La finale del Festival di Sanremo 2026 ha incoronato il suo vincitore: Sal Da Vinci ha trionfato alla 76ª edizione con il brano Per sempre sì. Una vittoria costruita serata dopo serata, tra standing ovation e un’energia sul palco dell’Ariston che ha convinto pubblico e giurie.
Va detto chiaramente: la sua affermazione è stata meritata. All’orecchio esperto, fin dalle prime esibizioni, la melodia del cantautore napoletano è sembrata perfettamente calibrata per vincere questo Festival. Un brano immediato, emotivo, costruito con grande mestiere.
Eppure, sotto il risultato ufficiale, si nasconde un’altra verità che molti non stanno ignorando: quella di Sayf.
Una vittoria di misura
I numeri della Finale raccontano una storia molto più equilibrata di quanto sembri. Al televoto — cioè nel voto popolare — a vincere è stato proprio Sayf.
Percentuali Super Finale:
- Sal Da Vinci – Totale: 22,2% – Televoto: 23,6%
- Sayf – Totale: 21,9% – Televoto: 26,4%
- Ditonellapiaga – Totale: 20,6% – Televoto: 18,9%
- Arisa – Totale: 18,9% – Televoto: 19,2%
- Fedez & Marco Masini – Totale: 16,5% – Televoto: 11,9%
Il dato chiave è evidente: il pubblico da casa aveva scelto Sayf con il 26,4%, contro il 23,6% di Sal Da Vinci. Ma il peso della Giuria della Sala Stampa, TV e Web e della Giuria delle Radio ha ribaltato tutto, consegnando la vittoria finale al cantautore napoletano per appena tre decimi di punto (22,2% contro 21,9%).
Una vittoria di misura, decisa più dalla critica che dal televoto (e forse era ora che la critica premiasse Sal Da Vinci).
Una canzone meno immediata ma più intensa
Ed è qui che entra in gioco la lettura più interessante. Il brano di Sayf, rispetto a quello di Sal, appare meno immediato ma decisamente più carico di contenuto.
Non è la classica canzone che ti prende al primo ascolto. È più stratificata, più emotiva, più coraggiosa. Di quelle che crescono con il tempo.
La storia di Sanremo insegna che spesso il vero successo si misura nei mesi successivi al Festival. E sotto questo aspetto, la partita potrebbe essere ancora apertissima.
La frase che ha fatto riflettere
C’è poi un dettaglio che molti osservatori non hanno sottovalutato. Durante il Dopofestival di venerdì, quasi in risposta a Savino — forse per gioco, ma forse nemmeno troppo — lo stesso Sal Da Vinci aveva inquadrato perfettamente il perimetro della sua canzone.
Il cantautore aveva lasciato intendere che Per sempre sì sarebbe potuta diventare, nel tempo, una sorta di “canzone da matrimonio”, destinata a essere cantata per anni.
Una battuta? Forse.
Ma anche una lettura lucidissima del proprio brano.
Un messaggio fortissimo… ma non universale
Probabilmente Sal sapeva bene che la sua canzone avrebbe colpito nel segno proprio per il suo messaggio forte, diretto, profondamente legato all’idea di amore eterno, di matrimonio, di famiglia.
Temi che parlano a una larghissima fetta di pubblico italiano e che, storicamente, a Sanremo funzionano.
Ma esiste anche un’altra parte di pubblico. Quella più giovane, più disincantata, o semplicemente più distante dall’idea di amore eterno e di matrimonio come orizzonte naturale.
I valori che hanno colpito il pubblico
Sayf, giovane e lontano dalle logiche più consolidate dello show business, ha portato sul palco anche un messaggio umano molto forte. Il momento in cui ha fatto salire la madre all’Ariston ha colpito. Una mamma non famosa, non costruita televisivamente. Una presenza autentica. E proprio questa semplicità ha fatto breccia.
Il Festival è finito, la sfida forse no
Probabilmente la vittoria di Sal Da Vinci era scritta nelle logiche del Festival. Esperienza, popolarità trasversale e un brano perfetto per l’Ariston hanno fatto la differenza.
Ma attenzione a considerare chiusa la partita.
Perché se Sal ha vinto Sanremo 2026, Sayf ha portato sul palco una canzone potente, identitaria, coraggiosa. Di quelle che non sempre vincono subito — ma che spesso, alla lunga, restano.
Sanremo incorona un vincitore in una notte.
Il tempo, molto spesso, ne sceglie un altro.
Fonte REDAZIONE


















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