Tragedia a Poggioreale: operaio di 63 anni travolto e ucciso da un camion in un centro logistico

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Napopli– Il sangue dei lavoratori continua a scorrere in Campania. Nel tardo pomeriggio di oggi, mercoledì 3 giugno, un drammatico incidente stradale interno ha strappato la vita a un operaio di 63 anni a Napoli, nel quartiere di Poggioreale.

Il dramma si è consumato intorno alle 18:30 all’interno di un centro logistico situato in via Tommaso Fasano. Secondo le primissime ricostruzioni, l’uomo – a pochi anni dal traguardo della pensione – sarebbe stato travolto da un camion che si muoveva in retromarcia durante le normali manovre di carico e scarico merci. L’impatto è stato fatale e i soccorsi, pur tempestivi, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.

Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale (Upg) della Questura di Napoli, insieme agli ispettori del lavoro e al personale dell’Asl. Spetterà a loro, sotto il coordinamento della Procura, ricostruire l’esatta dinamica della tragedia, verificare il rispetto delle norme di sicurezza aziendali e accertare eventuali responsabilità. L’area e il mezzo pesante sono stati posti sotto sequestro.

 L’infinito bollettino di guerra della Campania

L’incidente di via Tommaso Fasano non è un fulmine a ciel sereno, ma l’ennesima riga nera scritta su un registro già colmo di sangue. Dire “non si può morire di lavoro a 63 anni” è diventato un cliché retorico che, purtroppo, non riesce più a fare notizia se non per poche ore.

La Campania si conferma, drammaticamente, una delle maglie nere d’Italia per gli incidenti mortali sul lavoro. Negli ultimi mesi il territorio regionale è stato teatro di una scia di sangue ininterrotta: dai cantieri edili dell’hinterland ai campi del casertano, fino ai poli logistici e portuali.

I nodi strutturali di una strage silenziosa

Quando si analizza la frequenza di questi eventi in Campania, emergono tre fattori critici:
La Logistica dei ritmi serrati: I centri logistici, come quello di Poggioreale, sono i nuovi snodi dell’economia moderna. Spesso, però, la fretta delle consegne e la frenesia dei trasporti spingono a contrarre i tempi della sicurezza. La convivenza ravvicinata tra pedoni (operai a terra) e mezzi pesanti in manovra richiede protocolli rigidi che, evidentemente, presentano ancora falle letali.

L’età avanzata sui luoghi di lavoro: La vittima di oggi aveva 63 anni. Svolgere mansioni operative e potenzialmente pericolose a un’età in cui i riflessi e la prontezza fisica non sono più quelli di un giovane è un tema politico enorme, legato a doppio filo alle riforme pensionistiche degli ultimi decenni.

Controlli a campione e precariato: Nonostante gli sforzi degli ispettorati, il rapporto tra il numero di aziende sul territorio e i tecnici della prevenzione è drammaticamente sproporzionato. La sicurezza viene ancora vista da troppe realtà imprenditoriali come un “costo” o un rallentamento burocratico, anziché come un investimento vitale.

C’è una sottile ma netta differenza tra “fatalità” e “responsabilità”. Un camion in retromarcia che uccide un uomo in un’area delimitata non è una fatalità: è il sintomo di un sistema di tracciamento e segnalazione visivo-acustica che non ha funzionato, o di una disattenzione figlia di ritmi insostenibili.

Finché la risposta della politica e delle istituzioni si limiterà al cordoglio di facciata e ai “tavoli tecnici” post-tragedia, la lista delle vittime continuerà ad allungarsi. Dietro quel “63 anni” di Poggioreale non c’è solo un dato statistico, ma una famiglia a cui stasera un padre, un marito o un nonno non farà ritorno, colpevole solo di aver timbrato il cartellino.

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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