Non era la prima volta. E lo sapevano bene i carabinieri della Stazione di San Cipriano d’Aversa quando, nel pomeriggio del 4 marzo, si sono trovati davanti a una donna di 40 anni che, visibilmente spaventata, si è presentata in caserma per raccontare l’inferno vissuto tra le mura di casa. Il suo compagno convivente, un 41enne del posto, aveva perso ancora una volta il controllo.
L’uomo era già sottoposto agli arresti domiciliari per precedenti reati contro il patrimonio e la persona — una misura cautelare che, evidentemente, non era bastata a frenare la sua indole violenta. Ubriaco, in uno stato di evidente alterazione dovuta all’abuso di alcol, aveva cominciato a minacciare e insultare la compagna con la quale condivideva l’abitazione.
Le fiamme sugli abiti del bambino: il gesto che ha fatto scattare l’allarme
Ma il momento più agghiacciante della vicenda è un altro. Nel corso della sua furia, il 41enne avrebbe preso alcuni indumenti appartenenti al figlio minore — anche lui presente in casa — e li avrebbe dati alle fiamme. Un gesto carico di violenza simbolica e reale, che testimonia fino a che punto la situazione fosse degenerata.
È stato probabilmente quell’atto a dare alla donna la forza di uscire di casa e recarsi in caserma. Una scelta tutt’altro che scontata, in contesti familiari dove la paura e la dipendenza emotiva spesso silenziamo le vittime per anni.
La denuncia e gli accertamenti dei carabinieri
Ascoltata la donna, i militari dell’Arma hanno avviato immediatamente le indagini, raccogliendo le sommarie informazioni dai familiari. Le testimonianze raccolte hanno confermato ciò che si temeva: non si trattava di un episodio isolato, ma di un quadro di comportamenti violenti e abituali, una violenza domestica che si ripeteva nel tempo e che aveva trasformato la casa in un luogo di paura.
Al termine degli accertamenti, i carabinieri hanno proceduto all’arresto del 41enne con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. L’uomo è stato condotto presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dove si trova ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Per la compagna e il figlio minore, finalmente, la fine di un incubo. Almeno per ora.
Fonte REDAZIONE

















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