Morte del piccolo Domenico, Fico in Consiglio regionale: «Una tragedia che impone di cambiare la sanità»

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Napoli – La morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e quattro mesi deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore, diventa al centro del dibattito politico e istituzionale.

Durante una seduta monotematica del Consiglio regionale della Campania, il presidente della Regione Roberto Fico ha illustrato un’informativa sulla vicenda, sottolineando come la tragedia debba rappresentare un punto di svolta per il sistema sanitario.

«Il piccolo Domenico non tornerà – ha dichiarato –. Nessun provvedimento, nessuna riorganizzazione, nessuna parola pronunciata in quest’Aula potrà restituire alla sua famiglia ciò che ha perduto. Quello che possiamo fare è garantire che la sua storia non resti soltanto una tragedia, ma diventi l’occasione per guardare con onestà alle disfunzioni del nostro sistema e cambiare la nostra sanità».

h3L’indagine della magistratura

Nel corso dell’intervento, Fico ha ricordato che i medici coinvolti nell’evento del 23 dicembre sono attualmente sotto indagine penale.

«La magistratura farà il suo corso – ha spiegato – e non spetta a questa assemblea né a me anticipare giudizi che richiedono accertamenti tecnici complessi e il rispetto di ogni garanzia processuale».

Il presidente della Regione ha tuttavia ribadito la posizione dell’ente: «Non è una contraddizione. È la coerenza di chi vuole governare e non processare, ferma restando l’intenzione della Regione di costituirsi parte civile nei procedimenti che potranno essere avviati».

Il piccolo Domenico era morto il 21 febbraio scorso dopo aver ricevuto un cuore risultato danneggiato.

h3«Proteggere la cultura della donazione»

Nel suo intervento, Fico ha poi lanciato un appello a non mettere in discussione il sistema delle donazioni di organi, tema particolarmente delicato dopo la vicenda.

«Non possiamo permettere che questa tragedia travolga la cultura della donazione – ha sottolineato –. Lo stesso Domenico attendeva un cuore donato e aveva ricevuto una possibilità di futuro grazie al gesto altruistico dei genitori di un altro bambino».

Secondo il governatore, il problema non è stato il gesto di solidarietà, ma il funzionamento del sistema sanitario: «Quel gesto era buono. È stato il sistema che avrebbe dovuto trasformarlo in vita a non funzionare».

Da qui la necessità, ha concluso, di «proteggere quella cultura e comunicarla con equilibrio e responsabilità, senza lasciarla schiacciare dallo smarrimento comprensibile generato da questa vicenda».


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