Truffe agli anziani: da Barcellona il capo della banda ‘coordinava’ gli amici di Napoli

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Nelle prime ore del giorno, i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano, nelle province di Napoli, Parma e, contestualmente, in Spagna, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emessa dal Gip del Tribunale di Milano nei confronti di 5 italiani, originari del napoletano, tra i 21 e i 31 anni d’età, ritenuti responsabili, a vario titolo di truffa aggravata. La misura giunge a coronamento dell’attività condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Milano sulla scorta degli elementi raccolti nell’ambito dell’analisi di alcuni episodi di truffa agli anziani consumati nel capoluogo.

Il capo dell’organizzazione era Luigi Murolo, di 32 anni, residente a Barcellona da tempo. Aveva scelto la citta’ spagnola come base per la “centrale telefonica” delle truffe. Da li’, infatti, partivano le telefonate alle vittime in Italia su indicazione dei complici in strada che avevano il compito di individuarle con sopralluoghi in diverse citta’ del nord. Gli “operativi” partivano da Napoli e restavano in una citta’ da lunedi’ a venerdi’, erano pagati a giornata o con il 20 per cento del bottino. I carabinieri hanno contestato 27 truffe su Milano alla banda composta da Murolo, dal cugino Michele Diana (22enne incensurato), Sergio Paudicio (28 anni), Benito Scarallo (30 anni). Gli investigatori hanno calcolato che in tre mesi hanno ottenuto circa 200mila euro dalle truffe. Murolo e’ stato catturato a luglio a Ibiza su mandato di arresto europeo per una condanna per lo stesso reato. L’ordinanza di questi giorni gli e’ stata notificata nella comunita’ per disintossicarsi dalla droga in provincia di Parma. Il suo stile di vita da milionario, tra yacht di lusso, alberghi a 5 stelle e ristoranti stellati era raccontato sulla sua pagina Facebook. In casa di Diana sono stati trovati 36mila euro in contanti e molti gioielli smontati in pezzi. L’oro era portato a Napoli per essere fuso, gli operativi lo trasportavano in treno nascondendolo nelle mutande.

Gli accertamenti condotti hanno permesso di individuare i membri del gruppo quali autori di almeno 27 episodi, consumati tra il novembre 2016 e il febbraio 2017, ai danni di 24 donne e 4 uomini dai 65 ai 95 anni d’età, ai quali sono stati portati via contanti e preziosi per un valore stimato di oltre 200mila euro. Le truffe, consumate in diverse zone del capoluogo, sono state tutte messe a segno con il medesimo modus operandi che prevedeva un contatto telefonico con le vittime, nel corso del quale dapprima un falso avvocato e in alcuni casi anche un sedicente maresciallo dei Carabinieri comunicava la necessità di consegnare denaro e gioielli ad un emissario al fine di poter procedere al rilascio di un familiare trattenuto presso una caserma dei Carabinieri in quanto responsabile di un sinistro stradale. Gli uomini dell’Arma sono giunti all’identificazione dei truffatori incrociando i dati acquisti dalle denunce sporte delle vittime – dalle quali è emerso come i cognomi utilizzati dai sedicenti avvocati e i nomi degli addetti alla riscossione fossero sempre gli stessi – con le risultanze delle attività tecniche poste in essere sulle utenze, anche straniere, impiegate per contattare gli anziani. A confermare le identità dei riscossori sono stati anche i filmati di alcune telecamere di sorveglianza, nonché la localizzazione delle utenze mobili nelle zone e in orari compatibili con la consumazione delle truffe. In particolare è emerso come il telefonista, dalla Spagna, reperisse sul web, attraverso le rubriche telefoniche online, utenze fisse di anziani che risiedevano nelle strade in cui, di volta in volta, decidevano di recarsi a “lavorare” i complici. E’ stata inoltre riscontrato il pendolarismo dei malfattori che, generalmente, durante i fine settimana rientravano presso le proprie abitazioni nel napoletano dove provvedevano a rivendere l’oro, per poi ripartire il lunedì mattina verso il nord Italia. Al termine delle operazioni, uno degli indagati è stato condotto presso la Casa Circondariale di Parma, due sono stati ristretti ai domiciliari, uno è stato sottoposto all’obbligo di dimora nel Comune di residenza, mentre quello arrestato ad Ibiza è stato condotto presso il locale carcere in attesa delle procedure di estradizione.


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