Scafati. Scambio elettorale politico-mafioso: nessun interrogatorio per l’ex sindaco Angelo Pasqualino Aliberti e per il rampollo del clan Luigi Ridosso. A deciderlo, a sorpresa, il giudice per le indagini preliminari Giovanna Pacifico del Tribunale di Salerno. Una decisione che fa vacillare l’efficacia della misura cautelare e potrebbe portare alla scarcerazione dei tre indagati, Aliberti, Luigi e Gennaro Ridosso (per quest’ultimo erano stati disposti gli arresti domiciliari ma è già in carcere). Una questione di pura giurisprudenza che potrebbe offrire il fianco alla difesa. La legge prevede, infatti, che a seguito dell’esecuzione della misura cautelare in carcere, il Gip entro 5 giorni (10 per gli arresti domiciliari) debba procedere all’interrogatorio di garanzia dell’indagato. Un diritto che non può essere negato. In questa direzione andava la fissazione dell’interrogatorio per stamattina alle 13 nel carcere di Fuorni di Aliberti e Luigi Ridosso. Poi, il cambio di rotta. Il giudice ha ritenuto – seguendo l’iter giudiziario del processo in questione (rigetto dell’ordinanza di custodia cautelare da parte del Gip Donatella Mancini, appello al Riesame, Cassazione, rinvio al Riesame, Cassazione) – che l’interrogatorio di garanzia non si debba fare. E qui sopravviene il dubbio giurisprudenziale: la misura cautelare perderà efficacia allo scadere dei cinque giorni dalla notifica dell’ordinanza avvenuta la mattina del 24 gennaio scorso? Probabilmente la difesa dei tre indagati, Angelo Pasqualino Aliberti, Luigi e Gennaro Ridosso, ci sta pensando. Nel dubbio o nell’indecisione giurisprudenziale a nessuno sarebbe venuto in mente di appellarsi ad un ‘eccesso di difesa’ qualora l’interrogatorio non era necessario. Fatto sta che, per il momento, l’orientamento del tribunale e del Gip Pacifico è quello che l’interrogatorio di garanzia non si debba fare, anche se – nello specifico e in merito all’ordinanza notificata ad Aliberti e ai due cugini Ridosso – ai tre indagati non è mai stato concesso di difendersi.I tre indagati, insieme a Nello Maurizio Aliberti, fratello dell’ex sindaco, e a Monica Paolino, consigliere regionale e moglie di Pasquale Aliberti, sono accusati di scambio elettorale politico-mafioso, cioè per aver stretto un patto con esponenti del clan Loreto-Ridosso per ottenere voti alle amministrative del 2013, in cui Pasquale Aliberti fu eletto sindaco, e alle Regionali del 2015 in cui è stata eletta Monica Paolino al consiglio Regionale con Forza Italia.
L’ordinanza applicata all’ex primo cittadino e ai cugini Ridosso mercoledì scorso ha avuto un iter travagliato, partito con il rigetto dell’arresto da parte del giudice Donatella Mancini per mancanza delle esigenze cautelari. Un rigetto al quale aveva fatto appello il pubblico ministero dell’antimafia Vincenzo Montemurro, e dopo due valutazioni del Tribunale del Riesame e della Cassazione, era stata applicata mercoledì scorso, quando gli uomini della sezione Dia di Salerno, guidati dal colonnello Giulio Pini e dal capitano Fausto Iannaccone, avevano eseguito l’ordinanza cautelare trasferendo Aliberti in carcere e notificando, in cella, il provvedimento ai due cugini Ridosso.
Ora, c’è il rischio che il mancato interrogatorio di garanzia possa nuovamente riportare la questione sul filo della giurisprudenza e non della sostanza delle accuse, quelle sono state più volte confermate dalla Cassazione. Forma più che sostanza, insomma, quella che potrebbe aprire le porte del carcere al sindaco Aliberti, l’unico detenuto solo per questo, di qui a pochi giorni. E’ una possibilità.
Rosaria Federico
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