Napoli – Il caso riguarda il trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre scorso all’ospedale Monaldi sull’allora bimbo di due anni, Domenico, poi deceduto dopo un lungo ricovero in Ecmo, al centro di una dura contestazione difensiva perché l’organo sarebbe stato danneggiato.
La Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati sette sanitari del Monaldi, tra medici e personale dell’équipe cardiochirurgica, notificando avvisi di garanzia e disponendo anche il sequestro dei telefoni cellulari.
L’ipotesi di reato contestata è omicidio colposo, con la difesa della famiglia che chiede un aggravamento per omicidio volontario con dolo eventuale, puntando l’attenzione sia sulle condizioni del cuore trapiantato, sia sulla gestione dei 45 giorni successivi all’intervento. La Procura ha chiesto un incidente probatorio sugli accertamenti medico-legali, mentre si attendono gli esiti dell’autopsia e delle perizie sul cuore espiantato e su quello impiantato.
La riunione urgente del 30 dicembre
Nelle ultime ore al fascicolo si sono aggiunti i verbali interni relativi a una riunione urgente convocata dai vertici dell’Azienda dei Colli il 30 dicembre, sette giorni dopo il trapianto, per fare il punto sul caso del piccolo Domenico.
In quella sede, come ricostruisce l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, il primario di cardiochirurgia pediatrica, Guido Oppido, avrebbe ribadito la piena fiducia nella correttezza del proprio operato, definendo il cuore «perfettamente prelevato e integro» e sostenendo che il trapianto «non perde sangue in nessuna anastomosi».
Sempre da quel verbale emergerebbe un passaggio destinato a pesare sul confronto con la famiglia: Oppido avrebbe dichiarato che, qualora si fosse verificato l’«exitus» del bambino, sarebbe stato lui stesso a chiedere un riscontro autoptico «a tutela della sua reputazione». Un’affermazione che oggi, alla luce della morte del piccolo e dell’apertura dell’inchiesta penale, viene letta con particolare amarezza dai genitori.
Le nuove testimonianze dall’équipe
Nei giorni scorsi sono stati depositati anche i verbali di alcuni componenti dell’équipe, tra cui un’infermiera che ha riferito di aver visto Domenico «con il torace aperto e vuoto» mentre il nuovo cuore veniva ancora scongelato, e di aver notato il vecchio organo già sul tavolo operatorio.
Altre dichiarazioni mettono a fuoco il momento cruciale in cui sarebbe stato dato il «sì» all’espianto, con versioni discordanti sul via libera al prelievo del cuore donato e sui tempi reali del suo arrivo in sala operatoria.
Questi elementi, insieme alla documentazione clinica e ai protocolli interni, sono ora al vaglio dei consulenti nominati dalla Procura per ricostruire in dettaglio la sequenza delle manovre chirurgiche e le eventuali criticità organizzative e decisionali. L’obiettivo è capire se la procedura sia stata condotta nel rispetto delle linee guida nazionali sui trapianti o se vi siano stati errori, omissioni o forzature.
La posizione del primario e dell’ospedale
Sul fronte difensivo, i legali del cardiochirurgo Oppido ribadiscono che il medico «ha fatto tutto ciò che era professionalmente doveroso e umanamente possibile per salvare la vita del piccolo», sottolineando come l’intervento si sia svolto in una situazione di grande urgenza e complessità.
L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha nel frattempo sospeso dal servizio due dirigenti medici coinvolti, precisando di voler collaborare pienamente con la magistratura e di confidare nell’esito delle verifiche sulle procedure adottate nel reparto di cardiochirurgia pediatrica.
La linea dell’ospedale è quella di attendere gli esiti dell’autopsia e delle perizie tecniche prima di assumere eventuali ulteriori provvedimenti, interni e legali, a carico del personale coinvolto. I legali degli indagati, da parte loro, respingono ogni accusa di leggerezza o imprudenza, sostenendo che l’équipe avrebbe operato nel rispetto dei protocolli condivisi.
La richiesta di verità della famiglia
«La mamma del bimbo – fa sapere l’avvocato Petruzzi – chiede di fare chiarezza su questo e su tutti gli altri aspetti della drammatica vicenda», dai criteri di selezione del cuore donato ai tempi di espianto e di trasporto, fino alla gestione del decorso post-operatorio e delle complicanze. La famiglia insiste perché venga ricostruito minuto per minuto cosa sia accaduto in sala operatoria, chi abbia dato il via libera alle varie fasi e perché non siano state eventualmente valutate soluzioni alternative, come il rinvio dell’intervento.
In attesa che il giudice si pronunci sulla richiesta di incidente probatorio e che vengano fissati gli accertamenti irripetibili, i genitori di Domenico ribadiscono di confidare nel lavoro della magistratura ma annunciano battaglia legale «fino in fondo». «È arrivato il momento della giustizia, chiedo e voglio la verità», ha ripetuto la madre, mentre l’inchiesta continua ad allargarsi e a scuotere l’opinione pubblica sul fronte della sicurezza e della trasparenza nei trapianti pediatrici.
Fonte REDAZIONE


















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