“Si tratta di un caso rarissimo di malaria autoctona in Italia, ossia non importata e non dovuta a viaggi all’estero. Come non se ne vedevano da almeno 30 anni in Italia. Probabilmente causata da una specie di zanzara in grado di garantire il ciclo vitale del Plasmodio falciparum, oppure dovuta a qualche colonia di Anopheles che talvolta in letteratura è descritta nei dintorni degli aeroporti, dove arrivano trasportate involontariamente all’interno dei vettori”. Lo sostiene Franco Faella, decano dell’infettivologia, già direttore dell’unità di emergenze infettivologiche del Cotugno di Napoli, in una intervista al Mattino. E spiega che se la bambina di Trento “non ha fatto viaggi, se non ha avuto trasfusioni e non ha avuto trapianti deve essere stata per forza punta da una zanzara vettore. Potrebbe esserci qualche zanzara in giro in grado di albergare in sé il ciclo del plasmodio anche se non proprio non una Anopheles”. E ricorda che in Italia la malaria un tempo era endemica come in tanti altri paesi del Mediterraneo: “Gli ultimi focolai si registrarono nel dopoguerra. Poi con il miglioramento delle condizioni igieniche e le bonifiche le zanzare del genere specifico sono state distrutte”, zanzare quindi “eliminate. O almeno in teoria”. È possibile che sbarchi e immigrati si siano portati dietro una zanzara killer? “È più facile con un aereo. Casi di contagi in vicinanza di un aeroporto sono noti e anche in Italia si sono registrati 30 anni fa se non ricordo male nella zona di Bologna. Si tratta di casi di malaria aeroportuale” e “se il clima diventa equatoriale ci sono le condizioni per lo sviluppo di colonie di zanzare che trovano condizioni favorevoli”.
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