Ad oggi il gioco del calcio si consacra come rappresentazione plastica delle tensioni geopolitiche mondiali e come utile mezzo per garantire eventualmente una sorta di “soft power”. Il mondiale (a cui purtroppo la nostra nazionale non parteciperà) che sarà ospitato in questa estate da States, Messico e Canada, vedrà partecipare un numero record di squadre (le compagini presenti saranno 48 ) e si svolgerà in un momento non certo avaro di tensioni di matrice geopolitica (e non solo). Innanzitutto Trump ha manifestato a più riprese timori concernenti lo standard di sicurezza dell’evento e questo ha generato più di un malumore a livello internazionale.
Inoltre le tensioni in essere tra Iran e Stati Uniti potrebbero determinare uno stato di cose complesso da decifrare. Gli States, nella persona di Donald Trump, sembrano voler cavalcare quella tendenza da parte di stati, oggetto di forti critiche in ambito globale, a voler ripulire la propria immagine internazionale (sportwashing) grazie all’organizzazione di kermesse calcistiche, sulla falsariga di quanto fatto prima da Russia e Qatar.
Detto questo, chi scrive (pur detestando Trump), i prossimi mondiali li seguirà eccome (perchè segue il calcio da quando era un infante), augurandosi banalmente che tutto fili liscio ed anzi vi chiede : quali saranno secondo voi le due finaliste?
Luca De Crescenzo




Questo articolo parla di geopolitica e calcio ma a me pare un po’ confuso, si vedono molte idee giuste ma anche forze che non verrano spiegate bene; Trump poi fa discorsi e poi cambia idea,speriamo sempre che i mondiali vadano avanti senzaproblemi e ke le squadra giocheranno onestamente ma spesso nonè cosi