Rione Sanità: il patto della droga, i «rider» dello sballo e la settimana imposta ai pusher

"Portami la solita maglietta". Viaggio nelle piazze di spaccio dei Savarese-Mazzarella tra pizzo, telefoni condivisi e stipendi ai detenuti. Un sistema di controllo spietato e a doppio binario: pizzo settimanale ai pusher autonomi o l'obbligo assoluto di rifornirsi esclusivamente dalla "holding" criminale.

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Nel dedalo di vicoli del Rione Sanità, il mercato della droga non ammetteva liberi professionisti. O pagavi il pizzo per poter vendere, o compravi la merce esclusivamente da loro. L’ordinanza cautelare firmata dal gip Simona Capasso fotografa in modo nitido il totale predominio del gruppo Savarese, alleato dei Mazzarella, sulle piazze di spaccio del quartiere.

Un controllo asfissiante e capillare, che garantiva casse sempre piene. Il denaro, un fiume ininterrotto generato dalla vendita di hashish e marijuana, aveva una destinazione precisa: il “Sistema”. Serviva a pagare le “mesate” (gli stipendi agli affiliati) e a sostenere le costose parcelle degli avvocati per i sodali finiti in carcere.

“La settimana” e il monopolio delle forniture

Gli investigatori hanno scoperto un modello di business criminale articolato su due livelli. Il primo era l’estorsione pura e semplice: i gestori delle piazze di spaccio dovevano versare una quota fissa periodica, la cosiddetta “settimana”.

Il secondo livello era, di fatto, un monopolio commerciale imposto con la forza. Ad alcuni spacciatori, infatti, il clan non chiedeva il pizzo fisso, ma imponeva una regola aurea: la droga doveva essere acquistata solo ed esclusivamente dalle provviste dell’organizzazione.

È il caso di Salvatore Frattini (non raggiunto da misura cautelare in questa indagine ma colto in flagranza di reato a maggio 2021). I pedinamenti dei Carabinieri hanno accertato che Frattini veniva rifornito regolarmente, soprattutto in vista dei weekend, dai corrieri del clan: Salvatore Matrone, Vincenzo Peluso e Luis Antonio Amodio.

“Una maglietta” per dire hashish: il lessico criptico dei pusher

Nelle migliaia di ore di intercettazioni ambientali e telefoniche, la parola “droga” non viene pronunciata mai. Gli affiliati parlano un dialetto ermetico, un codice a uso e consumo dei clienti abituali. Lo stupefacente diventa “un’imbasciata”, “la solita”, o addirittura “una maglietta”.

Ma come facevano a quantificare le dosi richieste senza farsi scoprire? Lo ha rivelato agli inquirenti una cliente, Giada, fermata dalla polizia proprio dopo aver acquistato della marijuana.
«Per un’intesa tra me e lo spacciatore,» ha messo a verbale la donna, «per sapere quante dosi avrei voluto prendere, lui mi chiedeva: “In quanti siete?”. E io rispondevo: “Siamo in cinque”.»

La piazza itinerante di Salvatore Verdicchio

La figura più emblematica di questa inchiesta è Salvatore Verdicchio. Egli incarna una doppia veste: è “titolare” di una lucrosa piazza di spaccio di droghe leggere, ma allo stesso tempo è vittima di estorsione, costretto a pagare il clan Savarese per poter “lavorare”.
Gli affari di Verdicchio andavano così bene che, intercettato, si lamentava di dover assumere dei collaboratori, arrivando a ipotizzare paghe di «circa 10 euro all’ora» per i suoi garzoni.

Verdicchio aveva messo in piedi una vera e propria agenzia di “rider” della droga. Non si aspettava il cliente in un punto fisso, si andava da lui. Per farlo, utilizzava un “telefono dedicato” (l’utenza terminante in 256), che passava di mano in mano tra i suoi complici, in particolare Alessandro Aprea e Simone Quagliarella.

Le cimici della polizia registrano i frenetici scambi tra Verdicchio e il suo collaboratore Amodio. Le conversazioni, apparentemente senza senso, nascondono la pianificazione delle consegne:
Amodio: «Oh, ti sta cercando un amico mio… ma tu stai zero a zero?» (Hai finito la roba?)
Verdicchio: «No, tengo la busta, l’ho levata da mezzo…»
Amodio: «Quante sono?»
Verdicchio: «Cinque… ma parliamone da vicino.»

Il servizio era orientato al cliente, tanto che gli acquirenti non si facevano scrupoli a chiamare il “telefono dedicato” per lamentarsi della qualità della merce. In una conversazione registrata, un cliente protesta vivacemente con il pusher:
Cliente: «Senti, sempre il solito… ma l’altra volta, fratello mio, mi è venuto il mal di testa!»

Scooter e telefoni condivisi: l’azienda dello spaccio

La solidità della rete di Verdicchio è dimostrata dalla logistica. Oltre a condividere il telefono di servizio, i pusher condividevano i mezzi di trasporto. Le telecamere piazzate dagli investigatori tra via Antonio Villari e i gradini San Nicandro immortalano Alessandro Aprea mentre cede droga a un acquirente. Aprea, in quel momento, è alla guida di uno scooter: il motorino è intestato proprio a Salvatore Verdicchio.

Quando squillava il telefono, la macchina si metteva in moto.
Cliente (Alberto,): «Senti, uno se puoi…»
Verdicchio aggancia e chiama subito il suo “rider”, Simone Quagliarella:
Verdicchio: «Simone, vai dirimpetto a Mina, ci sta una lavanderia…»

Un sistema oliato, veloce, che non conosceva crisi, fino all’intervento delle forze dell’ordine che, incrociando i dati delle telecamere, i sequestri in strada e le voci captate dalle cimici, ha smontato pezzo per pezzo la holding dello sballo del rione Sanità.

A volte, i clienti si lamentavano persino della qualità della merce. In una conversazione emblematica, un acquirente protesta vivacemente con il pusher per gli effetti collaterali dell’hashish appena comprato: «Senti, sempre il solito… ma l’altra volta, fratello mio, mi è venuto il mal di testa!».

Oltre al telefono, i pusher condividevano i mezzi logistici. Le telecamere piazzate dagli investigatori all’incrocio tra via Antonio Villari e i gradini San Nicandro immortalano Alessandro Aprea mentre cede droga a un uomo non identificato. Aprea è alla guida di uno scooter: il motorino risulta intestato proprio al suo capo, Salvatore Verdicchio.

 Il “mercato vincolato” di Salvatore Frattini

Se Verdicchio pagava la “settimana” per gestire in autonomia i suoi affari, per Salvatore Frattini le regole d’ingaggio con il Sistema erano diverse. Frattini gestiva una fiorente piazza di spaccio con la collaborazione di Valentina Peluso (madre di Vincenzo Peluso, altro indagato chiave).

Secondo la ricostruzione della Procura, Frattini non era costretto a pagare una tangente fissa. Il suo “pizzo” consisteva nell’obbligo assoluto di rifornirsi in via esclusiva dalle provviste del clan. Una sorta di patto di ferro che garantiva ai Savarese-Mazzarella lo smercio all’ingrosso e a Frattini la protezione per operare al dettaglio.

I contatti telefonici tra Frattini e gli organici del sodalizio (registrati a partire da ottobre 2020 e intensificatisi tra febbraio e marzo 2021) seguivano un ritmo preciso: si concentravano quasi esclusivamente nei giorni di fine settimana, il venerdì o il sabato. Era il segnale che Frattini aveva bisogno di fare magazzino per prepararsi al picco di vendite del weekend.

I corrieri del clan e le vendite al dettaglio

Alle operazioni di approvvigionamento della piazza di Frattini erano preposti affiliati di peso: Salvatore Matrone, Vincenzo Peluso e Luis Antonio Amodio. Le comunicazioni intercettate erano telegrafiche: brevi accordi per incontri imminenti volti alla consegna della “merce” in cambio di mazzette di contanti.

Una volta ricevuto lo stupefacente dai grossisti del clan, Frattini e la Peluso lo smistavano a una fitta rete di clienti fidelizzati. L’ordinanza elenca una lunga lista di acquirenti (tra cui Diego Esposito, Ciro Maddaluno, Vincenzo Gallucci, Claudio Montano e Alfonso Ferrigno).

A blindare l’impianto accusatorio non ci sono solo le voci captate dai militari, ma i sequestri mirati operati sul campo. Proprio seguendo i rifornimenti effettuati dal corriere Salvatore Matrone, i Carabinieri del R.O.N.Inv. hanno organizzato servizi di osservazione e pedinamento che si sono conclusi con il recupero della droga. Un episodio su tutti: il 16 marzo 2021, le forze dell’ordine fermano il cliente Ciro Di Pasquale, trovandogli addosso 4,7 grammi di hashish appena acquistati dalla rete di Frattini.

La corsa di Salvatore Frattini si fermerà il 20 maggio 2021, giorno del suo arresto in flagranza di reato. E sebbene la Procura non abbia richiesto per lui una nuova misura cautelare all’interno di questa specifica ordinanza, il suo fascicolo rappresenta uno spaccato fondamentale per comprendere come, al rione Sanità, nulla si muovesse senza il benestare del clan.

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Fonte REDAZIONE
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