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Il Comune di Scafati una ‘corte dei miracoli’ in tutti i sensi, scelta in base alla vicinanza politica o alle richieste ‘malavitose’. E’ questo il refrain di otto anni di amministrazione dell’ex sindaco di Scafati, Angelo Pasqualino Aliberti per la scelta di professionisti, staffisti, dirigenti da inserire in Giunta, nelle società partecipate, nel piano di Zona e negli organismi di controllo interno, oltre che in postazioni chiave. Un Comune ‘cosa nostra’ quello organizzato dal politico di Forza Italia scafatese nel corso del mandato politico iniziato nel 2008 e riconfermato nel 2013. Aliberti ha in maniera sistematica coinvolto nell’amministrazione pubblica canditati al Consiglio comunale non eletti nelle sue liste, oppure imprenditori, professionisti, tecnici che potevano essere ‘utilizzati’ per il suo tornaconto politico e personale. Lunga è la lista, molti di questi nomi sono inseriti negli atti di indagine della Commissione d’accesso e della Dda di Salerno, oltre che in alcuni fascicoli processuali aperti dalla Procura ordinaria di Nocera Inferiore. E a tutti i suoi fedelissimi – molti dei quali ‘parvenu’ della politica e dell’amministrazione pubblica – Aliberti ha dato ruoli di gestione, in alcuni casi anche strategici. Una rete di cointeressenze sprovvedute che in parte ha determinato anche lo sfascio di una città amministrata utilitaristicamente per anni. Del ruolo di braccio destro, factotum, portaborse, dell’uomo da ‘marciapiedi’ (definizione dello stesso ex sindaco nel suo libro), di Giovanni Cozzolino – indagato anch’egli dall’antimafia – è notorio. Ma Cozzolino, fedelissimo amico dei fratelli Aliberti, Pasquale e Nello Maurizio, è solo il primo della lunga lista della corte dei miracoli. Lo staff del Comune è stato uno dei ‘contenitori’ di favori più sfruttato: Maria Gallo, Marianna Di Martino, Antonio Esposito, Biagio Adinolfi, Antonio Aquino sono stati, per esempio, tutti ‘riempilista’ del centro destra della coalizione di Aliberti.
Ma a beneficiare della magnanimità dell’ex sindaco anche parenti e amici dei candidati. In un intreccio di favori, appalti, e ricompense che nella maggior parte dei casi non hanno tenuto conto di meriti e curriculum al fine di gestire la ‘res publica’ come ‘cosa nostra’, cioè loro. Della famiglia di Maria Gallo, la staffista, si parla anche a proposito di appalti e in particolare la reindustrializzazione dell’ex Copmes e del Polo scolastico. E’ solo un caso che il fratello della staffista, infatti, titolare della Geomed, ha eseguito lavori di palificazione sia nell’ex Copmes che nell’area del Polo scolastico, lì dove c’erano i veri danari gestiti dall’amministrazione Aliberti con il Piu’ Europa (24 milioni di euro di opere pubbliche). Nella corte dei miracoli poi ci sono i nomi noti che hanno assunto anche posti di rilievo, una pletora di donne giusto per non tralasciare la voce ‘pari opportunità’. Da Annalisa Pisacane, assessore, e poi in Scafati Sviluppo, Teresa Formisano, figlia di Silverio, capogruppo di Forza Italia, Brigida Marra, avvocato difensore di Aliberti in alcuni processi e esponente della maggioranza, Carmela Berritto, consigliere comunale. Non meno lunga la lista dei miracolati non è sfuggito il salto di qualità di Nicola Acanfora, da staffista ad assessore, quello di Diego Chirico e della moglie Roberta Iovine, il primo consigliere comunale, la seconda psicologa al piano di zona. E poi Antonio Fogliame a Scafati Solidale. Solo per citarne alcuni. Ma tra le questioni sottolineate dagli inquirenti vi è quella degli organismi di controllo e dell’area tecnica: anche qui solo un groviglio di ‘raccomandati’.
Dei 14 professionisti nominati negli organismi di valutazione e di controllo di gestione del Comune di Scafati ben sette erano stati candidati nelle liste a sostegno del sindaco Aliberti nelle amministrative del 2013: Sisto Vitiello (Aliberti Sindaco), Immacolata Aiello (Aliberti Sindaco), Immacolata Visone (Alleanza Popolare), Giuseppina La Montagna (Azzurri), Angelo Romano (Grande Scafati), Gennaro Cirillo (Scafati Cresce), Raffaela D’Aquino (Unione di Centro). E quindi anche l’indipendenza dei nuclei di valutazione e di gestione, cioè organi di controllo, erano di fatto ‘cosa nostra’, cioè loro. Ma aldilà delle ricompense politico-elettorali o amicali alcuni dei ‘miracolati’ dalla politica alibertiana non avevano le professionalità per ricoprire quegli incarichi, lo testimoniano i loro curriculum, lo evidenza la commissione di accesso nel corso delle indagini.
Ma non è solo questo l’aspetto drammatico di questa amministrazione, vi è anche un altro aspetto, molto più inquietante che riguarda gli incarichi elargiti a familiari o a persone indicate da esponenti della criminalità che testimonia la rete di collusioni tra politica e camorra, anche a scopo elettorale, che potrebbe costare l’arresto dell’ex sindaco, chiamato a risponderne dinanzi ai giudici della corte di Cassazione il prossimo 23 gennaio. Ma questa è un’altra storia e vale la pena di ripercorrerla.
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