Sorrento, la notte si ferma: discoteca chiusa per violazioni antincendio

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Sorrento – La musica pompava forte, la pista era piena. Poi, l’improvviso silenzio e le luci che si accendono, svelando le divise dell’Arma. Non è la scena di un film, ma l’ennesimo sabato sera interrotto in nome della sicurezza. A Sorrento, i Carabinieri della stazione locale hanno messo i sigilli a una nota discoteca proprio nel pieno di una serata musicale, staccando la spina al divertimento per prevenire scenari ben più tragici.

Quello che i militari si sono trovati davanti durante l’ispezione non è stato un semplice vizio formale, ma un vero e proprio “campionario di violazioni” normative che avrebbero potuto trasformare il locale in una trappola. Dagli estintori posizionati in modo irregolare, e dunque inutilizzabili in caso di emergenza, a un piano antincendio del tutto scollato dalla reale planimetria della struttura, fino a un impianto di spegnimento generale risultato non a norma.

Un mix letale di negligenze che non ha lasciato altra scelta alle forze dell’ordine: evento interrotto all’istante, attività sospesa, e una denuncia a carico del titolare condita da sanzioni amministrative che superano i 17mila euro.

L’eco di Crans-Montana e la mappa dei blitz nel Napoletano

Non si tratta di un controllo isolato. Quella che sta attraversando Napoli e la sua provincia è una vera e propria ondata di verifiche a tappeto, un’operazione “tolleranza zero” spinta da un mandato preciso della Prefettura varato a inizio anno. A fare da sfondo c’è un incubo recente che le forze dell’ordine e le istituzioni non vogliono veder replicato: la strage di Capodanno al bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, dove l’uso di fiaccole pirotecniche al chiuso unito all’assenza di vie di fuga idonee è costato la vita a 41 persone, tra cui diversi giovani italiani.

Da quel primo gennaio 2026, la movida campana è finita sotto la lente d’ingrandimento dei gruppi interforze, portando alla luce una preoccupante tendenza al “rischio calcolato” da parte di molti gestori. I precedenti degli ultimi tre mesi parlano chiaro e tracciano una mappa dell’illegalità notturna allarmante:

1 Febbraio, Napoli centro: Sul lungomare di Napoli, le forze dell’ordine chiudono lo storico Club 21. Il motivo? All’interno ballavano 293 persone, ben oltre il doppio della capienza massima consentita di 130 avventori.

7 Febbraio, Coroglio: I Carabinieri sfiorano il disastro durante l’ispezione in una discoteca della zona costiera partenopea. I militari scoprono che non solo l’impianto elettrico è fuori norma, ma l’unica uscita di sicurezza disponibile è stata letteralmente chiusa a chiave. Una potenziale bara per il centinaio di ragazzi presenti al momento del blitz.

15 Febbraio, Pollena Trocchia: Lo scenario si ripete in provincia. Un’altra grande discoteca viene chiusa d’imperio per sovraffollamento estremo (670 clienti ammassati in uno spazio omologato per 400). I controlli rivelano inoltre l’impianto antincendio guasto e le uscite di emergenza fisicamente ostruite.

Il messaggio che arriva dai vertici dell’Arma e dalla Prefettura partenopea è netto: il divertimento non può più camminare sul filo dell’azzardo. Il caso di Sorrento dimostra che l’asticella dell’attenzione resta altissima e che il prezzo da pagare per chi ignora i protocolli salvavita continuerà a tradursi in denunce, serrande abbassate e multe salatissime.

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Rosaria Federico

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