo, 41enne detto ‘capastort’ uno dei reggenti della cosca di Scanzano e Francesco Delle Donne, di 35, entrambi di Castellammare. I militari del nucleo investigativo di Torre Annunziata li hanno sorpresi durante un tentativo di estorsione. I due sono stati visti parlare animatamente con il titolare di una societa’ di trasporto su mezzi pesanti: avevano appena avanzato l’ennesima richiesta di denaro all’imprenditore. Si e’ appurato che nei giorni precedenti gli emissari si erano presentati diverse volte: l’ultima si e’ conclusa per loro in carcere a Poggioreale.

Nino Spagnuolo era  tornato in libertà nel luglio dello scorso anno dopo aver scontato un residuo di pena ad un anno, per deten­zione abusiva di arma da fuo­co. Spagnuolo fu trovato in possesso di una pistola 7.65 sulla sua scrivania nel corso di un controllo abituale della polizia. Spagnuolo era agli arresti domiciliari ma evidentemente si sentiva in pericolo. Personaggio noto alle cronache per la sua condotta violenta ma anche per le sue numerose evasioni come quella della fuga dal Tribunale di Gragnano durante un’udienza. Spagnuolo fu protagonista di un clamoroso e spettacolare agguato avvenuto sulla spiaggia di Vico Equense.

Era la notte di Ferragosto del 2012 quando Nino Spagnuolo riuscì a scampare alla raffica di colpi, esplosi da un sicario arrivato via mare su un gommone con motore silenziato durante la classica serata ferragostana sulla spiaggia. Era da poco sta­to scarcerato e in quell’estate era sempre in compagnia dei rampolli di Scanzano in disco­teche e locali della penisola sorrentina.  Spagnuolo rimase ferito in maniera non grave. Ora è tornato libero ma sempre in regime di sorvegliato speciale. Suo fratello Vincenzo, di 33 anni, era stato arrestato invece nel dicembre scorso mentre insieme con il complice, il 18enne Emanuele Cioffi aveva chiesto il pizzo al titolare di un noto bar del centro di Castellammare, attraverso un messaggio sul proprio smartphone.

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