

La diretta Tik Tok della rivolta
Momenti di forte tensione nella Casa circondariale Don Bosco di Pisa, dove da alcune ore è in corso una situazione di disordine all’interno di un reparto che ospiterebbe circa 56 detenuti. Secondo quanto riferito da Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria, i reclusi avrebbero preso il controllo degli ambienti, impedendo l’accesso agli agenti della Polizia penitenziaria.
Una situazione resa ulteriormente delicata, sempre secondo la ricostruzione del rappresentante sindacale, dal versamento di olio lungo alcuni percorsi interni. Il liquido avrebbe reso i pavimenti scivolosi, creando ulteriori difficoltà agli operatori impegnati nel tentativo di riportare la situazione sotto controllo. De Fazio sottolinea inoltre la natura facilmente infiammabile dell’olio, elemento che contribuirebbe ad aumentare il livello di rischio durante le operazioni.
A rendere ancora più particolare la protesta è la presenza di smartphone che, secondo la Uil Fp, sarebbero detenuti illecitamente dai reclusi. Alcune fasi dei disordini sarebbero state filmate e successivamente diffuse attraverso i social network, trasformando la protesta interna in una sorta di diretta dal carcere.
È proprio su questo aspetto che De Fazio richiama il tema dei telefoni cellulari negli istituti penitenziari, mettendo in relazione quanto sta accadendo a Pisa con il dibattito sui sistemi di schermatura del segnale.
Il riferimento è anche alla situazione del carcere di Napoli Secondigliano, dove l’impiego dei jammer è stato indicato come uno degli strumenti per contrastare l’utilizzo illecito dei telefoni cellulari da parte dei detenuti. Per il sindacato, il fatto che a Pisa i disordini possano essere documentati e diffusi sui social rappresenterebbe una contraddizione rispetto alla necessità di garantire il controllo delle comunicazioni all’interno degli istituti.
La Uil Fp pone quindi l’accento sulle condizioni strutturali del carcere pisano. Secondo i dati forniti dal sindacato, nella struttura ci sarebbero oltre 300 detenuti a fronte di 185 posti disponibili, con un sovraffollamento indicato intorno al 64 per cento.
Sul fronte del personale, invece, risulterebbero assegnati 185 agenti, a fronte di un fabbisogno quantificato dalla stessa organizzazione sindacale in almeno 347 unità. Una scopertura che, secondo De Fazio, renderebbe particolarmente difficile gestire situazioni di emergenza.
«La situazione è a dir poco precaria in condizioni normali, figurarsi quando si innescano disordini diffusi», sostiene il responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria.
Nel frattempo, gli agenti della Polizia penitenziaria stanno operando per contenere la situazione. Secondo quanto riferito dal sindacato, sarebbero stati inviati rinforzi da altre sedi della regione, mentre alcuni operatori sarebbero stati richiamati in servizio.
Non viene esclusa, sempre secondo De Fazio, la possibilità di ricorrere anche all’intervento dei gruppi speciali della Polizia penitenziaria, GIR e GIO, qualora il livello di criticità lo rendesse necessario.
La priorità resta comunque quella di ripristinare condizioni di sicurezza all’interno dell’istituto e impedire che la protesta possa estendersi ad altri reparti.
Sulla vicenda è intervenuto anche Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, che ha espresso preoccupazione per quanto sta accadendo nel carcere Don Bosco.
«Seguo con grande attenzione quanto sta accadendo nel carcere di Pisa», ha scritto Giani sui social, sottolineando che in questa fase «la priorità assoluta è che la situazione rientri senza conseguenze per le persone detenute e per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria e per tutto il personale presente nella struttura».
Il presidente toscano ha quindi allargato il ragionamento alle condizioni complessive del sistema penitenziario regionale e nazionale, richiamando i problemi del sovraffollamento, delle carenze strutturali e delle condizioni di vita negli istituti.
«Sono problemi che non possono essere ignorati e sui quali è necessario intervenire», ha affermato Giani, auspicando che possano prevalere «responsabilità e dialogo» e che la situazione possa tornare rapidamente alla normalità, nel rispetto di «sicurezza, legalità e dignità per tutti».
La protesta di Pisa riporta dunque al centro una questione che riguarda l’intero sistema penitenziario italiano. De Fazio parla di circa 66mila detenuti a fronte di poco più di 46.300 posti disponibili, con un esubero nell’ordine delle 20mila presenze, e di una carenza di personale della Polizia penitenziaria che il sindacato quantifica anch’essa in circa 20mila unità rispetto al fabbisogno operativo.
Numeri che, nella lettura della Uil Fp, spiegano la difficoltà degli istituti nel fronteggiare situazioni di emergenza quando alle ordinarie criticità si aggiungono proteste, disordini o rivolte.
Per De Fazio, la risposta non può quindi limitarsi alla gestione dell’emergenza, ma dovrebbe passare da un intervento complessivo sul sistema: riduzione della pressione detentiva, potenziamento degli organici e riorganizzazione dell’apparato penitenziario.
La priorità immediata, a Pisa, resta però il ritorno alla normalità all’interno del Don Bosco e la messa in sicurezza di detenuti, agenti e personale dell’istituto.
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