

La zona dell'agguato a Piscinola
Napoli – È ancora tutto da ricostruire il movente del ferimento di Antonio Lucenti, 22 anni, raggiunto da colpi di pistola nella serata di ieri a Piscinola. Il giovane, già noto agli archivi delle forze dell’ordine, è stato soccorso e trasferito d’urgenza al Cto, dove è stato sottoposto alle cure dei sanitari. Le sue condizioni sono state inizialmente definite critiche, ma non sarebbe in pericolo di vita.
Un episodio che riporta nuovamente il rumore delle pistole nell’area settentrionale di Napoli, in un territorio che nelle ultime settimane è stato interessato da una serie di ferimenti, raid armati e intimidazioni. Ma, almeno per il momento, gli investigatori evitano collegamenti automatici: ogni episodio viene esaminato singolarmente, alla ricerca di elementi concreti che possano indicare eventuali matrici comuni.
Il primo racconto raccolto dagli investigatori è quello dello stesso ferito. Lucenti avrebbe riferito di essere stato raggiunto dai proiettili dopo essersi opposto a un tentativo di rapina.
Una versione che i carabinieri stanno verificando passo dopo passo. I militari sono intervenuti dapprima in ospedale per raccogliere le prime informazioni e successivamente hanno raggiunto via Nuova Dietro la Vigna, indicata come il luogo nel quale sarebbe avvenuto il ferimento.
La scena è stata passata al setaccio alla ricerca di bossoli, tracce ematiche e altri elementi utili alla ricostruzione della dinamica. Il numero dei colpi esplosi, la posizione della vittima e quella degli eventuali aggressori saranno elementi decisivi per capire se il racconto fornito dal 22enne trovi riscontri oggettivi.
Le indagini non si fermano ai rilievi effettuati sull’asfalto. Gli investigatori stanno cercando anche eventuali immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza, sia pubblici sia privati, presenti nella zona.
L’obiettivo è ricostruire gli ultimi movimenti di Lucenti e verificare se qualcuno lo abbia seguito o avvicinato prima della sparatoria. Le telecamere potrebbero inoltre consentire di individuare eventuali scooter o automobili transitati nella zona nei minuti immediatamente precedenti e successivi al ferimento.
Un altro fronte investigativo riguarda il telefono cellulare del giovane. L’analisi del traffico telefonico e delle chat potrebbe consentire agli investigatori di ricostruire contatti, appuntamenti e conversazioni precedenti al ferimento, verificando se esistano elementi riconducibili a una rapina oppure a vicende personali o criminali.
Proprio questo tipo di accertamento potrebbe assumere un peso rilevante qualora emergessero contatti o contrasti precedenti con altre persone.
Sul tavolo degli investigatori restano dunque due scenari differenti. Il primo è quello indicato dallo stesso Lucenti: una rapina degenerata, durante la quale i malviventi avrebbero fatto fuoco dopo la reazione della vittima.
Il secondo conduce invece verso un possibile agguato mirato, maturato in un contesto criminale o comunque legato a rapporti personali da chiarire. Il fatto che il giovane sia già noto alle forze dell’ordine rappresenta un elemento che gli investigatori devono necessariamente approfondire, ma non costituisce, da solo, la prova di una matrice camorristica.
Per questo motivo gli accertamenti procedono con cautela. Saranno soprattutto gli elementi raccolti sulla scena, le immagini e l’analisi del cellulare a poter confermare o smentire il primo racconto.
Il nuovo episodio arriva dopo una sequenza ravvicinata di fatti di sangue nell’area nord.
Il 10 settembre, a Secondigliano, un uomo di 36 anni, Cristiano Basile, è stato ferito a una gamba mentre si trovava all’esterno di un bar in via Napoli-Roma, in direzione Scampia. Anche in quel caso la vittima riferì alla polizia di essere stata rapinata da due persone e di essere stata colpita dopo avere opposto resistenza. La dinamica e il movente sono stati oggetto di accertamenti da parte degli investigatori.
E non è l’unico episodio recente nella stessa zona. Nelle ore precedenti, sempre nell’area di Secondigliano, un 19enne era stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco in via Don Pino Puglisi. Il giovane, secondo quanto riportato, era con alcuni amici quando due persone a bordo di uno scooter si sarebbero avvicinate e una di loro avrebbe sparato. Il proiettile lo aveva colpito di striscio al torace. Anche in questo caso il ragazzo aveva dichiarato di non conoscere l’aggressore e di non sapere perché fosse finito nel mirino.
Due episodi ravvicinati, dunque, ai quali si aggiunge ora quello di Piscinola. Ma soprattutto due dinamiche ancora da chiarire, sulle quali gli investigatori non hanno individuato pubblicamente un collegamento.
Pochi giorni prima, il 6 settembre, i carabinieri erano intervenuti anche a Miano, nel rione San Gaetano, dopo la segnalazione di una serie di colpi d’arma da fuoco. Sul posto erano stati trovati quattro bossoli calibro 9, senza che fossero segnalati feriti o danni. Le indagini sono state avviate per comprendere chi avesse fatto fuoco e quale fosse il motivo della sparatoria.
È un particolare che restituisce la dimensione della tensione nell’area: non sempre gli spari producono vittime, ma la presenza di bossoli sull’asfalto racconta comunque l’utilizzo delle armi come strumento di intimidazione o di regolazione dei conflitti, anche se la matrice di ogni singolo episodio deve essere ancora accertata.
È questa la cornice nella quale si inserisce il ferimento di Antonio Lucenti. Nel giro di pochi mesi il quadrante compreso tra Miano, Secondigliano, Scampia e Piscinola, con le aree confinanti, è stato interessato da episodi differenti per dinamica e possibile movente: omicidi, sparatorie, stese, ferimenti durante presunte rapine e aggressioni ancora avvolte nel mistero.
A marzo, inoltre, a Miano due giovani di 20 e 25 anni, entrambi di Secondigliano, erano arrivati al Cto con ferite da arma da fuoco dopo avere raccontato alla polizia di essere stati inseguiti e rapinati dell’orologio. Anche in quel caso la versione era stata sottoposta a verifica investigativa e sul posto erano stati recuperati diversi bossoli.
Il dato che accomuna molti di questi episodi è dunque ancora una volta la difficoltà di ricostruire nell’immediatezza la reale matrice dei ferimenti. Le vittime raccontano spesso di rapine o aggressioni, mentre gli investigatori verificano parallelamente possibili moventi personali, criminali o legati a contrasti maturati nell’ambiente della microcriminalità.
La risposta è nelle immagini e nelle ultime ore del ferito. Per capire cosa sia realmente accaduto in via Nuova Dietro la Vigna sarà necessario ricostruire soprattutto le ultime ore della vita di Lucenti: dove si trovava, con chi aveva avuto contatti, quali spostamenti aveva effettuato e chi eventualmente lo aveva incontrato prima degli spari.
Le immagini delle telecamere potrebbero fornire il primo riscontro esterno al suo racconto. Il telefono potrebbe invece restituire agli investigatori la rete dei rapporti personali e dei contatti più recenti.
Solo dopo questi accertamenti sarà possibile stabilire se quella di Piscinola sia stata davvero una rapina finita nel sangue oppure un agguato con un obiettivo preciso.
Per ora resta un giovane di 22 anni ferito da colpi di pistola e un’altra notte di paura in un quadrante della città nel quale, da Miano a Secondigliano, da Scampia a Piscinola, le armi continuano a comparire troppo spesso sulla scena.
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