Cronaca Napoli

Camorra al rione Sanità: commercianti costretti a pagare «la settimana» al clan

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Se la droga rappresenta l’ossigeno finanziario per il clan Savarese-Mazzarella, l’estorsione ai commercianti è lo strumento con cui l’organizzazione ribadisce, ogni giorno, chi comanda sul territorio. Dalle pagine dell’ordinanza firmata dal GIP Simona Capasso emerge un sistema di “tassazione criminale” spietato, che non risparmia nessuno: dal piccolo bottegaio al gestore della piazza di spaccio.

La “Settimana”: la tassa sull’esistenza

Il termine ricorrente nelle intercettazioni è la “settimana”. Non si tratta di un contributo saltuario, ma di una quota economica periodica imposta a chiunque svolga un’attività lucrativa nel quadrilatero della Sanità.

Per il clan, l’estorsione ha una doppia valenza:

Economica: Garantisce entrate fisse per le “mesate” ai detenuti.

Politico-Criminale: Il pagamento del pizzo è l’atto di sottomissione con cui il commerciante riconosce l’autorità del “Sistema” rispetto a quella dello Stato.

Il paradosso di Salvatore Verdicchio: lo spacciatore estorto

Uno degli aspetti più emblematici dell’inchiesta riguarda la posizione di Salvatore Verdicchio. Nonostante fosse un elemento di spicco nella vendita di marijuana e hashish, Verdicchio non era esente dal pizzo.

Le ambientali registrate con Vincenzo Peluso svelano uno sfogo amaro. Verdicchio ammette di essere sotto scacco: per poter mantenere la sua piazza di spaccio “itinerante”, deve versare regolarmente una quota al clan Savarese. L’emissario incaricato di riscuotere i soldi, secondo le indagini, sarebbe un soggetto identificato come La Salvia.

“Vendo marijuana da una vita, ma qui i costi sono diventati insostenibili”, è il senso delle lamentele catturate dalle microspie. Un paradosso criminale: persino chi avvelena le strade deve pagare il “permesso di soggiorno” alla cupola locale.

Metodi di riscossione e linguaggio del terrore

Le modalità di riscossione documentate dagli agenti dei Commissariati Vicaria e Decumani seguono il protocollo classico della camorra urbana:

L’avvicinamento: Raramente si ricorre subito alla violenza esplosiva. Si preferisce la “visita” garbata ma ferma, spesso nei periodi caldi come Natale, Pasqua o Ferragosto (le canoniche scadenze del pizzo).

I “messaggeri”: Soggetti come Matrone e Amodio, già coinvolti nei trasporti di droga, venivano spesso utilizzati per recapitare “imbasciate” o per ricordare le scadenze ai morosi.

La minaccia velata: Nelle intercettazioni non si parla quasi mai di pistole. Si discorre di “mettersi a posto”, di “dare un pensiero ai compagni carcerati” o di “rispettare chi sta in mezzo alla via”.

Un quaartiere che prova a resistere

L’inchiesta dipinge un quadro di pressione asfissiante. Molti commercianti, stretti tra i debiti e la paura, finiscono per considerare il pizzo come una “tassa d’esercizio” inevitabile. Tuttavia, proprio i riscontri di polizia giudiziaria e gli arresti in flagranza raccontano di uno Stato che sta provando a smontare questa architettura del terrore, partendo proprio dai flussi di denaro che alimentano i clan.

L’operazione contro i Sequino-Savarese-Mazzarella non ha solo tolto centinaia di dosi dalle strade, ma ha scoperchiato un sistema integrato dove droga ed estorsioni sono due facce della stessa medaglia: quella di un controllo militare del territorio che non lascia spazio alla legalità.

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Fonte REDAZIONE
Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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Giuseppe Del Gaudio