Tentato omicidio del calciatore Bruno Petrone: processo immediato per «la gang di piazza Carlo III»

Andranno a processo, e ci andranno saltando l’udienza preliminare in virtù dell’evidenza della prova raccolta a loro carico. È scattato il rito immediato per i quattro giovani studenti, presunti componenti della “gang di piazza Carlo III”, accusati di aver scatenato l’inferno nel cuore del salotto buono della città.

Il capo d’imputazione è di quelli che fanno tremare i polsi: tentato omicidio in concorso. Vittima dell’agguato il calciatore  Bruno Petrone, sopravvissuto per miracolo a una brutale spedizione punitiva esplosa tra le strade della movida.

La notte di Santo Stefano e l’agguato tra i baretti

Il teatro della violenza è via Bisignano, fulcro della vita notturna del quartiere Chiaia. È la sera del 26 dicembre scorso. Secondo l’impianto accusatorio, il branco entra in azione con una dinamica da vera e propria guerriglia urbana. In quattro accerchiano Petrone in un agguato estemporaneo, stringendolo contro il muro per impedirgli ogni via di fuga.

Poi, la pioggia di calci e, soprattutto, i fendenti. Una sequenza di inaudita ferocia, consumata sotto gli occhi dei passanti e, dettaglio che si rivelerà fatale per gli indagati, sotto l’occhio vigile delle telecamere di sorveglianza dei locali della zona, i cui nastri hanno fornito agli inquirenti prove schiaccianti.

Le lesioni permanenti: asportata la milza

I colpi inferti quella notte non avevano l’obiettivo di spaventare, ma di uccidere. A dimostrarlo c’è il drammatico referto medico: le lesioni riportate da Petrone si sono rivelate di una gravità tale da richiedere un intervento chirurgico d’urgenza. I medici, per salvargli la vita, sono stati costretti a procedere con l’asportazione della milza. Un danno biologico permanente che ha rischiato di stroncare per sempre, oltre che la vita, anche la carriera sportiva del giovane professionista.

L’inchiesta e il processo alle porte

A stringere il cerchio attorno al gruppo è stato il lavoro certosino del pubblico ministero Ettore La Ragione, in forza all’ufficio inquirente guidato dal procuratore per i minori Patrizia Imperato. Le indagini hanno permesso di cristallizzare i ruoli all’interno del branco: a impugnare la lama e a sferrare materialmente le coltellate sarebbe stato il giovane A.M.
Ora la palla passa al tribunale.

Il prossimo 13 maggio i quattro imputati,dovranno comparire dinanzi al giudice Anita Polito per rispondere delle loro azioni. Dall’altra parte della barricata, la famiglia di Bruno Petrone, rappresentata dall’avvocato Gennaro Tortora, si costituirà per chiedere che venga fatta piena giustizia su una notte di sangue che ha sfiorato la tragedia.

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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