Cronaca Napoli

Droni, droga e cellulari ai boss in cella: al via l’appello per il service della Camorra

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NAPOLI – Il sipario si alza sul secondo atto di una delle inchieste più clamorose degli ultimi anni, quella che ha svelato come la Camorra avesse letteralmente “bucato” i cieli delle carceri italiane.

Dopo ben quattro udienze interlocutorie – passaggi tecnici necessari per vagliare le richieste di chi ha preferito chiudere la partita in Appello attraverso un concordato concordato di pena – il prossimo 15 aprile si aprirà ufficialmente il dibattimento.

L’udienza entrerà subito nel vivo con la relazione introduttiva e una requisitoria che si preannuncia fiume da parte della Procura Generale. Il fronte degli imputati si è spaccato esattamente a metà: 13 hanno scelto la via del concordato, mentre altri 13 andranno a discussione.

Si tratta, in quest’ultimo caso, delle posizioni più delicate e scottanti: boss, gregari e tecnici specializzati che in primo grado – celebrato con il rito abbreviato – avevano incassato pene severissime, parte di un computo totale che sfiorava i 290 anni di reclusione per 29 condannati.

Il “Service” della Camorra e i cieli violati

Al centro del processo c’è un vero e proprio capolavoro criminale di logistica. L’inchiesta della Dda, culminata nel maxi-blitz del 19 marzo 2023 con l’esecuzione di 21 misure cautelari firmate dal gip, ha smantellato un’organizzazione capace di inondare di droga e, soprattutto, di telefoni cellulari quasi tutti i penitenziari d’Italia.

Dalla Sicilia alla Calabria, passando per Puglia, Campania e fino al Piemonte, le barriere di ben 19 prigioni sono state eluse grazie all’utilizzo sistematico di droni. Un sistema ingegnoso che permetteva ai vertici dei clan di continuare a impartire ordini dai bracci di massima sicurezza, in particolare dal carcere napoletano di Secondigliano.

A tirare le fila di questa agenzia di “delivery” illegale era Vincenzo Scognamiglio, considerato il vertice del gruppo. Al suo fianco operava Giorgio Ciriello, l’esperto pilota capace di manovrare i droni disegnando traiettorie impossibili per eludere le difese aeree dei penitenziari. L’hardware, invece, era garantito da Antonio Castiello, un insospettabile incensurato dell’Avellinese, titolare della ditta che forniva i droni stessi.

Il tariffario e la cupola dei giovani ras

Le indagini hanno svelato l’esistenza di un vero e proprio “service” a disposizione dei clan, con un tariffario fisso e spietato: mille euro per far atterrare in cella uno smartphone di ultima generazione, 250 euro per un micro-telefono abilitato alle sole chiamate vocali, e fino a 7.000 euro per consegnare mezzo chilo di droga ai detenuti.

Un servizio di lusso di cui usufruiva il gotha della criminalità partenopea. Nel provvedimento del 2023, infatti, finirono invischiati numerosi esponenti di spicco delle organizzazioni camorristiche: giovani ras del calibro di Ciro Contini “’o nirone” dell’Arenaccia (nipote del capo clan Eduardo Contini), Matteo Balzano, Giovanni Baratto, Cristian Esposito e sua madre Maria Nappi (moglie del ras Massimiliano Esposito “’o scognato”).

E l’elenco dei “clienti” del sistema droni rappresenta una mappa completa del crimine campano: Eduardo Fabricino (gruppo Abbinante), esponenti dei Vigilia (Angelo Marasco, Salvatore Scotti, Giuseppe Mazziotti, Pasquale e Alfredo junior Vigilia), dei Fusco di Cercola (Salvatore Ottaiano), dei Mazzarella (Ciro Quindici), dei De Micco (Antonio Autore), fino ai Puccinelli, ai Sibillo e ai Del Prete, coprendo i territori da Caivano a Torre Annunziata.

Le mele marce in divisa

A rendere inossidabile il castello accusatorio, oltre alle deposizioni dei collaboratori di giustizia, vi è una mole imponente di intercettazioni telefoniche e ambientali. Ed è proprio ascoltando le conversazioni telefoniche della moglie di un pregiudicato detenuto che gli investigatori hanno fatto la scoperta più amara: il coinvolgimento di quattro agenti del corpo della Polizia Penitenziaria.

I quattro “infedeli”, a fronte di lauti compensi, avrebbero chiuso più di un occhio, favorendo o coprendo attivamente l’introduzione di droga e dispositivi di comunicazione dietro le sbarre.

Ora, a tre anni dai primi arresti, la parola passa ai giudici della Corte d’Appello. Nel pool difensivo: avvocati Roberto Saccomanno, Abet, Giuseppe Perfetto, Domenico Dello Iacono, Leopoldo Perone, Rocco Maria Spina, Dario Carmine Procentese, Massimo Viscusi e infine l’avvocato Minieri.

(bella foto da sinistra Ciro Contini, Cristian Esposito, la mamma Matilde Nappi, Giorgio Ciriello, Matteo Balzano e Giovanni Baratto)

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Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"