

La Dda di Napoli ha chiesto e ottenuto l’arresto di uno dei presunti assassini di Raffaele Stanchi e Luigi Montò, affiliati al gruppo criminale Abete-Abbinante, trovati carbonizzati il 9 gennaio 2012 a Melito, all’interno del bagagliaio di una Fiat Punto risultata rubata. Vincenzo Russo detto “Geremia”, già in carcere per associazione a delinquere, traffico di droga e armi, è ritenuto un affiliato al gruppo della Vanella Grassi, è stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare.
Contro di lui le ricostruzioni dei collaboratori di giustizia che hanno raccontato fin nei minimi dettagli più atroci il duplice omicidio che segnò l’affrancazione dei “Girati” dai gruppi di Secondigliano. In carcere, come ricorda Il Roma, ci sono tutti i boss della Vanella Grassi, alcuni di loro, come Fabio Magnetti, già reo confessi.
Raffaele Stanchi, 33enne, aveva acquistato una partita di droga dalla Vanella Grassi e non l’avrebbe pagata. Ecco perché, secondo la Dda, scattò la vedetta e cadde nella trappola con Luigi Montò. Prima di dargli fuoco dopo averlo ucciso, gli fu tagliata la mano destra, quella che si usa abitualmente per maneggiare i soldi: un chiaro segnale a chi doveva capire che il movente stava nel mancato pagamento della sostanza stupefacente.
Uno “sgarro” imperdonabile per quelli della Vanella-Grassi. Decisivo, per ricostruire movente e retroscena e capire quale clan avesse organizzato l’ag- guato, si è rivelato il riascolto di un’intercettazione ambientale risalente al 31 ottobre 2011. “Lellobastone” conversava con un uomo non identificato, affiliato anch’egli agli Amato-Pagano, e i due fecero dei riferimento all’intenzione di non pagare quelli della “Vanella” per la droga.
Ecco cosa ha raccontato il pentito Rosario Guarino detto Joe Babana: “L’accordo era quello di tenerli in vita, anche se Luigi Montò dei due milioni di euro non sapeva niente e poteva morire. “Lello bastone” no, doveva darci i soldi e perciò volevano solo farlo parlare. Perciò lo chiudemmo in uno stanzino e cominciammo a picchiarlo. Lui ripeteva di non essersi preso niente: né per lui né per Arcangelo Abete. A un certo punto Fabio Magnetti perse la pazienza e gli sparò. Nel frattempo era già stato ucciso Montò”.
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