Truffa anziana a Chieti: arrestato, processato e condannato giovane napoletano

A Chieti, un 19enne residente a Napoli truffa un’85enne in casa, poi fugge in auto investendo un maresciallo dei carabinieri. La vicenda si conclude con una condanna a 4 anni per un 19enne di Napoli

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Si apre con una falsa telefonata la vicenda narrata ieri a Chieti in Tribunale. La protagonista è un’anziana donna di 85 anni, residente nel quartiere Levante, che viene contattata telefonicamente da un uomo che si spaccia per un nipote.

L’impostore, parlando con tono convincente e allarmato, le chiede di versare subito la somma di 6.000 euro per evitare un presunto guaio. La paura, mescolata alla fiducia per un familiare, spinge la donna ad accettare, dando inizio a una dinamica che nelle truffe agli anziani si ripete purtroppo con una certa frequenza.

La visita a domicilio e il furto

Dopo la telefonata, la situazione si trasforma in un inganno “a domicilio”. A casa dell’ottantacinquenne si presenta un giovane, che si spaccia come mandatario del presunto nipote. La donna, ancora sotto choc per la telefonata, consegna al visitatore la somma di
1.000 euro. La truffa non si ferma lì: nel corso della visita, il ragazzo porta via anche diversi oggetti in oro, azzerando gran parte dei risparmi e dei ricordi della pensionata.

L’arresto, il fuggi fuggi e l’investimento

Quando la dinamica della truffa viene ricostruita e i militari dei carabinieri vengono chiamati, la situazione precipita. Un maresciallo e un collega arrivano sul posto nel quartiere Levante per ricostruire la vicenda e risalire agli autori del raggiro. Ma la coppia di indagati, che nel frattempo è fuggita, li incrocia in auto: durante la fuga, il veicolo investe il maresciallo, che riporta lesioni guaribili in sette giorni. L’incidente a carico dell’appartenente alle forze dell’ordine finisce per aggravare la posizione del principale imputato.

Il processo e le sentenze

Ieri il processo si è concluso con il rito abbreviato davanti al gup del Tribunale di Chieti, Enrico Colagreco. Il pubblico ministero Lucia Campo aveva chiesto per Davide Gatto, cittadino napoletano di 19 anni, la pena di 4 anni di reclusione; per Salvatore Giustino, 44 anni, di Pomigliano d’Arco, due anni.

La collegialità della vicenda viene però riformulata, con il giudice che condanna Gatto a 4 anni di reclusione e a una multa di1.000 euro per concorso in truffa aggravata, nonché per i reati di rapina e lesioni aggravate a pubblico ufficiale in relazione all’investimento dell’uomo in divisa. Per Giustino, invece, è arrivata l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, a seguito dell’istanza sollevata dal suo difensore.

La truffa agli anziani: un fenomeno ancora vivo

Il caso, pur avvenuto a Chieti, ricalca uno schema ormai noto alle forze dell’ordine e agli operatori sociali: la telefonata del “falso nipote”, il ricatto emotivo, la consegna del denaro in contanti e, spesso, l’intervento di un complice in casa della vittima. Le forze dell’ordine continuano a mettere in guardia gli anziani, invitandoli a non versare mai denaro o oggetti preziosi senza verificare l’identità delle persone, evitando inoltre di accettare visite a domicilio di estranei che si presentano in conseguenza di chiamate “di emergenza”. Nel caso dell’85enne di Chieti, la truffa ha lasciato sulle spalle di una donna sola il peso economico ma anche l’impatto emotivo di un tradimento, che si ripercuote su un nucleo sempre più fragile e vulnerabile.

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Fonte REDAZIONE
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