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«Se non paghi, ti arriva la tranvata»: patto tra ispettore antimafia e commercialista per ricattare le imprese

L’appuntamento era quasi sempre lo stesso: lo studio del commercialista a Carinaro, zona industriale di Teverola. Ma prima di iniziare a parlare, scattava il protocollo di sicurezza. Niente cimici, niente registrazioni. Almeno nelle intenzioni dei protagonisti. Appena entrato, l’imprenditore Salvatore Iorio veniva accolto da un uomo ben vestito, con la barba brizzolata, un Rolex al polso e il sigaro tra le dita.

«Dammi il cellulare», intimava l’uomo, che si presentava come “Andrea della Prefettura”. I telefoni venivano presi e chiusi nel bagno dello studio. Solo allora iniziava la trattativa. Quell’uomo era Andrea Garofalo, ispettore della Polizia di Stato e membro del GIA (Gruppo Interforze Antimafia), l’organismo che decide chi può lavorare con la Pubblica Amministrazione e chi, invece, deve essere spazzato via da un’interdittiva.

«Andrea della Prefettura» e lo spauracchio della «tranvata»

Il metodo descritto dal GIP Berrino era chirurgico: Garofalo, grazie al suo ruolo in Questura a Caserta, conosceva in anticipo le informative riservate del ROS. Sapeva chi era sotto osservazione e chi rischiava di perdere l’iscrizione alla “White List”. Era allora che entrava in gioco il “socio”, il commercialista Domenico D’Agostino.Ai malcapitati veniva mostrato lo schermo di un computer: «C’erano delle informative negative nei miei confronti — racconta Iorio nella sua denuncia — mi facevano vedere la sentenza di confisca definitiva relativa ai miei familiari».

Il messaggio era chiaro: se non ti “appariamo” noi, la tua azienda è finita. Garofalo usava termini gergali ma inequivocabili: «Adesso i tempi sono stretti… la tranvata sicuramente la prendi però cerchiamo di farti prendere una tranvata minore». O ancora: «Se tu acchiappavi la carocchia (l’interdittiva, ndr) già ti comunicavano l’interdittiva ed era finita».

Il Modello 231: lo schermo legale per la mazzetta

Per giustificare il passaggio di denaro, il duo aveva ideato un escamotage: la redazione del “Modello 231”, una certificazione sulla responsabilità societaria che, pur non essendo obbligatoria per la White List, veniva spacciata come l’unica ancora di salvezza.Il prezzo? Salatissimo. Per Iorio la richiesta fu di 10.000 euro: 4.000 fatturati dal commercialista per un’attività definita dagli inquirenti “posticcia” e 6.000 in contanti per l’ispettore.

Garofalo, con una spavalderia che il GIP definisce allarmante, definiva quella cifra quasi un’offesa professionale: «I prezzi sono altri e questo è veramente un fiore… ti vai a fare una mangiata a Punto Nave e li spendi questi soldi».

La mazzetta e le colombe pasquali

L’avidità degli indagati emerge in dettagli quasi grotteschi. Non bastavano i contanti. Durante uno degli ultimi incontri prima di Pasqua, Garofalo rincara la dose: «Fai quattro e sei… e un paio di colombe buone… quelle di Benito però!». Un extra da 80 euro che si aggiungeva alle migliaia di euro estorte per “tirare il freno a mano” ai controlli antimafia.

L’ispettore si sentiva intoccabile, ma era consapevole del rischio: «Tieniti presente che a me mi arrestano se vengono a sapere una cosa di questa… non devi parlare manco in corpo a te». Non aveva fatto i conti con il coraggio di chi, come Salvatore Iorio, aveva già denunciato in passato esponenti dei Casalesi come Franco Letizia e i figli di Sandokan.

«Mia moglie, come me, ha sofferto tutte le angherie subite dal clan dei casalesi — spiega l’imprenditore — e ho deciso di venire a denunciare».

Il sistema «a stile aperto»

Nelle pagine dell’ordinanza, il GIP Berrino descrive quello di Garofalo come un «sistema ben strutturato di reiterate concussioni a stile aperto». Non c’era solo Iorio. Arturo Di Caterino, un altro imprenditore, sarebbe stato costretto a versare 15.000 euro (di cui 12.500 in contanti) per evitare che le vicende giudiziarie del nonno bloccassero la sua attività.

Le minacce di Garofalo erano brutali: «Se non fai questa 231 tu ti becchi l’interdittiva e dopo, anche se hai ragione, la questione la risolvi quando avrai 50 anni, ci vogliono 20 anni per risolverla». E ancora: «Salvatore tu mi devi stare a sentire! Altrimenti qua ti fai male, ma ti fai male davvero».Conclusioni del GIP: un tradimento della divisa

Garofalo, definito “esperto di indagini” per i suoi trascorsi alla DIA e alla Squadra Mobile, usava le sue competenze per muoversi nell’ombra, consapevole di come eludere le investigazioni.Il quadro che emerge è quello di un pubblico ufficiale che ha messo all’asta la funzione più delicata dello Stato: la lotta alle infiltrazioni mafiose.

In un territorio difficile come quello casertano, la White List è vita o morte per un’azienda. Garofalo e D’Agostino lo sapevano bene e su quella paura avevano costruito il loro mercato privato. Fino a quando un uomo che non aveva paura della camorra ha deciso che non doveva averne nemmeno di un poliziotto infedele.

Napoli, perchè il pareggio di Parma è comunque importante

Il pareggio strappato ieri pomeriggio al Tardi di Parma dal Napoli di Antonio Conte non è un punto da buttare perchè arrivato al termine di una sfida complicata, nata nel peggiore dei modi e rimessa in piedi con carattere, forza mentale e voglia di restare aggrappati fino in fondo al treno scudetto.

Gli azzurri escono dal campo con qualche rimpianto, ma anche con la consapevolezza di essere ancora vivi, ancora in corsa, ancora pronti a lottare.

La gara si era trasformata in un incubo praticamente al primo respiro.Un colpo durissimo, arrivato a freddo, capace di spezzare immediatamente i piani della squadra partenopea e di indirizzare la partita su binari inattesi.Per diversi minuti il Napoli ha accusato il contraccolpo psicologico.

Lo svantaggio lampo ha portato nervosismo, qualche errore di troppo in impostazione e una certa difficoltà nel trovare ritmo e pulizia di manovra.Il Parma, forte del vantaggio immediato, ha potuto gestire con più tranquillità, chiudendo gli spazi e provando a ripartire ogni volta che gli azzurri concedevano campo.

Eppure, proprio nei momenti di maggiore difficoltà, si è vista la fibra di una squadra che non vuole arrendersi.
Il Napoli ha progressivamente rialzato la testa, aumentando il possesso, alzando il baricentro e cercando con insistenza la giocata giusta negli ultimi metri.
Nel finale del primo tempo gli azzurri hanno spinto con maggiore convinzione, andando vicino al pareggio e costruendo i presupposti per riaprire davvero la sfida. Il gol, però, non è arrivato prima dell’intervallo, lasciando nell’aria quel senso di frustrazione per un’occasione soltanto sfiorata.

Nella ripresa, però, la squadra è rientrata in campo con un altro volto.Più determinata, più compatta, più convinta delle proprie possibilità. Il Napoli ha iniziato a occupare stabilmente la metà campo avversaria, facendo valere qualità e intensità.
La pressione azzurra è cresciuta minuto dopo minuto, fino a trasformarsi nel meritato pareggio al 60’.

A rimettere tutto in equilibrio ci ha pensato ancora una volta Scott McTominay, sempre più uomo pesante nelle due fasi e sempre più decisivo nei momenti chiave della stagione.Il Parma, però, ha resistito con ordine e sacrificio, mentre agli azzurri è mancato l’ultimo guizzo per completare l’opera.Resta così un pareggio che rallenta, ma non spegne. Perché il segnale più importante arriva proprio dalla reazione.

Subire un gol dopo 33 secondi, in una partita così delicata, avrebbe potuto mandare fuori giri chiunque.
Il Napoli invece ha saputo soffrire, ricompattarsi e riprendere in mano il proprio destino almeno all’interno dei novanta minuti.
Ed è proprio questa capacità di non crollare, di restare dentro la gara anche quando tutto sembra girare storto, che può fare la differenza nelle ultime curve della stagione.

La corsa scudetto è ancora aperta e il Napoli ha il dovere di crederci fino all’ultimo.
Gli azzurri hanno dimostrato di avere orgoglio, qualità e una tenuta mentale da squadra vera. Certo, il pareggio contro il Parma lascia un velo di amarezza, ma allo stesso tempo consegna una certezza: questa squadra non intende alzare bandiera bianca.
Finché ci saranno partite da giocare e punti da conquistare, il Napoli continuerà a inseguire il suo sogno.

E magari, proprio da una serata complicata come questa, può nascere la spinta emotiva giusta per il rush finale.
Perché i campionati non si vincono solo nelle notti perfette, ma anche sapendo resistere nelle giornate sporche, stringere i denti e restare in piedi.
Il Napoli è ancora lì. E finché è lì, tutto è possibile.

 Ludovica Carrano

Vesuvio, boom di turismo slow tra trekking e percorsi del vino

Non più solo visite lampo ai siti archeologici, ma esperienze lente, immersive e legate al territorio. Il Vesuvio cambia pelle e si propone come destinazione ideale per lo slow trekking e l’enogastronomia, intercettando una domanda turistica in forte crescita dopo la pandemia.

Il segnale arriva dalla quarta edizione di Open Outdoor Experiences, il salone dedicato alle attività all’aria aperta che si è svolto a Capaccio Paestum. Qui operatori italiani e internazionali hanno mostrato un interesse sempre più marcato per itinerari che uniscono natura, cultura e vino, con il Vesuviano tra le aree più osservate.

Il modello che prende forma è quello di un turismo integrato, capace di affiancare alle mete più celebri nuove esperienze. Accanto al richiamo intramontabile di Pompei, Ercolano e degli altri siti storici, cresce infatti l’attenzione per percorsi che partono da Ercolano, salgono verso il Gran Cono e si arricchiscono con tappe all’Osservatorio Vesuviano e nelle cantine locali, tra degustazioni e racconti del territorio.

«Agli operatori è piaciuta l’idea di visitare e vivere esperienze intorno al Vesuvio, con la possibilità di combinare escursioni e degustazioni», spiega Luca Coppola, presidente del Consorzio Costa del Vesuvio, sottolineando come il vino sia diventato un elemento centrale dell’offerta, non più un segmento di nicchia ma parte integrante dell’esperienza turistica.

Il cambiamento, però, va oltre il Vesuvio. L’obiettivo è distribuire i flussi e allungare la permanenza dei visitatori, puntando anche su aree meno battute come l’Irpinia e l’Alto Casertano. «C’è una grande richiesta di esperienze diverse dal solito, legate alla natura e ai cammini», aggiunge Coppola, indicando una trasformazione ormai strutturale del settore.

In questo scenario, il turismo lento diventa una risposta alla saturazione delle mete più affollate e un’opportunità per riscoprire territori meno conosciuti. Percorsi storici come la strada regia delle Calabrie, che richiama l’antico Grand Tour, stanno tornando al centro dell’attenzione anche di operatori internazionali.

Il Vesuvio, così, non è più soltanto un simbolo da fotografare, ma un luogo da vivere con ritmi diversi, tra paesaggi, sapori e cammini. Una sfida che punta a ridisegnare l’identità turistica dell’intera area.

Eredità Agnelli, richiesta di rinvio a giudizio per John Elkann

La Procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per John Elkann nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità di Marella Agnelli, vedova di Gianni Agnelli. La stessa richiesta riguarda anche il commercialista Gianluca Ferrero. Il procedimento nasce da un’imputazione coatta disposta nei mesi scorsi, che aveva in parte respinto la precedente istanza di archiviazione avanzata dall’accusa.

Secondo quanto emerge dagli atti, la nuova richiesta dei magistrati si inserisce in un fascicolo che ruota attorno alla residenza fiscale e alla gestione successoria di Marella Caracciolo Agnelli, scomparsa nel 2019. L’udienza è stata aggiornata al 22 giugno, data in cui il giudice dovrà valutare la posizione degli indagati e l’eventuale avanzamento del procedimento verso la fase processuale.

Nel quadro dell’inchiesta, la posizione di Elkann si intreccia con quella di Ferrero anche dopo il diniego del tribunale alla richiesta di accesso alla messa alla prova per il primo e al patteggiamento per il secondo. Il fascicolo, inoltre, verrà riunito a un altro procedimento già approdato all’udienza preliminare, aperta nelle scorse ore e subito rinviata.

Nel complesso, l’indagine si è sviluppata in più filoni che verranno ora ricondotti a un unico percorso giudiziario. Tra i capitoli ancora aperti figura anche quello relativo al ruolo del notaio Remo Morone, chiamato in causa per presunte irregolarità legate all’iscrizione alla Camera di commercio degli assetti della società Dicembre, la holding che controlla le principali partecipazioni del gruppo.

Il procedimento, destinato a riunificarsi nei prossimi mesi, segna un passaggio cruciale di una vicenda giudiziaria che continua a intrecciare profili successori, societari e fiscali legati a una delle dinastie industriali più note del Paese.

Avellino: auto rubata e fuga a Lacedonia, arrestati due uomini dopo inseguimento

Tentano la fuga dopo essere stati intercettati a bordo di un’auto rubata, ma vengono rintracciati e arrestati dopo alcune ore di ricerche. È accaduto nel territorio di Lacedonia, in provincia di Avellino, durante un servizio di controllo economico del territorio.

A finire in manette due cittadini di nazionalità marocchina, entrambi sprovvisti di documenti, individuati dai militari della Tenenza di Sant’Angelo dei Lombardi mentre viaggiavano su un veicolo risultato poi rubato.

Alla vista della pattuglia, il conducente ha bruscamente interrotto la marcia, abbandonando il mezzo in carreggiata insieme al passeggero. Una manovra improvvisa che ha messo a rischio la sicurezza degli altri automobilisti. I due si sono quindi dati alla fuga a piedi, facendo perdere momentaneamente le proprie tracce.

Dopo aver messo in sicurezza l’auto, i finanzieri hanno avviato immediatamente le ricerche, proseguite per diverse ore fino al rintraccio dei fuggitivi. Una volta individuati, sono stati fermati e arrestati.

I due dovranno ora rispondere di furto, resistenza a pubblico ufficiale, ricettazione e del nuovo reato di fuga previsto dal Codice della Strada. L’autovettura è stata sottoposta a sequestro, mentre gli arrestati sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria per la convalida del provvedimento.

Cardarelli, nuovi reparti per emergenza e cardiologia: potenziata l’assistenza

Un passo avanti nel rafforzamento della sanità napoletana. All’ospedale Cardarelli entrano in funzione nuovi reparti dedicati all’emergenza e alla cardiologia, con l’obiettivo di migliorare la gestione dei pazienti più gravi e ridurre i tempi di intervento.

L’apertura è fissata per la mattina del 14 aprile nel padiglione DEA-L, cuore dell’area emergenziale della struttura. Si parte con il reparto di Medicina d’Emergenza e Urgenza, dotato di 16 posti letto ordinari e uno dedicato all’isolamento. Uno spazio pensato per accogliere pazienti in condizioni critiche, con quadri clinici complessi che richiedono una stabilizzazione immediata prima del trasferimento nei reparti ordinari.

A seguire, sarà inaugurata anche la nuova unità di terapia intensiva coronarica, composta da otto box singoli, insieme alla terza sala di emodinamica. Un potenziamento significativo per il trattamento delle patologie cardiache acute, dove rapidità e precisione fanno la differenza tra la vita e la morte.

A guidare la presentazione dei nuovi spazi saranno i responsabili delle unità operative coinvolte, con l’obiettivo di illustrare nel dettaglio le funzionalità e l’organizzazione dei reparti.

L’intervento rientra in un più ampio piano di riqualificazione del Cardarelli, che negli ultimi 42 mesi ha visto la realizzazione di venti interventi per un investimento complessivo superiore ai 30 milioni di euro. Un percorso che punta a rendere l’ospedale sempre più efficiente e in grado di rispondere alle emergenze sanitarie di un territorio complesso e densamente popolato.

Con queste nuove aperture, il Cardarelli rafforza il proprio ruolo strategico nella rete dell’emergenza, puntando su tecnologie avanzate e spazi dedicati alla gestione dei casi più delicati.

«Ti stacco la testa, metti tua moglie a fare…»: così il clan Moccia voleva divorarsi la Toscana

C’è un confine sottile tra un normale contenzioso commerciale e l’inferno dell’estorsione di stampo mafioso. A Poggibonsi e Monteriggioni, nel cuore pacifico e produttivo della provincia senese, questo confine è stato brutalmente cancellato nella primavera del 2025.

Un cantiere edile si è trasformato in una roccaforte criminale, un avamposto dove la legge dello Stato ha dovuto cedere il passo a quella della prepotenza camorristica. A far luce su questa oscura vicenda è l’ordinanza cautelare firmata dal GIP di Firenze Alessandro Moneti, scaturita dal blitz “Contractos”, che ha portato all’arresto di 11 persone accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso, contigue o affiliate al temibile clan Moccia di Afragola.

Tutto inizia in modo apparentemente banale. Raffaele Panico, imprenditore edile di Castel Voturno e amministratore della P.R. Appalti s.r.l., concorda con Michele Palmerini e Michele Cannoni, titolari della Re. Strutture s.r.l., alcune opere edili da eseguire “a corpo” per un valore di 16.000 euro.

Ma quella che doveva essere una semplice subfornitura si rivela una trappola mortale. A marzo, il tono dei solleciti cambia: non più richieste contabili, ma ordini perentori, gonfiati a dismisura, che arrivano a pretendere oltre 160.000 euro.

«Sono un guappo, un camorrista»

A tessere la tela dell’intimidazione è Giuseppe Castiello, classe 1979, che si autoproclama vero padrone delle sorti dell’azienda. Le intercettazioni e i messaggi WhatsApp finiti agli atti dell’inchiesta restituiscono un vocabolario di brutale e cruda violenza. Castiello non usa mezzi termini per far capire chi comanda: «Tu lo sai chi sono io? Sono Castiello Giuseppe, in professione d’arte Peppe Castiello, noto alle forze dell’ordine, sono un guappo, un camorrista… io i soldi me li prendo dove e quando voglio io».

E per assicurarsi che il messaggio arrivi forte e chiaro agli imprenditori ormai terrorizzati, aggiunge il carico dell’intimidazione mafiosa: «La vostra unica salvezza è la caserma qua a fianco. Ma se arrestano me, tengo altri 20 soldati… altri mille soldati tengo pronti».

Di fronte all’impossibilità delle vittime di reperire decine di migliaia di euro in pochi giorni, le telefonate si trasformano in un macabro rosario di minacce di morte: «Ti faccio la faccia di pietra», «Ti stacco la testa», «Ti cavo via gli occhi, vengo a Firenze e ti tiro il cuore dal petto». Di fronte alle disperate obiezioni di uno dei soci («Ma con che te lo fò il bonifico, con l’aria?»), la risposta di Castiello è raggelante: «Metti tua moglie a fare la vita, metti tua sorella a battere».

L’assedio e le barricate a Monteriggioni

Il metodo Moccia non si limita al terrore telefonico. Il sodalizio mette in atto una vera e propria occupazione fisica, “militare”, del cantiere. Ad aprile, gli uomini di Castiello (tra cui il figlio Gennaro, Giovanni Del Prete e Claudio Zanfardino) cacciano via i geometri e i dipendenti della ditta vittima: «Fino a quando non pagate il cantiere è nostro, prendi le tue cose e vattene».

A maggio l’arroganza criminale tracima oltre i confini del cantiere, investendo le istituzioni e la comunità locale di Monteriggioni. Il 7 maggio, gli affiliati creano vere e proprie barricate con materiale di risulta in strada, impedendo il passaggio. Giuseppe Castiello arriva persino a pedinare la responsabile della scuola materna adiacente, intimandole di chiudere l’istituto: «Domani è meglio che non fate venire i bambini a scuola perché faremo azioni molto più grosse»

. Quando la Polizia Municipale interviene per scortare i tecnici comunali — bloccati e terrorizzati dai manifestanti — per ripristinare la corrente elettrica staccata, Castiello si batte il pugno sul petto, fronteggia l’agente urlando e minacciando i suoi figli, concedendo poi l’accesso ai contatori con magnanimità criminale solo perché «il guasto riguarda i bambini e i bambini non si toccano».

Il gip: “Il clan Moccia ha esportato il proprio modello criminale nelle campagne senesi”

Per il Giudice delle Indagini Preliminari, il quadro è chiarissimo e il richiamo all’aggravante del metodo mafioso (art. 416 bis.1 c.p.) è pienamente giustificato. Non è necessario che l’estorsore mostri un “patentino” formale di affiliazione, ma basta che la sua azione di gruppo, il richiamo ai “soldati” pronti a vendicarlo e le modalità efferate delle intimidazioni creino un assoggettamento psicologico tipico della camorra. Il clan Moccia ha esportato il proprio modello criminale nella placida campagna senese, stritolando un’impresa locale pur di cannibalizzarne i fondi. Un incubo finito solo grazie all’intervento della magistratura fiorentina.

L’ELENCO DEGLI INDAGATI RAGGIUNTI DA MISURA CAUTELARE

In custodia cautelare in carcere:

CASTIELLO Giuseppe (nato il 31.08.1979 ad Afragola), residente ad Afragola (NA)

PANICO Raffaele (nato il 07.06.1964 a San Felice a Cancello), residente a Scarperia e San Piero (FI)

DE FALCO Felice (nato il 20.01.1969 a Casalnuovo di Napoli), residente a Scarperia e San Piero (FI)

CASTIELLO Gennaro (nato il 02.09.1999 a Napoli), residente ad Afragola (NA)

DEL PRETE Giovanni (nato il 05.03.1987 ad Acerra), residente ad Afragola (NA)

ZANFARDINO Claudio (nato l’11.11.1980 ad Acerra), residente ad Afragola (NA)

ABATEGIOVANNI Domenico (nato il 10.11.1983 a Napoli), residente a Prato (PO)

Agli arresti domiciliari:

IORIO Michele (nato il 26.01.1996 a Napoli), residente ad Afragola (NA)

ROSMARINO Salvatore (nato il 05.01.1990), residente ad Afragola (NA)

PECORARO Armando detto “Lelluccio” (nato il 26.03.1976 a Bassano del Grappa), residente a Castel Volturno (CE)

DI GRAZIA Biagio Francesco (nato il 06.07.2005 a Villariccia), residente ad Afragola (NA)

 

(nella foto il borgo di Monteriggioni e gli uomini del clan Moccia arrestati; da sinistra Giuseppe Castiello, Gennaro Castiello, Armando “lello” Pecoraro, Claudio Zanfardino, Michele Iorio, Salvatore Rosmarino e  Giovanni Del Prete)

Napoli, spaccio sul pianerottolo del palazzo: arrestato pusher alle Case Nuove

Un via vai continuo di persone, movimenti sospetti e un atteggiamento guardingo che non è sfuggito agli occhi degli agenti. Così, nella mattinata di sabato, la Polizia di Stato ha arrestato un 43enne napoletano sorpreso a spacciare sul pianerottolo del proprio palazzo, nel quartiere Case Nuove.

L’intervento è scattato durante un normale servizio di controllo del territorio in via Antonio Toscano, dove gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico hanno notato un insolito flusso di persone entrare e uscire da uno stabile. Un dettaglio che ha fatto scattare l’intuizione investigativa.

Entrati nell’edificio per un controllo più approfondito, i poliziotti hanno individuato l’uomo al terzo piano, fermo sul pianerottolo con atteggiamento sospetto. La perquisizione ha confermato i sospetti: addosso al 43enne sono stati trovati 132 involucri di crack pronti per la vendita e 1.176 euro in contanti, suddivisi in banconote di diverso taglio.

Elementi che, secondo gli investigatori, rappresentano un chiaro riscontro dell’attività di spaccio organizzata direttamente all’interno dello stabile. Un sistema semplice ma efficace, basato su un continuo flusso di acquirenti. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Presidenza Figc, Malagò è la scelta della Serie A: 18 club favorevoli. Si candida anche Abete

La corsa alla presidenza della Federcalcio entra nel vivo e prende forma un primo schieramento forte. Dall’assemblea della Lega Serie A, riunita a Milano, emerge infatti un orientamento netto: diciotto club su venti sono pronti a sostenere la candidatura di Giovanni Malagò.

Una convergenza ampia, quasi plebiscitaria, che lascia isolate soltanto Lazio e Verona, uniche società contrarie alla proposta. Il nome dell’ex presidente del Coni, forte di un lungo percorso dirigenziale e di un profilo internazionale consolidato, si candida così a diventare il punto di riferimento del calcio italiano in vista delle elezioni del prossimo 22 giugno.

Il percorso però è ancora tutto da costruire. La scadenza per la presentazione ufficiale delle candidature è fissata al 13 maggio e, nel frattempo, si muovono anche altri protagonisti. Tra questi Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega nazionale dilettanti, che non nasconde le proprie ambizioni.

«Chiederò al consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò dalle società della Lega di A», ha dichiarato, indicando chiaramente la volontà di costruire una candidatura condivisa.

Abete punta a un confronto sui contenuti prima ancora che sui nomi: «Attraverso una condivisione della candidatura, presentarmi prima nella logica di discussione dei contenuti per poi valutare quale è il punto di caduta dei nomi».

Lo scenario che si delinea è quello di una partita ancora aperta, dove la spinta della Serie A potrebbe non bastare da sola a determinare l’esito finale. Il sistema calcio italiano, diviso tra professionismo e dilettantismo, sarà chiamato a trovare un equilibrio che tenga insieme interessi e visioni diverse.

Maltempo in Campania, scatta l’allerta gialla: rischio temporali e vento forte

Peggiora il quadro meteo sulla Campania e scatta l’allerta. A partire dalle 18 di oggi e fino alle 6 di domani mattina, il Centro funzionale della Protezione civile regionale ha diramato un avviso di criticità gialla per gran parte del territorio centro-meridionale.

Le previsioni indicano l’arrivo di temporali improvvisi, rapidi ma localmente intensi, accompagnati da fulmini, possibili grandinate e raffiche di vento. Fenomeni che, seppur concentrati in brevi intervalli di tempo, potrebbero avere un impatto significativo sul territorio.

Le aree maggiormente interessate sono quelle del Tusciano e Alto Sele, della Piana del Sele e dell’Alto Cilento, oltre alle zone del Tanagro e del Basso Cilento. In questi settori si teme soprattutto per le conseguenze legate alle precipitazioni intense e ai colpi di vento.

Non si escludono danni a coperture e strutture provvisorie, così come la caduta di rami o alberi. Sul fronte idrogeologico, il rischio è quello di allagamenti, innalzamento dei livelli dei corsi d’acqua e scorrimento delle acque sulle sedi stradali, con possibili disagi alla circolazione. In alcune aree più fragili potrebbero verificarsi anche cadute di massi o fenomeni franosi.

La Protezione civile invita i Comuni ad attivare i centri operativi e a mettere in campo tutte le misure necessarie per prevenire e limitare i rischi. Particolare attenzione viene richiesta anche alla manutenzione del verde pubblico e alla stabilità delle strutture esposte alle sollecitazioni del vento. Le prossime ore saranno decisive per valutare l’evoluzione dei fenomeni. Ai cittadini si raccomanda prudenza e di seguire costantemente gli aggiornamenti ufficiali.

Fuga di gas in cucina: ferita anziana di 86 anni

San Giorgio del Sannio – Una potente deflagrazione ha ferito gravemente un’anziana di 86 anni nella sua abitazione di via Ciriaco Bocchini. Probabile causa una fuga di gas in cucina: escluso coinvolgimento della rete Italgas.

I sanitari del 118 e i vigili del fuoco sono intervenuti rapidamente dopo l’esplosione, soccorrendo la donna e trasportandola all’ospedale di Benevento.

La messa in sicurezza e i rilievi

Gli uomini del fuoco hanno messo in sicurezza l’appartamento, evacuando la zona per precauzione. Hanno avviato rilievi tecnici per confermare le dinamiche dell’accaduto.
Esclusa la rete di distribuzione
Italgas, contattata per l’evento, precisa: “Il misuratore è esterno, disattivato e la rete gestita dalla società non è coinvolta. La causa va attribuita ad altra fonte”.

I protagonisti del Napoli: chi sta facendo la differenza in questa stagione

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La stagione 2025-2026 del Napoli si trova in una fase decisiva. Con 62 punti in 30 giornate e il terzo posto in classifica, la squadra di Antonio Conte è in piena corsa per la Champions League e non ha ancora rinunciato al sogno di difendere lo Scudetto conquistato lo scorso anno. Quattro vittorie consecutive contro Hellas Verona, Torino, Lecce e Cagliari hanno rilanciato le ambizioni azzurre, ma è soprattutto il rendimento dei singoli a raccontare la vera identità di questo Napoli.

Forma attuale e prospettive di scommessa sui siti online

Il momentum costruito nelle ultime settimane ha ridato fiducia all’ambiente partenopeo. Otto gol segnati e cinque subiti nelle ultime cinque partite restituiscono l’immagine di una squadra concreta, capace di vincere soffrendo. Il distacco dall’Inter capolista, ridotto a soli 2 punti, e quello dal Milan, appena 1 punto, rendono il finale di stagione apertissimo. Per chi volesse approfondire come questa fase influenzi il panorama delle quote e dei principali operatori del settore, è disponibile la panoramica completa sui siti di scommesse più affidabili.

Il prossimo banco di prova

Il big match contro il Milan del 6 aprile al Maradona rappresenta uno scontro diretto che potrebbe ridefinire la gerarchia della classifica e consolidare le ambizioni azzurre.

 

Attacco: Højlund e McTominay, la coppia che trascina

Il centravanti danese Rasmus Højlund, arrivato in prestito dal Manchester United, è il capocannoniere del Napoli in Serie A con 10 reti stagionali. Con 2.184 minuti in campionato, si è confermato riferimento offensivo imprescindibile nel 3-4-3 di Conte. Come ha dichiarato lo stesso Højlund a Tribuna.com, “i media hanno tanto da dire nel calcio, è difficile non farsi influenzare”, sottolineando la differenza di pressione rispetto all’esperienza inglese.

La sua trasformazione è stata notata dagli addetti ai lavori. L’ex attaccante Giampaolo Pazzini ha definito Højlund uno dei centravanti più dominanti della Serie A, al pari di Lautaro Martínez. Con 12 gol complessivi tra tutte le competizioni, è l’unico giocatore azzurro in doppia cifra di reti stagionali.

Scott McTominay rappresenta l’altra colonna portante dell’attacco. Con 7 gol in campionato e 11 complessivi, lo scozzese ha inciso direttamente sul 22% del monte realizzativo del Napoli in Serie A. Il suo ritorno da titolare contro il Cagliari il 20 marzo è stato emblematico: gol dopo appena 74 secondi e tre punti fondamentali. I numeri della sua avventura napoletana parlano chiaro: 19 reti in 59 presenze in Serie A, lo stesso totale raggiunto in 178 gare di Premier League con il Manchester United.

Centrocampo: Lobotka regista, Politano e Giovane creatori

Stanislav Lobotka resta il cervello tattico della squadra. A 31 anni, il regista slovacco mantiene una precisione nei passaggi superiore al 92%, dato che lo colloca tra i migliori nel suo ruolo in Serie A. La sua influenza va ben oltre i numeri offensivi: è il giocatore che detta il ritmo e controlla le transizioni.

Sulle fasce, Matteo Politano guida la classifica degli assist del Napoli con 5 passaggi decisivi in campionato, accompagnati da 1 gol. La sua capacità di servire Højlund e di rientrare sul piede sinistro lo rende un elemento fondamentale nella fase di costruzione. Giovane Nascimento, acquistato a gennaio dal Verona, ha già fornito 5 assist confermandosi innesto utile per la profondità della rosa. Per tutte le notizie sul Napoli e gli aggiornamenti sul rendimento della rosa, il portale di Cronache della Campania offre copertura quotidiana.

Difesa ritrovata e i numeri chiave

La vittoria per 1-0 sul Cagliari ha segnato il decimo clean sheet stagionale, il primo dal 17 gennaio contro il Sassuolo. Undici partite consecutive con almeno un gol subito avevano sollevato dubbi sulla tenuta difensiva, ma Alessandro Buongiorno ha guidato il reparto con autorevolezza. Come riportano le statistiche ufficiali della Serie A, il Napoli ha subito 30 gol in campionato, un dato che Conte punta a migliorare nel finale. Il recupero di Giovanni Di Lorenzo e Amir Rrahmani dopo la sosta potrebbe risultare decisivo.

Dati individuali in sintesi

 

  • Rasmus Højlund: 10 gol, 2 assist in Serie A (2.184 minuti)
  • Scott McTominay: 7 gol, 3 assist in Serie A (22% dei gol totali)
  • Matteo Politano: 1 gol, 5 assist in Serie A
  • Stanislav Lobotka: precisione passaggi superiore al 92%
  • Alessandro Buongiorno: 10 clean sheet stagionali

 

Chi fa davvero la differenza

Il Napoli di Conte è una squadra che dipende sempre meno dal singolo e sempre più dal sistema, come ha evidenziato il direttore sportivo Manna: “il lavoro fatto è incredibile e molto positivo”. Tuttavia, Højlund e McTominay restano i due giocatori con il maggior impatto diretto sui risultati, responsabili complessivamente di quasi la metà delle reti azzurre in campionato. Con otto giornate ancora da giocare, la capacità di questi protagonisti di mantenere continuità determinerà le ambizioni finali del Napoli nella corsa al vertice della Serie A.

 

Napoli, due stese ai Quartieri Spagnoli: allarme sicurezza

Napoli torna a fare i conti con episodi di violenza armata nel centro cittadino. Nella notte, nei Quartieri Spagnoli, si sono verificate due distinte sparatorie a breve distanza l’una dall’altra, facendo scattare immediatamente l’intervento delle forze dell’ordine.

Le pattuglie del commissariato San Ferdinando sono intervenute in via San Pantaleone, dove sul selciato sono stati rinvenuti cinque bossoli. Poco dopo, un secondo episodio si è registrato nella vicina via Sant’Anna di Palazzo: qui gli agenti hanno sequestrato altri sei bossoli.

In entrambi i casi, fortunatamente, non si registrano feriti né danni a cose. Resta però alta la tensione in una delle aree più frequentate e simboliche della città. La Polizia di Stato ha avviato le indagini per ricostruire dinamica e responsabilità dei due episodi, che potrebbero essere collegati.

Il contesto: segnali da non sottovalutare

Gli ultimi avvenimenti nei Quartieri Spagnoli si inseriscono in un quadro più ampio che, negli ultimi mesi, ha visto riaffiorare episodi di criminalità diffusa proprio nel centro storico di Napoli. Un territorio che negli anni ha conosciuto una significativa trasformazione, anche grazie al turismo, ma che continua a convivere con fragilità strutturali e dinamiche legate alla presenza della criminalità organizzata.

Le sparatorie senza feriti — spesso definite “dimostrative” — rappresentano un segnale preciso: marcatura del territorio, avvertimenti, regolamenti di conti che non sempre sfociano in azioni eclatanti ma che contribuiscono a mantenere alta la tensione.

Tra rinascita e rischio regressione

Il dato più rilevante non è tanto l’assenza di vittime, quanto il ritorno di colpi d’arma da fuoco in strade densamente abitate e frequentate anche da turisti. I Quartieri Spagnoli sono oggi il simbolo di una Napoli che prova a reinventarsi, tra economia informale, accoglienza e vitalità culturale.

Tuttavia, episodi come questi rischiano di incrinare la percezione di sicurezza e di compromettere un equilibrio già delicato. La sfida, per istituzioni e forze dell’ordine, è duplice: da un lato contrastare con decisione ogni segnale di riemersione criminale, dall’altro consolidare i processi di riqualificazione sociale ed economica.

Perché il vero nodo resta sempre lo stesso: impedire che la normalità della vita quotidiana venga nuovamente condizionata dalla logica delle armi e del controllo del territorio.

Caso Domenico, la famiglia chiede verifiche su entrambi i cuori

Napoli– Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. Il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, ha presentato un’istanza al giudice per le indagini preliminari chiedendo un ampliamento dell’incidente probatorio fissato per il prossimo 28 aprile al Policlinico di Bari.

In particolare, la richiesta riguarda la presenza, durante l’esame tecnico, non solo del cuore trapiantato e poi risultato danneggiato, ma anche del cuore originario del bambino, espiantato prima dell’intervento.“È un accertamento necessario – ha spiegato Petruzzi – perché restano interrogativi a cui bisogna dare risposte chiare”.

I possibili nuovi interrogatori dei medici

Parallelamente, si apre un ulteriore fronte investigativo. Il legale ha infatti fatto riferimento alla possibilità di un nuovo interrogatorio preventivo per il cardiochirurgo Guido Oppido e per la sua vice Emma Bergonzoni.
I due medici sono indagati per falso nell’ambito del procedimento che riguarda presunte modifiche alla cartella clinica del piccolo Domenico.

Secondo Petruzzi, un’eventuale ripetizione degli interrogatori risulterebbe “irrituale”. “Qualcosa deve essere accaduto durante le audizioni delle scorse settimane – ha sottolineato – poi si capirà per quale motivo si renda necessario rifarle”.

Il nuovo caso: una bambina morta prima dell’intervento

Nel frattempo, emerge un secondo episodio finito sotto la lente della fondazione dedicata a Domenico. Si tratta del decesso di una bambina avvenuto all’ospedale Monaldi nell’ottobre 2025, circa due mesi prima dell’intervento sul piccolo Caliendo.
Secondo quanto riferito dal legale, la documentazione clinica è ancora in fase di analisi, ma i primi elementi farebbero ipotizzare un ritardo nelle cure.

“La bambina – ha spiegato Petruzzi – sarebbe morta a causa di un atteggiamento attendista immotivato. Non risulta alcuna annotazione clinica che giustifichi questa scelta, che potrebbe aver compromesso le possibilità di sopravvivenza”.

Diagnosi nota, intervento tardivo

Dalla ricostruzione emerge che la piccola fosse affetta da una malformazione diagnosticata già in fase prenatale, circostanza che avrebbe richiesto un intervento tempestivo subito dopo la nascita.

“Si sapeva che bisognava intervenire immediatamente – conclude il legale – ma ciò non è avvenuto. Quando si è deciso di operare, ormai era troppo tardi”.

Omicidio della vittima innocente Fabio Ascione: via libera ai funerali pubblici

Napoli – Fabio Ascione non aveva alcun legame con la criminalità organizzata ed è caduto vittima di una spirale di violenza a lui del tutto estranea. Alla luce delle nuove evidenze investigative, il questore ha fatto un passo indietro rispetto ai divieti iniziali legati all’ordine pubblico, autorizzando i funerali pubblici per il ventenne ucciso lo scorso 7 aprile.

Le esequie saranno celebrate domani, martedì 14 aprile, alle ore 10.30 nella chiesa di San Pietro e Paolo, a pochi passi dall’abitazione del giovane nel quartiere di Ponticelli.

Il divieto di corteo e le indagini

Nonostante l’apertura sulle celebrazioni in chiesa per permettere l’ultimo saluto della comunità, le autorità hanno mantenuto una linea di prudenza. Il questore ha infatti interdetto lo svolgimento del tradizionale corteo funebre tra le strade del quartiere per prevenire possibili criticità.

Le indagini degli inquirenti, intanto, continuano a restituire il profilo di un ragazzo pulito, estraneo alle dinamiche di camorra e ai regolamenti di conti che insanguinano la zona orientale di Napoli, ucciso con ogni probabilità per un tragico errore all’esterno di un bar.

La denuncia dal mondo della scuola

Di fronte all’ennesima giovane vita spezzata, si leva il forte grido d’allarme delle istituzioni locali. Valeria Pirone, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico tecnologico “Marie Curie” di via Argine, ha espresso tutta la frustrazione di chi opera ogni giorno in prima linea. “Negli anni ci saremmo aspettati qualcosa di più sul controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine a Ponticelli”, ha dichiarato all’Adnkronos, sottolineando come l’omicidio di Fabio non debba più sorprendere in un contesto dominato da una violenza inaudita.

La richiesta di presidi fissi

La preside del “Marie Curie” punta il dito contro le gravi carenze strutturali della sicurezza nel quartiere. Secondo Pirone, è urgente affrontare il tema Ponticelli istituendo un presidio di polizia stabile e fisso, superando gli interventi occasionali e potenziando una rete di videosorveglianza attualmente definita “inesistente e inadeguata”. Di fronte a un’emergenza dove “si spara e si muore” quotidianamente, la dirigente ricorda che le scuole e il terzo settore possono fare ben poco da sole come presidio di legalità contro un mostro criminale diventato ormai enorme e tentacolare.

Ethnosports 2027, una visione globale per gli sport tradizionali

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Annunciato all’8° Ethnosport Forum di Antalya, Ethnosports 2027 è un progetto internazionale che punta a collegare sport tradizionali, culture e nazioni con un evento globale itinerante.

Antalya, Turchia — Ethnosports 2027 è stato presentato come una nuova organizzazione internazionale multisport, con l’obiettivo di portare gli sport tradizionali su un palcoscenico globale. La visione è stata annunciata ufficialmente durante l’8th Ethnosport Forum, tenutosi ad Antalya dal 3 al 5 aprile 2026, posizionando l’iniziativa Ethnosports 2027 come un passaggio significativo verso il riconoscimento e la collaborazione a livello internazionale nel campo degli sport legati alla tradizione.

Espressione di una visione globale di lungo periodo, Ethnosports 2027 riunirà atleti provenienti da diversi Paesi, favorendo competizione, scambio culturale e senso di identità condivisa attraverso discipline tradizionali. Il Forum ha rappresentato il contesto in cui questo progetto ambizioso è stato delineato per la prima volta, ponendo le basi per una nuova fase nello scenario sportivo internazionale.

Un nuovo ciclo globale per gli sport tradizionali

Progettato per svilupparsi su un ciclo quadriennale, Ethnosports sarà ospitato ogni volta da un Paese diverso, garantendo una partecipazione internazionale ampia e una forte diversità culturale. Questa struttura riflette un impegno concreto verso inclusività e continuità, con l’obiettivo di costruire un calendario internazionale sostenibile dedicato esclusivamente agli sport tradizionali.

L’iniziativa punta a superare i confini locali degli sport tradizionali, trasformandoli in un ambito riconosciuto e rispettato a livello globale. Attraverso una piattaforma unificata, Ethnosports 2027 intende rafforzare la visibilità del patrimonio culturale e favorire connessioni significative tra le nazioni.

«Ethnosports 2027 rappresenta un punto di svolta storico. Porterà gli sport tradizionali oltre i contesti locali, affermandoli come un movimento globale riconosciuto, fondato su valori e standard condivisi», ha dichiarato Necmeddin Bilal Erdoğan, presidente della World Ethnosport Confederation. «Questa iniziativa segna l’inizio di uno sforzo internazionale concreto e coordinato. È il momento di passare dal dialogo all’azione».

Una partecipazione globale che conferma un forte slancio

L’8° Ethnosport Forum di Antalya ha riunito partecipanti provenienti da 60 Paesi, tra cui 14 ministri dello sport, insieme a leader sportivi internazionali, rappresentanti istituzionali e ambasciatori del patrimonio culturale. Se il Forum ha rappresentato uno spazio di confronto, il suo impatto più duraturo risiede nell’introduzione di Ethnosports 2027 come progetto globale capace di unire.

Questa ampia partecipazione internazionale riflette una crescente consapevolezza del ruolo degli sport tradizionali come strumento efficace per la tutela del patrimonio culturale e la cooperazione tra Paesi. Ethnosports 2027 si inserisce in questo contesto, offrendo una piattaforma strutturata e ricorrente in cui questi valori possano tradursi in iniziative concrete su scala globale.

Erdoğan ha sottolineato la dimensione più profonda del progetto: «Gli sport tradizionali non sono solo attività fisiche. Sono espressioni vive di identità, storia e valori umani condivisi. Con Ethnosports 2027 stiamo creando uno spazio in cui questi valori possano crescere insieme a livello globale. Diventerà presto un punto di riferimento internazionale per gli sport tradizionali».

Una visione globale condivisa per il futuro

Ethnosports 2027 è qualcosa di più di un semplice evento sportivo: è un percorso globale costruito in modo collaborativo. Riunendo culture diverse attorno a una visione comune, l’iniziativa punta a rafforzare il dialogo, la comprensione reciproca e la creazione di relazioni durature tra diverse aree del mondo.

Con l’avvio dei preparativi per la prima edizione, cresce l’appello alla cooperazione internazionale. Paesi, istituzioni e comunità sono invitati a contribuire alla costruzione di un futuro condiviso, radicato nel patrimonio culturale e orientato a un progresso collettivo.

Nel concludere il suo intervento, Erdoğan ha lanciato un messaggio proiettato al futuro: «Questa non è una visione per una sola nazione, ma per tutti. Ethnosports 2027 è un invito aperto al mondo. È un richiamo globale alla tradizione. Uniamoci per scrivere insieme questa storia globale, guidati dalle nostre radici e ispirati da un futuro condiviso».

Caserta, tangenti per la «White List»: in carcere ispettore dell’Antimafia e un commercialista

Aversa – Un terremoto giudiziario scuote la provincia di Caserta proprio nel cuore degli uffici che dovrebbero garantire la legalità e la trasparenza delle imprese. In data odierna, la Squadra Mobile di Caserta ha dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di un Ispettore della Polizia di Stato e di un commercialista.

L’accusa è pesante: avrebbero trasformato l’iscrizione alle “White List” della Prefettura in un mercato nero di favori e mazzette.

L’ombra della corruzione nel G.I.A.

Il sospetto più inquietante riguarda la figura dell’Ispettore arrestato. L’uomo, in servizio presso la Questura di Caserta, era un membro effettivo del G.I.A. (Gruppo Interforze Antimafia) presso la Prefettura. Si tratta dell’organismo tecnico che ha il compito delicatissimo di verificare le infiltrazioni mafiose nelle aziende.

Secondo la ricostruzione coordinata dalla Procura di Napoli Nord, l’Ispettore, forte della sua posizione privilegiata, avrebbe sfruttato il suo ruolo nel contesto dell’aggiornamento della cosiddetta White List, l’elenco delle imprese fornitrici non soggette a tentativi di infiltrazione mafiosa.

Il meccanismo del ricatto

L’indagine della Squadra Mobile ha permesso di ricostruire un sistema di complicità in cui il commercialista fungeva, presumibilmente, da intermediario tra il pubblico ufficiale e il mondo dell’imprenditoria. I due indagati sono accusati di concussione e rivelazione di segreto d’ufficio. Il “metodo” era semplice quanto brutale: agli imprenditori venivano richieste somme di denaro per assicurare l’inserimento o la permanenza nell’elenco prefettizio, garantendo così alle ditte di poter continuare a lavorare con la Pubblica Amministrazione senza intoppi burocratici o interdittive.

Il tradimento istituzionale

La gravità di questo episodio non risiede solo nel reato di concussione in sé, ma nella qualità dei soggetti coinvolti.

L’Ispettore del G.I.A.: Rappresenta il massimo grado di tradimento dello Stato. Chi è deputato a combattere la criminalità organizzata si sarebbe trasformato, secondo l’accusa, nel guardiano corrotto di un cancello che doveva restare chiuso ai disonesti. La sua funzione era quella di “filtro” antimafia; averla messa in vendita significa aver minato la fiducia dei cittadini nella lotta ai clan.

Il Commercialista: La figura del professionista che “si presta” al malaffare è altrettanto allarmante. Invece di tutelare l’imprenditore o assisterlo legalmente, si sarebbe fatto complice di un sistema estorsivo, tradendo il codice deontologico della propria categoria.

Ipotesi di dolo: la preordinazione del reato

Sebbene il procedimento sia nella fase delle indagini preliminari e valga la presunzione di innocenza, le ipotesi di dolo che emergono appaiono strutturate:

Dolo intenzionale di profitto: La volontà diretta di utilizzare la funzione pubblica per l’arricchimento personale, programmando le richieste di denaro in coincidenza con le scadenze degli aggiornamenti della White List.

Dolo di tradimento del segreto: La consapevolezza di rivelare informazioni riservate (i controlli antimafia in corso) al fine di indurre timore negli imprenditori e giustificare la richiesta della “tangente” per “aggiustare” la pratica.

Sfruttamento della posizione di superiorità: Un dolo specifico nel mirare a imprenditori in difficoltà o vulnerabili alla burocrazia, sfruttando la paura di un’esclusione dal mercato pubblico.

Indagini in corso e perquisizioni

Mentre il Procuratore della Repubblica, Domenico Airoma, ha indetto una conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’operazione , gli investigatori sono impegnati in queste ore nell’esecuzione di decreti di perquisizione e sequestro negli uffici e nelle abitazioni degli indagati. L’obiettivo è cristallizzare le prove e verificare se il sistema di mazzette fosse ancora più esteso di quanto finora emerso. Sarà ora il Giudice terzo a valutare la solidità dell’impianto accusatorio nel corso del contraddittorio.

Napoli, la scia luminosa nel cielo: erano frammenti di un razzo satellitare

Una lunga scia luminosa ha solcato il cielo poco prima dell’alba, attirando l’attenzione di centinaia di persone tra Campania e Puglia. Il fenomeno, visibile per alcuni secondi e accompagnato da una sorta di “pioggia” di frammenti incandescenti, è stato fotografato e ripreso da numerosi testimoni.

In pochi minuti immagini e video hanno iniziato a circolare sui social, alimentando curiosità e interrogativi sull’origine di quella spettacolare lingua di fuoco apparsa nel cielo.

Il lavoro dell’Osservatorio di Capodimonte

A fare chiarezza è stata l’attività di osservazione dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Analizzando le immagini registrate dalle telecamere “All Sky”, che monitorano il cielo ventiquattro ore su ventiquattro, gli astronomi sono riusciti a ricostruire l’origine del fenomeno.

Secondo quanto emerso, a disintegrarsi nell’atmosfera terrestre è stato un razzo satellitare, uno dei vettori utilizzati per il trasporto dei satelliti nello spazio. Entrando a contatto con gli strati più densi dell’atmosfera, il razzo ha preso fuoco, frammentandosi in numerosi pezzi incandescenti che hanno generato la scia luminosa osservata da terra.

L’ipotesi confermata dagli esperti

Anche gli esperti di divulgazione astronomica avevano inizialmente indicato questa come la spiegazione più plausibile.

«Dalle immagini e dai video che stanno circolando, l’ipotesi più probabile è il rientro in atmosfera di un oggetto artificiale, probabilmente un satellite dismesso o uno stadio di un vecchio razzo», ha spiegato all’ANSA Nunzio Micale, promotore del progetto AstroGargano e presidente onorario del Gruppo Astrofili Dauni.

Micale ha ricevuto diverse segnalazioni soprattutto dalla provincia di Foggia e dai Monti Dauni, dove il cielo sereno ha permesso di osservare con maggiore chiarezza il fenomeno.

Un fenomeno spettacolare ma innocuo

Quando questi oggetti rientrano nell’atmosfera, l’attrito con l’aria genera temperature estremamente elevate. Il materiale si frammenta e spesso si vaporizza, producendo scie luminose molto intense e spettacolari.

Gli esperti sottolineano però che si tratta di eventi generalmente innocui. I frammenti che riescono a raggiungere il suolo sono infatti molto piccoli e raramente rappresentano un pericolo.

Il fenomeno della “spazzatura spaziale”

L’episodio rientra nel più ampio fenomeno dei rientri della cosiddetta “spazzatura spaziale”. Attorno alla Terra orbitano migliaia di oggetti artificiali non più operativi — satelliti dismessi, parti di razzi e altri detriti — che nel tempo perdono quota fino a rientrare nell’atmosfera.

Eventi come quello osservato nei cieli del Sud Italia, spiegano gli astronomi, non sono rari e tendono a verificarsi con una certa frequenza, anche se raramente risultano così visibili e spettacolari come accaduto all’alba di oggi.

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Aversa, picchia la madre e la minaccia con un coltello: arrestato 46enne

Aversa – Un lungo calvario familiare, fatto di violenze, minacce e continue richieste di denaro, sfociato nell’ennesima aggressione. Nella giornata del 12 aprile, i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Casal di Principe hanno arrestato un uomo di 46 anni, ritenuto responsabile di maltrattamenti nei confronti della madre 64enne.

L’allarme e l’intervento dei militari

La richiesta di aiuto è arrivata intorno alle 14 alla Centrale Operativa tramite il Numero Unico di Emergenza 112. A lanciare l’allarme è stata la donna, in forte stato di agitazione. I militari, giunti rapidamente nell’abitazione del centro di Aversa, hanno trovato la vittima visibilmente scossa e inizialmente incapace di raccontare l’accaduto.

L’aggressione in casa

Secondo quanto ricostruito, la violenza sarebbe scaturita da un motivo banale durante la preparazione del pranzo. Il 46enne avrebbe reagito scagliando oggetti contro la madre, colpendola al capo con una bottiglia e altri utensili. Non solo: l’uomo avrebbe impugnato un coltello da cucina, minacciandola di morte e pretendendo denaro.

Decisivo l’intervento del marito

A evitare conseguenze più gravi è stato il marito della vittima, intervenuto da un’altra stanza. L’uomo è riuscito ad allontanare il figlio dall’abitazione. Il 46enne si è poi dato alla fuga in bicicletta, continuando a urlare minacce.

La fuga e il fermo

Subito sono scattate le ricerche da parte dei carabinieri, che hanno rintracciato l’uomo poco dopo lungo viale Europa. Ancora in sella alla bicicletta, è stato bloccato e sottoposto a perquisizione: addosso aveva un coltello a serramanico, poi sequestrato. In evidente stato di agitazione, ha anche distrutto il proprio cellulare.

La donna è stata affidata ai sanitari del 118 e trasportata al pronto soccorso dell’ospedale “Moscati” di Aversa. I medici hanno riscontrato uno stato di agitazione post-aggressione e un trauma facciale.

Vent’anni di violenze

Dagli accertamenti è emerso un contesto familiare segnato da abusi reiterati: la 64enne ha riferito di subire da oltre vent’anni violenze fisiche e psicologiche, oltre a continue richieste di denaro, spesso legate alla dipendenza del figlio da sostanze stupefacenti. Numerose le denunce presentate nel tempo, con precedenti arresti.

Su disposizione dell’Autorità giudiziaria, il 46enne è stato arrestato in flagranza con le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali ed estorsione. È stato inoltre denunciato per porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere.
Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato trasferito nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

Il Liceo di Meta vince la sfida «Dire e Contraddire» e vola alle nazionali

Il COA di Torre Annunziata e quello di Nocera Inferiore si sono affrontati sabato 11 aprile nell’aula Siani del Tribunale oplontino per la fase territoriale del Torneo nazionale Dire e Contraddire, ideato dall’Avv. Vincenzo Di Maggio e dall’Avv. Angela Mazzia e giunto alla sesta edizione. In un luogo carico di solennità, gli studenti del Liceo “Publio Virgilio Marone” di Meta e del Liceo Classico “G.B. Vico” di Nocera Inferiore hanno dato prova di maturità, rigore e sorprendente padronanza retorica.

L’evento si è aperto con i saluti istituzionali dell’Avv. Pasquale Damiano, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata, che ha accolto studenti, docenti e giurati con vivo entusiasmo. Sono intervenuti, inoltre, l’Avv. Aniello Cosimato, Consigliere CNF, e l’Avv. Anna De Nicola, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nocera Inferiore.

Hanno introdotto i lavori gli l’Avv. Maria Formisano, Vicepresidente del COA di Torre Annunziata e referente del progetto, e l’Avv. William Di Nocera, Tesoriere del COA di Nocera Inferiore e referente del Torneo per la propria sede, nonché componente OCF.

A seguire, è stata presentata la giuria chiamata a valutare le due squadre: l’Avv. Biancamaria D’Agostino, Consigliere CNF, in qualità di Presidente; la Prof.ssa Silvia Izzo, Associato di Procedura Civile dell’Università di Cagliari e componente dell’Ufficio Studi CNF; e l’Avv. Camillo Cancellario, Consigliere CNF.

Le autorità intervenute hanno sottolineato il valore istituzionale del Torneo e il suo obiettivo di grande rilevanza educativa. Il progetto costituisce un contributo concreto dell’Avvocatura in tal senso, poichè l’iniziativa intende indirizzare le nuove generazioni verso un uso consapevole e responsabile delle parole, adottate come autentico strumento democratico.

La squadra del COA di Torre Annunziata, proveniente dal Liceo “Publio Virgilio Marone” di Meta (Na), era formata dagli studenti: Albano Francesca, Cacace Simona, Cappiello Aurora, Cassi Lorenzo, De Maio Stefano, Gargiulo Ginevra, Gargiulo Rosaria Adele, Palomba Paola, Paturzo Vittoria, Pontecorvo Rossella, Porzio Giovanna, Trombetta Salvatore Valerio, accompagnati dalla Dirigente, Prof.ssa Immacolata Arpino, e dai docenti che ne hanno seguito la preparazione: Prof. Luis Manuel Grimaldi, Prof. Giuseppe Esposito, Prof.ssa Carmela Sicignano.

La squadra del COA di Nocera Inferiore, proveniente dal Liceo Classico “G.B. Vico” di Nocera Inferiore (Sa), affidato alla Dirigenza della Prof.ssa Lucia Federico, era costituita dagli allievi: Salvatore Attanasio, Annapaola Battipaglia, Ida Botta, Chiara Marrazzo, Sofia Pacelli, Raffaele Pucci, Giorgia Scarfò, Francesca Tortora, Vittoria Vanacore, Leonilde Vastola, Giovanni Villani. Docenti referenti e curatori della preparazione: Prof.ssa Paola Schettini e Prof. Pino Visone.

Terreno di ispirazione della disputa tra le due compagini è stata una celebre riflessione di Albert Einstein sulla pace: «La pace non può essere mantenuta con la forza; può solo essere raggiunta con la comprensione.» Si è sviluppato un dibattito che ha brillato per la padronanza degli argomenti e della parola, ma anche per la notevole capacità di ascolto reciproco. Gestualità, toni incisivi e pause calibrate hanno conferito ulteriore solennità al confronto verbale, in perfetta sintonia con il valore simbolico del luogo e con l’attenzione raccolta e partecipe dell’aula.

Un tema che rimanda alle tensioni del presente, segnato dai venti di guerra diffusi in vaste aree del mondo. La squadra del COA di Nocera Inferiore, sorteggiata per aprire la disputa, ha posto l’accento proprio su questo aspetto, sostenendo, con decisione e  un’efficace presenza scenica, che dialogo e comprensione rappresentano strumenti indispensabili per la convivenza civile e per la costruzione di una pace duratura.

In risposta, la squadra del COA di Torre Annunziata ha sviluppato l’antitesi, mettendo in luce i limiti dell’argomentazione trattata dagli avversari. Citando giuristi, filosofi e storici, gli studenti del Liceo di Meta hanno evidenziato come, interessi contrapposti e dinamiche di potere, riducano le possibilità di un  confronto capace di garantire sicurezza ed equilibrio tra le parti. In assenza di condizioni reali di parità – hanno sostenuto – il dialogo rischia di perdere efficacia e di generare una pace non saldamente fondata e stabile.

Nel secondo round le parti si sono invertite: ciascuna squadra ha assunto la tesi opposta a quella inizialmente affermata, riuscendo ad esporre solide argomentazioni contrarie senza scalfire la coerenza del discorso, rivelando una capacità di adattamento e di analisi rara per la giovane età dei protagonisti.

La disputa si è conclusa con il verdetto annunciato dalla Presidente della giuria, Avv. Biancamaria D’Agostino, che dopo aver rivolto apprezzamenti a entrambe le squadre per la qualità delle rispettive performance – e non senza esprimere un velato rammarico per la necessità di individuare un solo vincitore – ha comunicato la decisione unanime della giuria: la vittoria del Liceo “Publio Virgilio Marone” di Meta, che accede così alle finali nazionali del Torneo “Dire e Contraddire”, rappresentando il COA di Torre Annunziata a Roma.

Comprensibile la gioia, e giusta l’esultanza — composta e rispettosa — manifestata dalla Dirigente, prof.ssa Immacolata Arpino, dai docenti e dagli studenti del Liceo di Meta. La soddisfazione per il risultato ottenuto non ha impedito loro di esprimere sincera ammirazione per la squadra avversaria, riconosciuta come un gruppo tenace, preparato e pienamente all’altezza della competizione.

La prof.ssa Carmela Sicignano ha inotre sottolineato il forte legame che questa esperienza è riuscita a creare tra i partecipanti, insieme al senso di coesione che si è consolidato progressivamente nel gruppo. Ha ricordato come gli studenti abbiano saputo alternarsi e, quando necessario, sostituirsi tra loro, favorendo una partecipazione ampia e condivisa tra le classi. Ha inoltre espresso gratitudine nei confronti dell’Avvocato Liborio Di Nola, che ha supportato docenti e allievi nel cammino di preparazione verso la sfida.

La Dirigente, prof.ssa Immacolata Arpino, ha evidenziato l’appassionato coinvolgimento degli allievi, anche di quelli più timidi, che  inizialmente frenati da esitazioni e timori, rischiavano di oscurare le proprie capacità, poi ampiamente  emerse. «I ragazzi che si sono trovati in difficoltà sono stati veramente liberati, e questo è l’obiettivo della scuola», ha affermato la Preside, rivendicando altresì, con legittimo orgoglio, la vocazione innovativa del suo liceo. Ha ricordato infatti: «il nostro liceo classico è entrato nella rete dei licei classici sull’intelligenza artificiale e la scienza dei dati… abbiamo anche il linguistico quadriennale computazionale», a testimonianza di una costante offerta di strumenti formativi capaci di coniugare tradizione e contemporaneità.

Portavoci del gruppo vincitore sono stati gli studenti Giuseppe Salzano e Ginevra Gargiulo. Giuseppe, che frequenta il quarto anno ed è alla sua seconda esperienza nel Torneo, ha descritto il percorso di preparazione e la competizione stessa come un vero e proprio viaggio formativo, che ha permesso a lui e ai compagni di crescere, migliorare e misurarsi con nuove consapevolezze, sentendosi pronti per la prossima sfida. Tenendo a bada le aspettative per scaramanzia, oggi percepisce il gruppo più forte e determinato.

«Siamo partiti da lontano, e ora siamo molto più in alto: un viaggio che ci ha uniti e ci ha fatto crescere.». Ginevra, studentessa del quinto anno alla sua prima partecipazione, ha trovato nel dibattito uno spazio nuovo, capace di far dialogare teoria e attualità, ciò che studia e ciò che accade nel mondo. Per lei, questo percorso ha generato riflessioni profonde e la capacità di cambiare idea o prospettiva, fino a riconoscere il pensieri veri che ciascuno porta dentro di sé. «Questa esperienza ci ha aiutati a scoprire il nostro pensiero autentico e a diventare gruppo.»

Alla guida della formazione proveniente dal Liceo “G. B. Vico” di Nocera Inferiore – importante realtà scolastica dell’Agro nocerino sarnese guidato dalla Dirigente, Prof. Lucia Federico –  Il prof. Pino Visone, docente di Storia e filosofia, che ha offerto una visione serena dell’esperienza vissuta dai suoi studenti. Ne ha descritto il senso di dedizione e responsabilità maturate lungo un percorso iniziato a febbraio e culminato in un’onorevole prova, resa da esordienti, ma con qualità e maturità dialettica nel confronto con i colleghi di Meta.

«Ma soprattutto» – ha sottolineato il docente – «i ragazzi hanno imparato ad accettare un dispositivo di selezione rigoroso che non garantiva in anticipo la partecipazione al torneo e, nonostante questo, hanno partecipato con serietà, e ben motivati, alle diverse fasi d’istituto per comporre la squadra». Vittoria Vanacore e Chiara Marrazzo hanno trasmesso una percezione luminosa e positiva della formazione e della prova sostenuta durante la giornata. Consapevoli dell’impegno profuso da tutti, al di là del verdetto finale, sono apparse soddisfatte del risultato conseguito insieme ai compagni.

Vittoria, studentessa del quinto anno e alla seconda esperienza nel Torneo, dopo aver espresso profonda gratitudine verso gli insegnanti Pino Visone e Paola Schettini, che li hanno guidati con metodo e dedizione, ha affermato «Abbiamo gareggiato con cuore e impegno: non è una sconfitta, è crescita.»

Chiara ha descritto tutta l’emozione provata nel varcare la soglia dell’aula Siani del Palazzo di Giustizia, sede della sfida retorica qui disputata. Il confronto dialettico le ha permesso di mettersi in gioco, affrontando paure e difficoltà. È stata un’esperienza formativa in ogni senso, che le ha consentito di conoscere meglio i propri compagni e di avvicinarsi a un mondo professionale affascinante e finora estraneo. «È stata un’esperienza che mi ha insegnato tanto, soprattutto su me stessa.»

“Forse un giorno gioverà ricordare anche questi momenti”, hanno dichiarato i ragazzi del liceo di Meta mutuando una celebre frase latina.  Un pensiero semplice, lucido e potente che anima questi giovani e permette loro di guardare al futuro con fiducia e determinazione .