San Charbel, altri miracoli attribuiti nel 2026: dalle guarigioni al prodigio dell’olio a Napoli

San Charbel continua a essere al centro di testimonianze di guarigioni e prodigi anche nel 2026.
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San Charbel continua a essere al centro di testimonianze di guarigioni e prodigi anche nel 2026. Nei primi mesi dell’anno sono stati raccontati due nuovi casi, uno negli Stati Uniti e uno in Libano, attribuiti dai fedeli alla sua intercessione. A questi episodi si aggiunge la vicenda avvenuta a Napoli nel 2025, dove un’ampolla contenente l’olio benedetto del santo si sarebbe nuovamente riempita dopo essere stata utilizzata per ungere centinaia di persone.

La storia di San Charbel Makhlouf, monaco ed eremita libanese morto nel 1898 e canonizzato da Paolo VI nel 1977, è da decenni legata a racconti di guarigioni ritenute inspiegabili. Il suo santuario di Annaya, in Libano, continua ad attirare pellegrini provenienti da diversi Paesi.

San Charbel, i due nuovi miracoli attribuiti nel 2026

A gennaio 2026 sono state rese note due nuove guarigioni attribuite all’intercessione di San Charbel. I casi riguardano due donne, una negli Stati Uniti e una in Libano, e sono stati registrati il 17 gennaio presso il Monastero di San Marone ad Annaya.

Il primo caso è quello di Georgianne Walker, donna statunitense che aveva affrontato una complicazione dopo un intervento chirurgico. Secondo il racconto riportato dalle fonti religiose, la ferita non riusciva a rimarginarsi nonostante settimane di cure e antibiotici e i medici avevano programmato un ulteriore intervento.

Nel settembre 2025 Walker aveva ricevuto dell’olio benedetto di San Charbel da una persona che aveva raccontato a sua volta una guarigione attribuita al santo. La donna avrebbe quindi iniziato a pregare San Charbel e ad applicare l’olio sulla ferita.

Secondo la sua testimonianza, la lesione si sarebbe successivamente rimarginata, rendendo inutile l’intervento programmato. Il caso è stato poi registrato presso il monastero di Annaya.

Il tumore alla colonna scomparso prima dell’intervento

Ancora più particolare è il caso raccontato in Libano.

Racha Charbel, originaria di Jezzine, nell’ottobre 2025 era stata sottoposta a una risonanza magnetica dopo forti dolori alla schiena. L’esame aveva evidenziato un meningioma a livello della colonna vertebrale, lungo circa 2,3 centimetri.

Secondo quanto riportato, i medici avevano programmato un successivo controllo e ipotizzato l’intervento chirurgico come soluzione necessaria. La sera precedente alla nuova risonanza, Racha avrebbe pregato davanti a un’immagine di San Charbel, chiedendo la sua intercessione.

Il giorno successivo, durante l’esame di controllo, il tumore non sarebbe più risultato visibile. La donna si è quindi recata al monastero di Annaya per raccontare la propria esperienza e registrare la guarigione.

Si tratta, anche in questo caso, di una guarigione attribuita dai fedeli all’intercessione di San Charbel. La formulazione è importante: il fatto che un episodio venga raccontato come miracoloso non significa automaticamente che sia stato riconosciuto come miracolo dalla Chiesa attraverso una specifica procedura canonica.

Il caso di Napoli: l’olio di San Charbel si riempie di nuovo

Tra le vicende più sorprendenti legate alla devozione a San Charbel in Italia c’è quella avvenuta a Napoli il 24 luglio 2025, nella chiesa di San Ferdinando di Palazzo, in piazza Trieste e Trento.

L’episodio si è verificato durante la celebrazione dedicata al santo libanese, alla quale parteciparono oltre 500 persone. Al termine della Messa, il parroco, monsignor Pasquale Silvestri, iniziò a ungere i fedeli con l’olio benedetto di San Charbel, arrivato dalla Curia maronita di Roma.

Il numero delle persone presenti, però, era superiore alle aspettative. L’olio contenuto nell’ampolla diminuì progressivamente fino a sembrare praticamente esaurito. Il sacerdote riuscì comunque a completare l’unzione dei fedeli che ne avevano fatto richiesta.

Poi arrivò il momento che ha trasformato quella celebrazione in un caso raccontato anche dalla stampa internazionale.

Dopo aver chiuso l’ampolla e averla riposta, il sacerdote si sarebbe accorto che il contenitore era nuovamente pieno di olio. Monsignor Silvestri raccontò di essere rimasto incredulo davanti a ciò che stava osservando e di aver controllato nuovamente l’ampolla prima di comunicare quanto accaduto ai presenti.

Il fenomeno sarebbe avvenuto dopo l’unzione di circa 500 persone ed è stato quindi interpretato dai fedeli presenti come un prodigio legato all’intercessione di San Charbel.

La vicenda è stata riportata anche da ACI Prensa, che ha raccolto la testimonianza del sacerdote. Secondo quanto riferito, l’ampolla sarebbe rimasta a disposizione delle autorità per eventuali verifiche.

Anche una guarigione raccontata a Napoli

Il prodigio dell’olio non è stato l’unico episodio raccontato nella chiesa napoletana.

Sempre il 24 luglio 2025, una giovane parrocchiana avrebbe riferito al sacerdote di aver ricevuto quella stessa mattina una guarigione attribuita a San Charbel dopo una diagnosi di tumore al seno. Secondo il racconto riportato da EWTN, la donna avrebbe riferito che il tumore era scomparso e che i medici non si aspettavano un simile risultato.

Anche in questo caso, però, si tratta di una testimonianza di guarigione attribuita al santo, non di un miracolo che debba essere automaticamente considerato ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa.

Perché San Charbel è considerato il “medico del cielo”

La fama di San Charbel come santo taumaturgo è legata a una lunga tradizione di guarigioni e fenomeni straordinari.

Nato in Libano nel 1828 con il nome di Youssef Makhlouf, entrò nell’Ordine Maronita Libanese e divenne sacerdote nel 1859. Nel 1875 si ritirò in un eremo, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita dedicandosi alla preghiera, alla penitenza e all’ascesi.

Dopo la sua morte, avvenuta il 24 dicembre 1898, attorno alla sua tomba iniziarono a svilupparsi numerosi racconti di guarigioni e altri fenomeni considerati straordinari. Vatican News ricorda anche le vicende legate alla tomba e alle successive ricognizioni del corpo del monaco.

San Charbel fu beatificato da Paolo VI nel 1965 e canonizzato dallo stesso pontefice il 9 ottobre 1977. Il Vaticano continua a ricordarlo come una delle figure più importanti della spiritualità maronita e come un santo particolarmente legato alla devozione per gli ammalati.

I miracoli di San Charbel continuano a far discutere

Le vicende del 2026 riaccendono dunque una domanda che accompagna da decenni la figura del santo libanese: quante delle guarigioni attribuite a San Charbel possono essere considerate veri miracoli?

La risposta richiede prudenza. Una testimonianza personale, anche quando viene accompagnata da documentazione medica, non equivale automaticamente a un riconoscimento canonico. Per questo le fonti parlano generalmente di “miracoli attribuiti”, “guarigioni” o “prodigi”.

La forza della devozione, tuttavia, rimane evidente. Dal monastero di Annaya alle chiese italiane, San Charbel continua a essere invocato da persone malate e da fedeli che chiedono una guarigione o un aiuto nei momenti più difficili.

E il caso di Napoli rappresenta uno degli episodi più recenti e singolari legati alla sua devozione in Italia: un’ampolla quasi svuotata dopo l’unzione di centinaia di fedeli e poi ritrovata nuovamente piena, proprio nel giorno della festa liturgica del santo.

Nel 2026, intanto, i due nuovi casi di guarigione raccontati negli Stati Uniti e in Libano hanno aggiunto altri capitoli a una storia che, tra fede, testimonianze e interrogativi, continua a suscitare interesse ben oltre i confini del Libano.

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