Stati Uniti, Christa Pike sopravvive a due iniezioni letali: il boia fallisce e il Governatore blocca tutte le esecuzioni

Nashville – E’ una storia senza precedenti quella di Christa Pike sopravvissuta a due iniezioni letali e condannata a morte nel carcere di Nashville per l’omicidio di una sua compagna nel 1995. Il fallimento dell’esecuzione ha spinto il governatore del Tennessee, Bill Lee, a sospendere tutte le esecuzioni programmate nel 2026 (la prima quella prevista il 3 dicembre prossimo) in attesa di chiarire quanto accaduto alla 50enne, ora ricoverata in ospedale.

La storia di Christa Pike continua a destare clamore, dopo le polemiche per la sua uccisione per un omicidio commesso quando aveva solo 18 anni, ad arricchire il dibattito negli Stati Uniti e nel mondo sono ora le modalità di quella che doveva essere la sua esecuzione.

“Mi sembra che il braccio mi stia scoppiando”. Aveva quanto la 50enne a cui,  ieri, sono state iniettate nella camera della morte del carcere di Nashville due dosi di cocktail letale che non l’hanno uccisa.

Il direttore del Death Penalty Information Center, Robin Maher, ha detto che è stata una esecuzione “che non ha precedenti”, anche di fronte ai tanti casi di esecuzioni fallite, in maggioranza accompagnate da atroci sofferenze per i condannati, che si sono registrati in questi anni nelle camere della morte dei penitenziari americani.

I testimoni che assistevano all’esecuzione: Si lamentava e sbatteva i piedi, poi ci hanno fatto uscire

Ad assistere e a raccontare la ‘tentata’ esecuzione, Tori Gessner, un giornalista di una tv locale che era tra i testimoni e che rivela di aver sentito la donna lamentarsi per dolori, sbattere i piedi, mentre il team che somministrava il cocktail letale chiudeva le tende del vetro che divide la camera della morte dalla sala dei testimoni per impedire di vedere quello che stava succedendo, prima che venisse chiesto loro di lasciare la sala senza che Christa Pike fosse dichiarata morta.

“Era una confusione totale”, ha detto Mary Martinez, la madre della 19enne Colleen Slemmer, uccisa da Pike nel 1995, che anche assisteva all’esecuzione.

I legali della donna chiedono di fermare l’esecuzione: Crudeltà vietata dalla Costituzione

In una mozione di urgenza per fermare l’esecuzioni, gli avvocati della condannata a morte hanno scritto che la donna dopo “due siringhe di iniezione letale” non “ha perso coscienza ed aveva ancora il battito”, denunciando “un’agonia non necessaria” che rappresenta una punizione crudele non usuale vietata dalla Costituzione e ricordando che le autorità carcerarie erano tenute per legge ad avviare immediatamente misure per rianimare la donna.

L’esecuzione fallita di Christa Pike è la seconda di quest’anno anche se per motivi completamente diversi. A maggio lo Stato aveva rinunciato a mettere a morte un condannato perché i suoi addetti non erano riusciti a trovare una vena per somministrare l’iniezione letale. Nel caso di Pike i suoi legali avevano messo in guardia: “Non abbiamo alcun piacere ad avere avuto ragione, ma le nostre preoccupazioni si sono avverate: difficoltà di accesso alle vene, pentobarbital degradato, nessun servizio medico di emergenza accessibile quando le cose inevitabilmente vanno storte, e tutto sotto un protocollo coperto da segreto”, hanno detto gli avvocati dopo la fallita esecuzione.

I testimoni hanno poi visto arrivare un’ambulanza e i servizi carcerari hanno confermato che la 50enne è stata trasportata “in un ospedale esterno al carcere” senza dare ulteriori informazioni.

Il governatore del Tennessee blocca tutte le esecuzione e spinge per una revisione delle procedure

L’esecuzione fallita ha spinto il governatore del Tennessee, Bill Lee, a una revisione delle procedure e alla sospensione dell’altra esecuzione prevista per il 2026 quella di Gary Wayne Sutton che doveva essere fatta il prossimo 3 dicembre.

Non è chiaro perchè l’esecuzione di Christa Pike sia doppiamente fallita. Il Dipartimento penitenziario del Tennessee sostiene di aver seguito correttamente tutte le procedure previste, “rispettando ogni fase del protocollo di esecuzione previsto dalla legge e approvato dall’ufficio del procuratore generale”. In particolare si afferma che “la sostanza utilizzata per l’iniezione letale prevista dal protocollo si è sempre dimostrata efficace e il protocollo non consente di ricorrere a procedure aggiuntive rispetto a quelle messe in atto”.

 

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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