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Mori dopo due operazioni di ulcera: risarcimento di un milione di euro alla famiglia

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Giustizia per gli eredi di V.S., grazie alla perizia espletata nel ricorso condotto dal legale Luca Supino Di Lorenzo, specialista in Diritto sanitario e responsabilità per colpa medica. Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, attraverso la consulenza del nominato Ctu Ascanio Sirignano, ha riconosciuto il nesso tra la morte del paziente e il comportamento negligente degli operatori sanitari.
“Un comportamento decisamente censurabile dei sanitari dell’azienda ospedaliera di Caserta che nel novembre 2014/febbraio 2015 ebbero in cura il defunto S.V. per una ulcera gastrica”, scrive Sirignano nella sua relazione, evidenziando la “cattiva pratica medica sintetizzabile in un comportamento chirurgico imprudente, negligente ed imperito responsabile, in modo diretto, in un soggetto senza comorbidità importanti, di uno stato di insufficienza multiorgano risultato rapidamente fatale per il soggetto”, conclude il Ctu del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. L’uomo dopo essere stato ricoverato nel reparto di Gastroenetrologia, ha subito una serie di accertamenti, tra cui biopsie per una lesione gastrica riscontrata durante la degenza. Dimesso il 23 dicembre, si ricovera nuovamente il 7 gennaio del 2015 operandosi poi il 12 dello stesso mese.
Il post operatorio non ha esito positivo e l’uomo viene di nuovo sottoposto ad intervento il 16 gennaio. Ma anche questo secondo intervento presenta esito negativo, tanto da essere necessari al paziente trasfusioni di sangue. Le perdite ematiche continueranno per diversi giorni, fino al giorno prima del decesso, avvenuto il 13 febbraio. “Il comportamento censurabile dei sanitari che assistettero il paziente – spiega il legale degli eredi, Luca Supino Di Lorenzo – è consistito anche nell’aver proceduto ad un intervento chirurgico demolitivo assolutamente incongruo nel caso in esame. La sede dell’ulcera risultava tipica. In corso di degenza non fu praticata alcuna terapia per prevenire un eventuale recidiva emorragica (che ex-post possiamo affermare non essersi verificata), non rispettando quanto previsto dalle linee guida. Inoltre, la terapia, a cui l’uomo secondo i medici non rispondeva, doveva essere somministrata per quattro/otto settimane”. Resta da attendere a questo punto l’esito della convalida del risarcimento di un milione di euro dovuto agli eredi del defunto.

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Secondo quanto ricostruito in sede giudiziaria, l’uomo era stato sottoposto a un intervento addominale ritenuto erroneamente indicato ed eseguito con modalità operative critiche. A questo si sarebbe aggiunta una gestione post-operatoria definita «gravemente carente». Il paziente avrebbe poi sviluppato un grave scompenso metabolico che ha preceduto il decesso.

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