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Sequestro del 15enne a San Giorgio, in manette i presunti complici di Antonio Amiral
Nuova ordinanza cautelare a Napoli per due indagati accusati di aver partecipato al rapimento-lampo del ragazzo, dopo l’arresto di Antonio Amiral che avrebbe chiesto un riscatto da un milione e mezzo di euro.
Napoli – Due nuovi arresti per il sequestro lampo del quindicenne di San Giorgio a Cremano: sono ritenuti i presunti complici di Antonio Amiral, il primo esecutore materiale del rapimento, arrestato lo scorso 9 aprile dopo la richiesta di un riscatto da un milione e mezzo di euro.
A loro carico il Gip di Napoli ha disposto una misura cautelare per sequestro di persona a scopo di estorsione ipotesi aggravata dalla modalità dell’azione e dall’entità del riscatto richiesto., su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Le indagini, affidate alla Squadra Mobile e al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli, si concentrano sul ruolo dei due presunti complici nell’organizzazione logistica del sequestro, dal reperimento del furgone all’utilizzo dell’appartamento-covo.
Il rapimento dell’8 aprile
Il sequestro risale all’8 aprile 2025, quando il quindicenne, figlio di un imprenditore, è stato bloccato in strada a San Giorgio a Cremano mentre si recava a scuola. Il ragazzo sarebbe stato afferrato di peso, trascinato con forza all’interno di un furgone bianco e poi trasferito in un appartamento nella zona orientale di Napoli.
Nell’abitazione il minorenne sarebbe stato tenuto legato, incappucciato e immobilizzato per diverse ore, fino alla liberazione avvenuta nel giro di una stessa giornata di prigionia. Il rilascio è arrivato senza il pagamento del denaro richiesto, dopo una serrata attività investigativa e una gestione controllata dei contatti con i sequestratori.
Il ruolo di Antonio Amiral
La svolta iniziale nell’inchiesta era arrivata già il 9 aprile con il fermo di Antonio Amiral, 24 anni, residente a San Giorgio a Cremano e con precedenti rapporti di lavoro con la famiglia della vittima.
Secondo gli inquirenti, Amiral sarebbe stato il primo esecutore materiale del rapimento: le immagini delle telecamere lo mostrerebbero mentre trascina il quindicenne nel furgone, mentre gli accertamenti tecnici hanno ricostruito i contatti per la richiesta di riscatto.
Amiral è accusato di sequestro di persona a scopo di estorsione, con richiesta al padre del ragazzo di un milione e mezzo di euro in cambio della liberazione del figlio. Il 24enne, arrestato poche ore dopo il rilascio dell’ostaggio, avrebbe reso dichiarazioni agli inquirenti, aprendo la strada all’individuazione degli altri presunti membri del gruppo.
Il riscatto da un milione e mezzo
Il movente ipotizzato resta quello estorsivo: al padre del quindicenne sarebbe stata avanzata una richiesta di riscatto di un milione e mezzo di euro, mai corrisposto. I contatti sarebbero avvenuti via chat e telefono, con indicazioni perentorie di non avvertire le forze dell’ordine, che erano però già state coinvolte fin dalle prime ore dopo il rapimento.
La cifra, ritenuta particolarmente elevata, viene letta dagli investigatori come indice di un’azione pianificata e non improvvisata, legata alla percezione delle disponibilità economiche della famiglia della vittima. Gli approfondimenti successivi hanno portato anche all’acquisizione di documenti riconducibili alle attività del padre del ragazzo, per verificare eventuali collegamenti con ambienti economici opachi o interessi criminali.
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L’articolo parla di un rapimento molto grave che è successo, ma ci sono tante cose che non si capiscono bene. I dettagli sulla richiesta di riscatto sono inquietanti e lasciano molte domande aperte sul come sia possibile una cosa del genere. È importante che le forze dell’ordine facciano chiarezza.
Commenti (1)
L’articolo parla di un rapimento molto grave che è successo, ma ci sono tante cose che non si capiscono bene. I dettagli sulla richiesta di riscatto sono inquietanti e lasciano molte domande aperte sul come sia possibile una cosa del genere. È importante che le forze dell’ordine facciano chiarezza.