Editoriale

Provocazioni per un like: la lezione di Sal Da Vinci (e l’errore di chi scambia la critica per bersaglio)

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A Largo Torretta, a Napoli, nel giorno dell’abbraccio dei fan, Sal Da Vinci ha detto una cosa che oggi suona più importante della classifica stessa: “Non rispondete alle provocazioni… qualcuno avrà qualche like in più, noi pensiamo alla musica”. E ha aggiunto il punto centrale, quello che inchioda l’assurdità di certe polemiche: la sua è una canzone che parla d’amore; se l’amore viene trasformato in violenza, allora “forse siamo nel mondo sbagliato”.

Non è buonismo. È lucidità. È la consapevolezza — rara, in questo tempo — che la polemica non è più un effetto collaterale dello spettacolo: è diventata un prodotto, un carburante per l’algoritmo. E quando il dibattito scivola dalla musica alle etichette, quando una canzone diventa il pretesto per tirare fuori stereotipi e disprezzo, allora non si sta più criticando un brano: si sta usando un brano come bersaglio.

Quando la critica esce dalla musica, non è più critica

Che si possa non amare “Per sempre sì” è normale. È legittimo. È persino salutare. Ma c’è un confine che, una volta superato, cambia tutto: quando la critica smette di parlare di armonie, testo, gusto, stile, e comincia a evocare mondi criminali, identità collettive, caricature territoriali.

Le parole attribuite ad Aldo Cazzullo — “brutta” e addirittura “colonna sonora di un matrimonio della camorra” — hanno fatto esattamente questo: hanno spostato l’asse, alzando la temperatura e abbassando il livello.
È qui che la polemica smette di essere un’opinione e diventa un meccanismo: un clickbait emotivo, un “rage bait” all’italiana, costruito per far detonare le reazioni.

E infatti il risultato è sempre uguale: si litiga sul simbolo, non sul contenuto. Si risponde di pancia. Si condivide per indignazione. Si commenta per appartenenza. E qualcuno, puntualmente, “avrà qualche like in più”.

Il punto che lascia sgomenti: quando lo fanno “le firme importanti”

La frase di Sal Da Vinci colpisce perché mette a nudo la trappola: non rispondere significa non alimentare. Ma qui arriva la parte più amara, quella che hai messo bene a fuoco: lo sgomento non nasce solo dalle provocazioni “da social”. Nasce quando quel metodo — insinuazione, stereotipo, frase a effetto — viene usato anche da chi dovrebbe rappresentare misura, responsabilità e professionalità.

Perché è vero: alle firme importanti ci si rivolge con rispetto. È giusto così. Ma il rispetto non è un assegno in bianco. Quando la professionalità viene meno, quando la parola pubblica smette di essere strumento di analisi e diventa miccia, allora è lecito chiedersi: davvero siamo ancora nel campo della semplice critica musicale? Oppure c’è dell’altro?

Non sto dicendo “malafede” come verdetto. Dico che la domanda diventa inevitabile: perché scegliere proprio certe immagini? Perché tirare in mezzo certi mondi? Perché spingere lo scontro oltre la musica, sapendo benissimo cosa scatena?

La risposta più forte è il silenzio attivo

Ecco perché la lezione di oggi non è “difendiamo Sal Da Vinci” (anche). È più ampia: non facciamoci usare

. Non diventiamo comparse dentro la sceneggiatura dell’indignazione programmata. Non prestiamo voce e rabbia a chi ha già deciso che lo scopo non è capire, ma polarizzare.

“Pensiamo alla musica”, ha detto Sal.
E pensare alla musica, oggi, significa anche questo: rifiutare l’arena costruita per il like, riportare tutto al merito, alle parole giuste, ai toni giusti. E soprattutto ricordare che l’amore — quello cantato, quello vissuto, quello imperfetto ma umano — non può essere sequestrato da chi ha bisogno di una miccia per fare traffico.

Perché alla fine è semplice: la provocazione vuole una risposta. La risposta è ossigeno. E l’ossigeno, spesso, è l’unica cosa che non dobbiamo concedere.


Fonte REDAZIONE
Sebastiano Vangone

Il mio primo computer era un 8086.Mitico. Esperto di Informatica dal 1990 WebMaster specializzato in Editoria Digitale Consulente Senior per la Sicurezza Informatica Analista e Consulente SEO - ADS & Social Manager Giornalista da sempre , scrivo un po di tutto e soprattutto quello che mi interessa. Tanta passione per la tecnologia. Esperto del dubbio. Hai dubbi ? io non ho dubbi di avere dubbi

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Sebastiano Vangone