

Nella foto, un elemento rappresentativo della vicenda.
Napoli– Ha aperto gli occhi in terapia intensiva, sereno e vigile. Il piccolo Davide (nome di fantasia), il bambino di 12 anni accoltellato ieri dal padre in un raptus scatenato da una crisi di astinenza, ha trascorso la sua prima notte in ospedale in condizioni di “stabilità”. Una quiete insperata, seguita con il fiato sospeso dai medici dell’ospedale pediatrico Santobono, dove il ragazzino è ricoverato con una prognosi che resta, per cautela, ancora riservata.
La lama ha raggiunto un polmone, ma Davide non ha mai perso conoscenza. Respira spontaneamente e, raccontano i sanitari, appare “abbastanza sereno” nonostante la violenza inaudita subita tra le mura domestiche. Un miracolo reso possibile dalla tempestività dei soccorsi, ma anche da una straordinaria forza d’animo.
In un letto della rianimazione, stretto in un silenzio carico di angoscia e speranza, il bambino non è solo. La mamma ha vegliato su di lui per l’intera notte, una presenza silenziosa e costante in un reparto dove i rumori sono solo quelli dei monitor che scandiscono i parametri vitali, tenuti ora sotto stretta osservazione.
Mentre il corpo lotta per rimarginare le ferite, l’ospedale ha già mobilitato un’équipe di psicologhe per prendersi cura della mente. Fin da ieri, sono iniziati i primi, delicati colloqui. Un percorso di assistenza psicologica necessario per provare a elaborare l’orrore e proteggere un’infanzia spezzata da chi avrebbe dovuto difenderla.
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